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Terre di Sacra, la campagna in riva al mare toscano

Storia (e futuro) di un angolo segreto di Maremma tra pascoli, arte e mare

Carlo Puri Negri nel suo orto.

Come tutte le belle storie, anche questa inizia in modo curioso: nel 1922 un treno guasto si ferma a metà strada tra Roma e Genova; il giovane marchese Uberto Resta Pallavicino scende dal suo scompartimento in mezzo al nulla. E si innamora perdutamente di una natura selvaggia fatta di paludi e malaria, nella Maremma, all’estremità meridionale della costa toscana. Questo luogo lo affascina al punto che convince quattordici amici a unirsi a lui per mettere insieme forze e capitali, con l’obiettivo di coltivare un vasto appezzamento di terra tra Capalbio e il Mar Tirreno: le future Terre di Sacra.

«La nostra famiglia si unì tre o quattro anni dopo questo primo incontro», spiega Carlo Puri Negri, attuale presidente della tenuta, ridotta a 1.000 ettari dopo la riforma agraria degli anni Cinquanta. «Quei gentiluomini erano abituati alla proprietà terriera, ma conoscevano solo i campi fertili della Lombardia. Qui, invece, era come in Africa: terreni poveri, paludi infestate dalla malaria, natura selvaggia». E solo pochi uomini abbastanza coraggiosi da viverci. «Deve essere stato il 1926 quando arrivò anche un mio prozio», racconta. Piero Pirelli, figlio del fondatore dell’azienda di pneumatici Giovanni Battista Pirelli, era un ottimo imprenditore e investì – quasi si dovrebbe dire nonostante tutto – in quell’impresa rischiosa.

A cavallo nelle Terre di Sacra. Sullo sfondo Il Fontanile, opera in ceramica gialla di Giuseppe Ducrot (foto courtesy).

Oggi, più di cento anni dopo, alcune delle famiglie originarie fanno ancora parte del progetto – soprattutto i Puri Negri, guidati dal finanziere genovese Carlo Puri Negri, e i nipoti dell’iniziatore, Uberto e Niccolò Resta Pallavicino. Quest’ultimo, esperto agronomo, si occupa della gestione dell’azienda biologica: l’allevamento di circa 130 capi di razza Maremmana, autoctona della zona, e la coltivazione dei campi di grano duro, orzo e trifoglio, dove si nascondono fagiani e cinghiali.

Dal 1968, nel cuore del terreno agricolo, sorge la prima riserva naturale del Wwf in Italia, creata su antiche zone di caccia dove un tempo venivano Giacomo Puccini e famiglie nobili come gli Strozzi, Corsini o Antinori. L’area include il lago salmastro di Burano e la robusta Torre di Buranacci, e vi si possono osservare circa 300 specie di uccelli: aironi, oche selvatiche, beccacce, cormorani e perfino fenicotteri.

Oggi, chi frequenta le Terre di Sacra non si riunisce più per cacciare, continua a incontrarsi nella riservatezza del Circolo La Macchia, un club privato in un casale del Cinquecento sul mare. L’atmosfera è da sogno: design cosmopolita degno di Milano o Londra, un bar scuro con eccezionali gin tonic al pompelmo, pesce alla griglia sulla terrazza e mostre d’arte contemporanea al piano superiore, dove le finestre incorniciano il mare come nature morte scintillanti.

Un logde in stile safari di Terre di Sacra sulla spiaggia (foto courtesy)

«Mia madre Giulia è la presidente del club e si occupa anche del programma artistico», racconta Margherita Puri Negri, spiegando come, in collaborazione con il festival d’arte contemporanea Hypermaremma, siano nate installazioni site-specific sulle Terre di Sacra. Il Fontanile, originariamente un abbeveratoio costruito negli anni Trenta, è stato trasformato dal ceramista romano Giuseppe Ducrot in una bizzarra follia barocca di un giallo quasi fluorescente. Un’opera luminosa di Massimo Uberti, invece, segna con lettere al neon l’amato territorio del Lago di Burano.

Sotto un olmo, davanti al Fontanile, Margherita sospira: «Dobbiamo pulire l’acqua», osservando le foglie marce che si accumulano sul fondo. «C’è sempre tanto da fare», dice sorridendo. «Ognuno qui ha almeno due lavori.»

Margherita, trentatré anni, è una delle cinque figlie di Carlo Puri Negri. Cresciuta tra Milano e Capalbio, oggi si occupa della comunicazione, della vendita della carne biologica, del turismo lento tra glamping e nuove cabine sulla spiaggia lunga 12 km, e di tutto ciò che serve al momento. Laureata a Oxford in Relazioni Internazionali, ha conseguito un dottorato sulla sostenibilità del sistema energetico italiano e ha lavorato nella finanza a Washington, prima di tornare nel 2015 per unirsi all’azienda di famiglia.

Come i genitori, vive con la sua giovane famiglia in una delle fattorie restaurate dove fino agli anni Settanta abitavano i mezzadri. Le 25 case coloniche sono ora ville o cottage affittabili, con piscina e accesso privato al mare. La casa dei suoi genitori si chiama Villa dell’Orto, per l’orto e il giardino di rose accanto ai recinti dei cavalli. Costruita nel 1947 lungo la stessa ferrovia dove il marchese Resta Pallavicino ebbe la sua folgorazione, continua a rappresentare un simbolo di rinascita.

«Al piano terra c’era una stalla», racconta Carlo Puri Negri, ricordando gli inizi degli anni Ottanta: «All’epoca non era pensata per viverci; mangiavamo con sciarpa e cappello perché non potevamo ancora mettere il riscaldamento». Negli anni Cinquanta c’erano ancora le mucche. Oggi, al loro posto, scaffali e tavoli traboccano di libri, fotografie, trofei di caccia sbiaditi e opere d’arte delicate. Tutto convive in armonioso disordine.

Margherita, che ha sposato un conte romano, non ne parla mai: a Capalbio si vive in modo molto discreto. «Fino ai primi anni 2000, pochi conoscevano Capalbio», racconta suo marito Matteo Marenghi Vaselli. Oggi non si nasconde più dietro Saint-Tropez o Porto Cervo, ma resta unica: niente lungomare, niente boutique, niente gelaterie per la passeggiata serale. Solo campagna e mare, persino senza porto turistico.

Eppure, proprio in questa essenzialità risiede la sua magia. «Devi prendere il posto così com’è», dice Margherita. «Se ti accorgi di aver dimenticato qualcosa a casa, devi tornare indietro: non puoi comprarlo da nessuna parte. Ma in cambio hai una spiaggia tutta per te.»

Anche la gastronomia riflette la terra: niente aragoste o ostriche, ma cinghiale e carne di Maremmana, oggi riconosciuta come prodotto Slow Food. Quando Margherita attraversa i pascoli, la accompagna il buttero Moreno Predellini, 71 anni, da 43 alle Terre di Sacra. A cavallo, guida i placidi bovini grigi dalle corna maestose. «Vivono quasi allo stato brado», spiega Margherita: «Non hanno stalle, solo ripari». Durante la marchiatura, i butteri della regione si riuniscono: un rito che termina con chitarre e un grande banchetto sotto il pino: Peposo, vino rosso e tanto pepe in grani.

Alla domanda su cosa significhino le Terre di Sacra, la madre di Margherita, Giulia, risponde dopo un attimo: «Il vero lusso qui è lo spazio». Il marito Carlo aggiunge, sorridendo: «Anche un sacco di lavoro». Tutti annuiscono. Ma con gli occhi che brillano.

(Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista tedesca SALON 42/2025)

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