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Viaggio alla fine del mondo

Il silenzio, le montagne di ghiaccio, cascate vertiginose, il meglio della Patagonia con due tappe al caldo

Ushuaia: si parte

Un paesaggio infinito battuto dal vento dove il tempo cambia nel giro di attimi: sole, pioggia, caldo, freddo. I ricordi di viaggio si stemperano nella vastità. Nel silenzio. Patagonia pura, tra Argentina e Cile. Benvenuti nel mondo australe dello Stretto di Magellano, esplorato per la prima volta da Ferdinando Magellano nel XVI secolo.

L’acqua immobile riflette un cielo color titanio e dà un senso di immobilità assoluta. Una calma apparente. È proprio lo Stretto, con il suo sapore da ultima frontiera, che accompagna per il resto del viaggio partendo da Ushuaia, la città «mas austral del mundo», dove avviene l’imbarco dopo una giornata a Buenos Aires, la capitale argentina, e l’escursione guidata al Parco nazionale della Terra del Fuoco.

L’emozione e i comfort della spedizione

Poi si sale a bordo di Stella Australis o di Ventus Australis, procedendo tra canali e fiordi della Terra del  Fuoco. È una sensazione forte, quasi bruciante, navigare nel mito. L’emozione cresce. Ognuno è consapevole di vivere un’esperienza unica. Le Australis avanzano lente in acque immobili in cui si rispecchiano i ghiacciai e le innumerevoli cascate che precipitano da pareti vertiginose. Sono previste due discese a terra al giorno, colazioni, pasti, spuntini, aperitivi e un paio di incontri quotidiani per approfondire argomenti di carattere naturalistico, geografico, storico.

L’atmosfera è informale, la qualità dei servizi eccellente, dalla cucina alle escursioni. Grazie alle giornate lunghissime dell’estate australe si riesce a godere al meglio dei panorami mozzafiato. Si sbarca sull’isola cilena di Magdalena, patria di una delle più grandi colonie di pinguini Magellano, e si passeggia fino al faro di San Isidro per poi entrare a Punta Arenas, capitale della regione antartica cilena, da cui sono partite le prime spedizione artiche, come quella inglese guidata da Shaklethon nel 1914.

Una monotonia sempre diversa

Da qui si entra nel mondo australe abitato dai figli della solitudine, solo il 2% dei cileni vive in questo luogo sconfinato battuto incessantemente dai venti. Il paesaggio, nella sua infinita monotonia, è sempre uguale e sempre diverso. La strada, una lingua di asfalto, a sprazzi in terra battuta, taglia immense praterie dove d’improvviso appaiono greggi di pecore, qualche guanaco, qualche casupola, poi di colpo più niente. Chilometri e chilometri senza incrociare anima viva, una casa, né un’auto.

Si parte verso nord fino a Puerto Natales, piccolo villaggio di pescatori all’estremità di un braccio di mare, a 250 chilometri e  tre ore di auto da Punta Arenas e di nulla patagonico, a parte guanacos (della famiglia dei cammelli), veloci ñandúes (simili agli struzzi) e condor che volteggiano in alto. È l’ingresso al Parco nazionale Torres del Paine, un insieme di laghi, ghiacciai e montagne con tre enormi corni di granito dalla steppa al cielo, nella provincia di Última Esperanza, Región de Magellanes y de la Antártica Chilena. È patrimonio Unesco e tra i più bei parchi al mondo, dove si vedono altri guanacos, ñandù, e poi volpi, lepri, puma, e centinaia di uccelli, come fenicotteri, anatre selvagge, aquile e condor. Il clima varia rapidamente intorno a questo massiccio e gli iceberg grigio-azzurri navigano sui laghi glaciali.

Muri di ghiaccio e di acqua

In bus si parte in direzione El Calafate per il Parco nazionale Los Glaciares, in Argentina. Su richiesta si vedono il bosco pietrificato di La Leona, si partecipa a un trekking a El Chalten, o si naviga sul lago Argentino fino alla Estancia Cristina. Spettacolari i trenta chilometri di discesa dal grande bacino glaciale dello Hielo Patagonico Sur, per trovarsi davanti  il fronte ghiacciato del Perito Moreno, un muro di ghiaccio alto 80 metri e lungo 27 chilometri.

Si riparte per Buenos Aires e poi alla volta delle Caratatas del Iguazú, tra Brasile e Argentina. Su questa sponda ci sono 275 salti di acqua che cadono da un’altezza media di 70 metri, creando una delle più spettacolari manifestazioni della natura. Si sorvolano in elicottero o si costeggiano in barca, e su richiesta si vede anche la parte di cascate nel lato brasiliano.

Il viaggio proposto da noi
Tour Operator: Ruta 40
Durata: 16 giorni
Partenza: da concordare

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