
Non a caso la cosiddetta Società a 2000 watt, cioè un modello sostenibile che mira a ridurre il consumo energetico primario di ogni abitante della Terra e le emissioni di CO2 a una tonnellata pro capite, è nata al Politecnico federale di Zurigo. Anno dopo anno, il centro urbano più grande della Svizzera – gli abitanti sono più di 450.000 – si conferma, infatti, al vertice delle classifiche mondiali per l’uso della tecnologia al servizio della qualità della vita e dell’ambiente. Senza contare che dal 2021 la città distribuisce agli utenti solo elettricità ottenuta da fonti al 100 per 100 rinnovabili ed è stata più volte segnalata da EarthCheck, un programma di certificazione ambientale per l’industria dei viaggi e delle vacanze, come destinazione ideale per il turismo urbano responsabile e sostenibile. Inoltre, dal 2022 al 2024, Zurigo ha ottenuto per quattro volte consecutive il riconoscimento di leader globale per infrastrutture efficienti e alto standard di vita (Smart City Index dell’Imd, l’Institute of management development).

QUALITÀ DELLA VITA TRA LE PIÙ ALTE DEL MONDO
Qualcuno pensa che Zurigo sia possa descrivere semplicemente come la capitale della finanza ad alto livello e di costosissimi orologi di precisione. In realtà, proprio grazie al fatto che la sua regione metropolitana rappresenta circa un quinto della creazione di ricchezza economica e di posti di lavoro totali della Svizzera, la città è in grado di offrire una qualità della vita tra le più alte al mondo, come più volte attestato anche da Mercer Human Resource Consulting: una’analisi basata su criteri quali sicurezza, pulizia, attività culturali, gastronomia e aree ricreative urbane prossime alla città.

CI VEDIAMO AL BADI BAR
A proposito di spazi di svago, basti pensare ai numerosi stabilimenti balneari che, nella bella stagione, punteggiano le rive del limpidissimo lago sul quale Zurigo si affaccia e del Limmat, il fiume che divide in due il centro storico. Qualcuno ha detto che l’acqua è ovunque così limpida che si potrebbe bere… Forse è un’esagerazione, ma di sicuro il nuoto in un contesto non inquinato è uno dei passatempi preferiti non solo dei locali, ma anche dei turisti che visitano la città in estate. Dopo il tramonto, numerose aree balneari lungo il fiume e il lago si trasformano nei cosiddetti Badi bars, che offrono bevande rinfrescanti e intrattenimento fino a tarda notte. Tra i più amati dai zurighesi c’è sicuramente il Barfussbar, stabilimento balneare in Jugendstil che offre uno splendido colpo d’occhio sul fiume Limmat e su due tra le chiese più iconiche della città: Grossmünster, cioè grande cattedrale, fondata da Carlo Magno nel IX secolo e abbellita da vetrate realizzate nel 1933 da Augusto Giacometti, e Fraumünster, aggraziata chiesa con una snella guglia e vetrate istoriate dallo stesso Giacometti e da Marc Chagall.

CITTÀ D’ACQUA CIRCONDATA DA ALTURE
Senza contare che l’acqua per i zurighesi non significa solo attività all’aria aperta, ma è anche l’elemento principe per prendersi cura di sé. L’emblema assoluto in questo senso è Hürlimannbad & Spa Zürich, ospitato nelle volte in pietra di un ex birrificio industriale: un luogo iconico dove l’acqua termale, che sgorga direttamente dalla sorgente “Aqui”, invita a immergersi in piscine calde (tra i 35 e i 41 °C). Particolarmente suggestiva la sommità dell’edificio, dotata di una vasca panoramica sospesa sopra i tetti della città, con vista sulle Alpi e sul profilo urbano.

Il benessere da queste parti guarda anche al futuro: KEEN Wellbeing, primo “Active Recovery Club” d’Europa, situato nel Viadukt, uno dei luoghi emblematici di Zürich-West – ex quartiere industriale del quale parleremo più avanti – rappresenta, infatti, una nuova idea di rigenerazione urbana: qui, sauna e ice bath si combinano con stretching e esercizi di respirazione dando vita a esperienze multisensoriali che coinvolgono anche luci, suoni e profumi.

IL MOVIMENTO DADA
Un’altra cifra caratteristica di Zurigo è sicuramente il cosmopolitismo: basti pensare che nel 2024 la popolazione residente straniera era circa il 33 per cento della cittadinanza totale. Qui nel 1916, tra le mura del Cabaret Voltaire, è nato il Dadaismo, un movimento d’avanguardia creato da intellettuali “migranti”: tra gli altri, lo scrittore e regista teatrale tedesco Hugo Ball, la scrittrice e cabarettista tedesca Emmy Hennings, il poeta Tristan Tzara e il pittore Marcel Janco (questi ultimi fuggivano entrambi dall’antisemitismo rampante in Romania) e lo scultore francese Hans Arp. Tutte queste menti creative cercavano rifugio dalla carneficina provocata dalla Prima guerra mondiale e provarono a contrastarne i tumulti con l’arma dell’arte, presentando al pubblico spettacoli provocatori e dissacranti, mostre ed eventi internazionali, dedicati per esempio all’arte russa e francese o alle musiche africane. Il vento di questa corrente artistica e letteraria soffia tuttora all’interno del locale, purtroppo interamente rifatto, che ospita un bar in quella che era la sala storica e mostre, concerti jazz dal vivo e dibattiti negli altri ambienti (cabaretvoltaire.ch).

UN RIFUGIO PER ESILIATI
Durante la Seconda guerra mondiale, la neutralità della Svizzera attrasse lo scrittore tedesco Thomas Mann, premio Nobel per la letteratura nel 1929, che lasciò la Germania quattro anni più tardi, dopo l’ascesa del Nazismo: lui e la moglie trascorsero diversi periodi dell’esilio a Zurigo, dove lo scrittore morì nel 1955 e venne sepolto nel cimitero di Kilchberg. Per avere un’idea della sua produzione letteraria, si può visitare l’archivio a lui dedicato dove c’è anche una mostra permanente che riproduce l’arredamento dell’ultimo studio dove lavorò, con oggetti personali, lettere e utensili da scrittura originali (tra.ethz.ch).

Durante il regime totalitario di Hitler, Zurigo divenne un rifugio anche per molti musicisti che praticavano la dodecafonia, un modo di scrivere musica con dodici suoni invece che con sette, ideato e sviluppato a Vienna da Arnold Schönberg. In seguito, la città svizzera ha continuato a essere un centro importante per la diffusione di questo metodo tanto che l’Opernhaus, il teatro dell’Opera, uno dei simboli locali, ha una significativa consuetudine nel proporre al pubblico opere dodecafoniche, ma non solo (https://www.opernhaus.ch).

SARANNO FAMOSI
Oltre ai personaggi citati, a Zurigo hanno soggiornato altri uomini destinati a lasciare il segno, per esempio l’irlandese James Joyce che qui scrisse l’Ulisse, tra il 1915 e il 1919. Al grande scrittore, morto in città e sepolto nel cimitero del quartiere periferico di Fluntern, è dedicata l’omonima fondazione che ne conserva il lascito letterario e ospita gruppi di lettura pubblici, conferenze e workshop incentrati sulle sue opere (joycefoundation.ch).
Anche il celebre fisico Albert Einstein ha avuto un rapporto molto stretto con la città: dal 1896 al 1900 studiò al Politecnico federale dove fu anche professore di fisica teorica dal 1912 al 1914: proprio durante il suo secondo soggiorno zurighese gettò le basi matematiche e fisiche della Teoria della relatività generale.

Un altro personaggio che ha fatto la storia, il politico Vladimir Lenin, prima della Rivoluzione russa del 1917 visse per circa un anno in esilio qui, in una casa a un passo dal Cabaret Voltaire, dove scrisse il suo celebre saggio L’imperialismo come fase suprema del capitalismo. Impossibile non ricordare poi Carl Gustav Jung, una delle personalità più illustri della storia della psicoanalisi, fondatore della psicologia analitica, che lavorò presso l’Istituto psichiatrico di Zurigo, noto anche come Burghölzli, e fu libero docente all’università locale.
DOVE NASCONO I TREND
Ancora oggi la città è un polo di attrazione per artisti, scrittori, designer e liberi pensatori che si radunano nella già citata Zürich-West, ex area di fabbriche in continua trasformazione che, a partire dagli anni ’90, è diventata la culla della cultura underground. Un distretto molto trendy, pieno di musei, istituzioni culturali, negozi di designer, creatori di gioielli e stilisti di moda emergenti. Da non perdere il Löwenbräukunst-Areal, un centro d’arte ospitato in un edificio di mattoni risalente al 1897 che originariamente ospitava un birrificio. All’interno della costruzione ci sono diverse gallerie e spazi espositivi, come il Museo Migros di arte contemporanea (https://migrosmuseum.ch) e, dal 2025, il Museo Haus Konstruktiv, la principale istituzione svizzera dedicata all’arte costruttivista-concreta e concettuale, con più di 900 opere del Ventesimo e del Ventunesimo secolo (https://www.hauskonstruktiv.ch). Un po’ più a ovest, il Museo del design, situato all’interno dell’Università delle arti, presenta una notevole collezione di classici della progettazione creativa del XX secolo, oltre a mostre molto interessanti che esplorano il passato e il futuro dell’arte e della grafica.

A proposito di quest’ultima, una curiosità: l’helvetica, uno dei caratteri tipografici più utilizzato nella carta stampata, nella segnaletica pubblica e nella comunicazione, è stato ideato proprio da un zurighese, il graphic designer Max Miedinger, in collaborazione con un suo concittadino, l’imprenditore Eduard Hoffmann.

TAPPE PER GLI AMANTI DELL’ARTE
Questi appena citati sono solo un piccolo esempio di tutti gli spazi espositivi che offre la città: in totale ci sono, infatti, più di 55 musei e più di 100 gallerie d’arte. In centro è assolutamente imperdibile la Kunsthaus (https://www.kunsthaus.ch), collocata in due costruzioni, l’edificio Moser e l’ampliamento progettato da David Chipperfield (inaugurato nel 2021), all’interno delle quali opere di artisti svizzeri come Alberto Giacometti sono esposte accanto a capolavori di artisti del calibro di Picasso, Van Gogh e Chagall. Tra i “must”, ci sono anche la più grande raccolta di opere di Edvard Munch al di fuori della Norvegia e una delle più importanti collezioni al mondo di oggetti del movimento Dada, consultabile pure online all’indirizzo digital.kunsthaus.ch.

A chi è interessato all’architettura segnaliamo, a circa un quarto d’ora a piedi dalla Kunsthaus e a pochi passi dalla sponda orientale del lago, un edificio in acciaio e vetro che non passa certo inosservato: è il Pavillon Le Corbusier, l’ultimo progetto prima della morte del celebre urbanista e designer svizzero naturalizzato francese (https://pavillon-le-cobusier.ch).

UNO SPAZIO MULTIFUNZIONALE
All’inizio abbiamo parlato di ambiente e di sostenibilità: in questo ambito Zurigo è una fonte inesauribile di esempi virtuosi. Basti pensare a Werkstadt (werkstadt-zuerich.ch), un nuovo spazio urbano nato dalla riqualificazione del sito industriale che ospitava le officine delle Ferrovie Federali Svizzere (SBB). Oggi questo vecchio edificio di mattoni rossi è diventato una location attraente, vivace e multifunzionale per la produzione urbana, valorizzata da servizi orientati al pubblico. Per esempio, si trova qui la fabbrica di Soeder, che produce creme, lozioni e saponi utilizzando metodi tradizionali e ingredienti naturali (diverse le filiali in città dove acquistarli, tra le quali una in Bahnhofplatz, www.soeder.ch).

Interessante anche il marchio Qwstion che produce borse e oggetti d’uso quotidiano a partire da Bananatex®, un tessuto resistente alle intemperie e completamente biodegradabile ricavato da piante di banana coltivate in modo sostenibile: un’ottima alternativa vegetale alla plastica (in vendita nel negozio di Limmatstrasse 257, qwstion.com).

Tra i personaggi zurighesi attenti alla sostenibilità e alla responsabilità etica, si distingue lo stilista Yannick Zamboni, fondatore del marchio Maison Blanche e amico di Heidi Klum, supermodel che ha indossato una sua creazione sul tappeto rosso dei People’s Choice Awards nel 2022. Come lui stesso ha più volte spiegato, «è possibile conciliare molti obiettivi: condizioni di lavoro eque, inclusione, moda consapevole e circolare, concetti socio-politici e, allo stesso tempo, creare prodotti di alta qualità che soddisfino i più elevati standard di design». Non a caso, le sue collezioni sono fatte esclusivamente con cotone biologico riciclato e fibre pregiate quali canapa, kenaf, iuta, lino e ramiè e affrontano tematiche come la repressione delle minoranze, i conflitti di genere e il femminismo, con un focus sulla comunità LGBTQIA+ (maisonblanche.swiss).

CIBO A BASSO IMPATTO AMBIENTALE
Anche a livello di cibo green la città è una vera e propria fucina sperimentale. Haus Hiltl – il più antico ristorante vegetariano al mondo (https://hiltl.ch/standorte/uebersicht/haus-hiltl) – è, infatti, nato sulle rive del Limmat: tra le varie specialità proposte, si possono gustare carne e pollo a base vegetale prodotti da Planted – una ditta con base nella località svizzera di Kemptthal, non lontana da Zurigo – utilizzando ingredienti naturali come proteine di soia o di pisello, olio di colza, farina di riso e concentrato di barbabietola rossa (https://eatplanted.com; in Italia i prodotti con questo marchio si possono trovare da Esselunga, Conad, Iper, to.market, Cortilia, Bennet).

Per un’esperienza gastronomica all’insegna della sostenibilità c’è anche il ristorante Rechberg 1837, una stella Michelin e una Stella verde, nel cuore del centro storico. Il menu è rigorosamente local: niente additivi, nessun prodotto da agricoltura o allevamento intensivi. La materia prima di origine animale, per esempio, proviene da pascoli selezionati dei dintorni e viene utilizzata in ogni sua parte, mentre verdura e frutta derivano da agricoltura sostenibile tassativamente svizzera: qui non troverete pepe, limone, cioccolato od olio d’oliva extravergine, ma solo antiche varietà locali abbinate a vini elvetici, perlopiù biodinamici, ottenuti da uve raccolte a mano, grappolo dopo grappolo (https://www.rechberg1837.com).

DUE PASSI NELLA STORIA
Anche se Zurigo è protesa al futuro, è una città ricca di storia e di testimonianze artistiche: oltre alle già citate Grossmünster e Fraumünster, situate rispettivamente sulla riva orientale e sulla riva occidentale del Limmat, è degna di nota anche la Sankt Peter Kirche, la chiesa di San Pietro, abbellita dal quadrante d’orologio più grande d’Europa (8,7 metri di diametro) e situata nel Lindenhof, la parte più antica del centro. Perdetevi tra le sue pittoresche stradine acciottolate, a cominciare da Augustinergasse, e raggiungete la piccola Münzplatz dove sorge la Augustinerkirche, risalente al 1274. Nella parte occidentale del quartiere si allunga la Bahnhofstrasse, la via dello shopping esclusivo, mentre verso est si raggiunge la riva occidentale del Limmat piena di botteghe artigiane e di piccoli bar.

Dall’altro lato del corso d’acqua c’è il Limmatquai, la principale arteria della città vecchia fiancheggiata da abitazioni caratteristiche. Più raccolta e suggestiva la parallela Niederdorfstrasse, una strada pedonale piena di botteghe e locali dalla quale si dipanano numerose viuzze che si aprono su cortili nascosti abbelliti da fontane medievali (tra antiche e moderne in città ce ne sono più di 1.200 che erogano purissima acqua potabile!).
UNA FUNICOLARE D’ANTAN
Vale la pena dare un’occhiata anche al quartiere universitario, raggiungibile a piedi o con la funicolare Polybahn, del 1889, tra i mezzi di trasporto più famosi della Svizzera. Una volta arrivati in cima, dalla Polyterrasse si gode una vista indimenticabile sul centro storico e sul lago di Zurigo.

Da qui, in circa 10 minuti a piedi, si arriva velocemente a metà di Rämistrasse dove, all’incrocio con Zürichbergstrasse, c’è la biblioteca universitaria della facoltà di giurisprudenza: progettata dall’archistar Santiago Calatrava, è sorprendente con le sue morbide curve che si sviluppano a spirale per sei piani e sono illuminate dalla luce naturale proveniente da una grande cupola ovale in vetro. Un trionfo di modernità inaspettato, considerato che la collezione di libri è ospitata all’interno di una costruzione risalente al 1909. Del resto questo luogo intimo e rilassante e l’edificio che lo racchiude riassumono perfettamente lo spirito della città: un perfetto mix tra antico e moderno, tra passato e innovazione, tra tradizione e controcultura. Very cool!

DOVE DORMIRE
Hotel Alma. Situato nel tranquillo quartiere di Seefeld, sulla sponda orientale del lago di Zurigo, questo albergo è ospitato in un edificio Jugendstil, ma all’interno è stato completamente ristrutturato e presenta componenti d’arredo moderne e funzionali. Le stanza sono 18 in tutto e all’ultimo piano c’è un’area benessere, aperta solo alle donne, con bagno turco e sauna. Il tratto distintivo dell’hotel è la sostenibiltà, non solo ambientale ma anche sociale: la maggior parte del personale è infatti composta da lavoratrici con situazioni familiari difficili (almahotel.ch).
INFORMAZIONI: Zürich Tourismus, www.zuerich.com