In coda, alle ore 9.45 del mattino a Les Voyages de Pinocchio, sto fissando con crescente gelosia la schiena della ragazza davanti a me. La sua t-shirt con impressa la scritta: “In my Disney mama era” è già diventato il must del mio viaggio a Disneyland Paris. Perché, in fondo, è quello che sono: una mamma di due bambini, di dieci e cinque anni, il primogenito addicted alle colonne sonore Disney, in particolare Mary Poppins, e il secondo in fissa con i supereroi della Marvel, su tutti il ragnateloso Spider Man.
Il fatto che qui ci siano, non uno ma ben due parchi a tema, lo storico Disneyland Park e il nuovo Disney Adventure World, accelera il raggiungimento di un accordo famigliare democratico. Un giorno faremo l’uno, un altro giorno l’altro e il terzo giorno sarà (forse) dedicato a bissare le attrazioni che ci sono piaciute di più.
Ok, si parte! Ma da quale? Ça va sans dire: l’impatto del Castello della Bella Addormentata nel Bosco è più forte anche dello scudo di Capitan America.
Day 1. Due lacrimucce a Disneyland Park
Da Millennial quali siamo, tra Far West, Star Wars e principesse Disney, per districarci nelle cinque aree tematiche del Disneyland Park, noi genitori optiamo per un doppio check, analogico e digitale. Io che vago con mappa cartacea alla mano (vuoi mettere la soddisfazione di flaggare a penna la lista delle attrazioni?) e il papà che naviga nell’app mobile ufficiale Disneyland Paris, insostituibile per calcolare i tempi di attesa, anche per chi ha il mitologico Disney Premier Access, volgarmente detto il “salta coda”. Più prezioso del Golden Ticket di Willy Wonka, quest’ultimo ha un suo prezzo ma è equamente ripagato dal rapporto costi-benefici, in termini di tempo, stress e possibilità di giocarsi al meglio le carte.
A Frontierland, non ci serve un sondaggio per assegnare il primo posto sul podio: è amore a prima discesa per il Big Thunder Mountain, perché gridare su un trenino che corre come un pazzo alla ricerca dell’oro fa molto Far West. Nel vicino mondo di Adventureland, tra Pirati dei Caraibi, Robinson Crusoe e Indiana Jones, invece, il cuore è tutto per Aladdin e i tortuosi vicoli in pietra di Agrabah. Come cantava Cenerentola? I sogni son desideri. E qui, dove si può provare a sfregare la lampada magica e ad estrarre la Spada nella Roccia (finora non c’è riuscito nessuno), ce ne sono infiniti. Un volo verso l’Isola Che non C’è, un giro sulle tazze da tè del Cappellaio Matto, le full immersion nei mondi di Dumbo, Biancaneve e i Sette Nani e Pinocchio e poi, ad un tratto, it’s a small world, la sorpresa dell’area Fantasyland.
Questo viaggio musicale in barchino sul canale Seven Seaways, con un cast di trecento bambole animate provenienti da ogni angolo del globo, è da lacrimuccia e cancella il preconcetto adulto inciso nel cartello: “Nessuna altezza minima richiesta”.
Nell’universo futuristico di Discoveryland, infine, il podio si è diviso in tre: io e il primogenito (che la Forza sia davvero con noi!) abbiamo consumato i biglietti e i Disney Premier Access per fare e rifare Star Wars: Hyperspace Mountain. Il papà si è scoperto un filo competitivo nell’aiutare Buzz Lightyear a sconfiggere Zurg a colpi di laser blaster e il cinquenne non voleva mollare il circuito di Autopia, dove la guida delle auto d’epoca è pensata per piloti alti almeno 81 cm.
L’altra lacrimuccia, prima di fiondarmi tra le braccia di Hulk (dormiamo al Disney Hotel New York-Art of Marvel) me l’ha fatta scendere lo spettacolo serale Disney Tales of Magic, messo in scena ogni sera (tranne il 14 luglio perché anche il Parco celebra la Festa della Bastiglia) sul castello della Bella Addormentata. Qui, non bisogna fare l’errore di essere stanchi, perché resistere al sonno restituisce un impagabile tuffo carpiato all’indietro nel tempo: in 22 minuti di spettacolo, pirotecnico e non, ci passano davanti le colonne sonore e i frame più felici delle nostre infanzie, più o meno tardive, targate Disney. È qui che scopro di non aver mai visto il film Rapunzel. Rimedierò.
Day 2. Bivacco a Disney Adventure World
Sì, ma Spider Man? Finalmente per il piccolo è arrivato il gran giorno. Aladdin, Topolino, Peter Pan, Buzz Lightyear e persino Darth Vader, nessuno potrà mai competere con l’Uomo Ragno. Chi ha prole in età da scuola dell’infanzia lo sa e si è già arreso: Peter Parker è l’eroe indiscusso della generazione Alpha.
Così, complice l’ingresso privilegiato concesso ai clienti degli hotel Disney (si può accedere ai Parchi alle 8:30 anziché alle 9:30), il Marvel Avengers Campus è il nostro bivacco per la giornata. Ripartirò da Parigi con la curiosità irrisolta di sapere se esiste un altro bambino che può fregiarsi del record di cinque ingressi alla stessa attrazione in un solo giorno (tra “salta coda” e scambi famigliari è fattibile). Sto parlando di Spider-Man W.E.B. Adventure e della missione lancia ragnatele per sconfiggere gli Spider-Bot (ragni robot), l’invenzione fuori controllo di Peter Parker che, nella versione dello shop Marvel, ora gira indisturbata sul parquet della nostra sala.
Da mamma aracnofobica non poteva che capitarmi un fan di Spider-Man, che qui si può anche incontrare, insieme a Black Panther, Thor, Deadpool, Okoye, Black Widow e tutti gli altri supereroi dei quali non riesco mai a ricordare il nome. In quanto a salvare il mondo, anche il più grande con il papà non scherzano: scesi dall’Avengers Assemble Flight Force, dove hanno fatto squadra con Iron Man e Capitan Marvel per salvarci da una minaccia intergalattica, con i capelli ancora spettinati, mi confessano che sarebbero curiosi di rifare l’attrazione con le luci accese, visto che contare i giri della morte al buio è un po’ difficile. Sorrido, ma credo che se è stata pensata così un motivo ci sarà. Paura, eh?!
Parola d’ordine adrenalina anche per l’area Worlds of Pixar, con i mondi di Toy Story, Ratatouille, Cars e Alla Ricerca di Nemo. In questo Parco non abbiamo tempo di stilare podi, però rimpicciolirsi fino alle dimensioni di Remy per vivere in soggettiva una caccia al topo in cucina è stato incredibile.
Per quando riguarda il Crush’s Coaster, prima di partire per Parigi ci avevano già messo in guardia gli amici: attenti a Nemo! A bordo di un guscio di tartaruga, il viaggio tra la grande barriera corallina, le profondità più oscure del mare e la corrente orientale australiana è tutt’altro che rilassante. Una di quelle giostre in cui esci con lo stomaco ribaltato ma la vuoi rifare.
Per riportare in asse la pancia, c’è la World Premiere Plaza, la “piazza” in cui le storie Disney e Pixar prendono vita, sia attraverso l’Animation Academy, il workshop per imparare a disegnare i personaggi più iconici (a me è capitato Olaf) sia sui palcoscenici dello Studio Theater. Noi abbiamo scelto lo spettacolo Together: a Pixar Musical Adventure, un viaggio musicale, con tanto di orchestra live, coriandoli e bolle di sapone che scendono dal soffitto, dove gli attori sono il mostro peloso azzurro e viola di Monsters & Co., Nemo, Miguel di Coco e Woody di Toy Story. Alto livello.
Day 3. Il treno Arendelle-Milano
Eh sì, anche il Parco a un certo punto chiude. Alle 22:40, non prima di aver strabuzzato gli occhi di fronte a Disney Cascade of Lights, lo spettacolo motivazionale (il mantra di Vaiana, l’anziano Carl Fredricksen di Up, Mulan, Hercuès & Co. è che la magia è dentro ognuno di noi) di droni, fuochi d’artificio e proiezioni su schermi d’acqua sul lago di Adventure Bay. È da qui che ripartiamo per vivere l’ultima mattinata a Disneyland Paris.
Giuro che non l’ho fatto apposta ma l’ultima attrazione che ci rimane da visitare è World of Frozen, l’attesissima new entry dedicata ad Anna ed Elsa. Spero che le due sorelle mi possano perdonare. Da figlia unica, la loro storia non mi ha conquistata, più il 2 che l’1, ma il mio ingresso nel Regno di Arendelle è all’insegna dello scetticismo. La grandeur di Disneyland, però, riesce a fare la magia. Lungo il viale di Adventure Way, dove c’è attesa per la futura apertura del quarto mondo ispirato al film d’animazione Il Re Leone, l’aria fresca che viene dal Palazzo di Ghiaccio e l’impressionante realismo di Arendelle, ha un effetto inaspettato su tutti e quattro. Senza spoilerare troppo, posso dire che in estate (e in particolare in questa estate rovente), a casa di Frozen, si sta proprio bene.
Esco, promettendo a me stessa di rivedere i due film di Frozen prima che nel 2027 esca il 3, e con sulla t-shirt il peluche da spalla (il gadget virale dei più amati character Disney che si attacca ai vestiti con la calamita) di Bruni, lo spirito del fuoco alias la salamandra blu che diventa incandescente quando è agitata, ricordandomi di stare calma.
Citando il mitico Walt Disney: se lo puoi sognare, lo puoi fare. Con i due Parchi alle spalle, perché l’impatto tra sogno e realtà non sia troppo duro da digerire, la nostra strada verso casa (cit. Oceania) prende la forma del treno. Il TGV Inoui, rivestito con grafiche e colori ispirati al tema World of Frozen che collega tre volte al giorno Milano (da Porta Garibaldi), Torino e Parigi Gare de Lyon, è la soluzione più comoda (i sedili sono reclinabili), economica (i biglietti partono da 49 euro a tratta e le famiglie hanno tariffe agevolate), sostenibile, golosa (il menù italo-francese ha opzioni vegetariane, vegane e bio con il 70% di prodotti local) e anche divertente. Come volano le sette ore di viaggio? Con il wi-fi gratuito, un portale multilingue con film e documentari pieni di contenuti dedicati ai bambini e riviste di sport, cultura, arte e moda.
Ci sono anche aree family-friendly, come la nursery e spazi pensati per accogliere i più piccoli. Ma un altro enorme plus è che, in barba alle compagnie aeree low cost, la valigia non ha più limiti di grandezza e di peso! Un dettaglio da considerare se, com’è capitato a noi, ci si fa prendere la mano e a volte anche tutto il braccio, nelle boutique di Disneyland Paris. P.s.: La t-shirt “In my Disney mama era” è già nella valigia che mi aspetta. Al rientro, un pizzico di ironica spensieratezza potrà sicuramente servire.