GOURMET

Armonia della terra

Conservare e valorizzare il patrimonio ampelografico calabrese grazie a un rapporto strettissimo con territorio e tradizione ma, al tempo stesso, investendo in innovazione e ricerca: è la missione dell’azienda Librandi di Cirò Marina, ambasciatrice nel mondo della miglior viticoltura locale

Visto ad altezza drone sembra un crop circle, ovvero uno di quei grandi cerchi, in italiano detti anche agroglifi, comparsi tra gli anni ’70 e gli anni ’90 principalmente nei campi di grano inglesi. Figure geometriche “scolpite” nei cereali le quali, prima che se ne scoprissero le origini del tutto umane, vennero attribuite all’opera degli alieni… Stiamo, invece, parlando del Giardino varietale, un vigneto di forma circolare che si trova in Calabria e non ha niente di soprannaturale; dimostra piuttosto quanto l’opera dell’uomo sia in grado di valorizzare la biodiversità di un territorio e il suo patrimonio vitivinicolo.

Creato dall’azienda Librandi di Cirò Marina – da tre generazioni ambasciatrice nel mondo della viticoltura calabrese, della sua ricchezza e delle sue straordinarie potenzialità – il Giardino varietale si trova all’interno della Tenuta Rosaneti (tra i Comuni di Rocca di Neto e Casabona, in provincia di Crotone) e custodisce più di 200 vitigni autoctoni dei quali si erano in parte perse le tracce.

Del resto la cantina – oggi guidata da Raffaele e Paolo Librandi insieme ai cugini Francesco e Teresa –  ha un ruolo importante nella ricerca in ambito vitivinicolo, non solo grazie all’intuizione che la Calabria vanta un potenziale ampelografico tra i più ricchi del mondo, valorizzato appunto alla riscoperta di vitigni ormai dimenticati o perduti, ma anche per via della capacità di dare, anno dopo anno, sempre maggiore solidità e rigore scientifico alla conduzione dei vigneti e della cantina. Non a caso il progetto riguardante i vitigni autoctoni è stato portato avanti di pari passo con la crescita e la modernizzazione dell’azienda stessa, tenendo però sempre ben presente che in questa Regione dell’Italia meridionale il vino è una pratica ancestrale che ne racconta ancora oggi l’identità territoriale.

«È stata l’armonia della nostra terra», spiegano i Librandi, «a suggerirci la strada da intraprendere: da una parte la valorizzazione della tradizione con gli impianti ad alberello, i portainnesto storici e gli insegnamenti dei nostri esperti viticoltori, la cui maestria è radicata nei secoli di storia viticola del Cirotano: dall’altra, gli investimenti nell’innovazione e nella ricerca con la collaborazione dei massimi esperti del settore viticolo ed enologico, spinti dalla convinzione che un minuzioso lavoro di ricerca ci avrebbe permesso di fissare, conservare ed esaltare il nostro patrimonio viticolo. Questo è infatti da sempre il nostro obiettivo e la nostra richiesta alla comunità scientifica. Lungi dal voler inventare o modificare alcunché, attraverso la scienza abbiamo semplicemente voluto capire meglio e in modo definitivo quello che di grande avevamo a disposizione. È stata quindi la voglia di conservare, attualizzare ed esaltare le caratteristiche delle nostre varietà a spingerci in questa avventura. Sappiamo oggi che l’intuizione iniziale era giusta e sappiamo anche che alcune delle pagine più belle dell’enologia calabrese devono ancora essere scritte».

Senza dimenticare che all’interno della Tenuta Librandi – circa 350 ettari in totale, dei quali 232 vitati, 80 coltivati a uliveto e i restanti boschivi – l’approccio scientifico viene integrato con azioni concrete a tutela della biodiversità e dell’ecosistema vigneto: uso esclusivo di concimi organici, semine di essenze mellifere, installazione di arnie, bug hotels – ovvero ripari per insetti utili e invertebrati – e nidi artificiali: un insieme di pratiche che favoriscono l’equilibrio naturale, proteggono la fauna e migliorano la resilienza dei vitigni, a cominciare dai tipici Gaglioppo e Greco Bianco, di fronte al cambiamento climatico.

Inoltre, per ogni vigneto sono previsti lavori “ad hoc”, ovvero differenziati per tipologia varietale e territoriale, così da garantire il più alto livello qualitativo in fase di vendemmia. Ma non è tutto: l’azienda è impegnata anche nella conservazione di oltre 70 ettari di boschi e della macchia mediterranea che incastona i vigneti e ha adottato sistemi di monitoraggio dei consumi idrici ed energetici; oltre a ciò continua a investire in impianti fotovoltaici, riducendo così l’impatto ambientale delle attività produttive.

A dimostrazione della grande attenzione che l’azienda ha nei confronti della tradizione, basta visitare il Museo Vi.Te.S. (Viticoltura, territorio, storia): una collezione di reperti, attrezzi e oggetti relativi alla viticoltura e alle attività agricole locali, in parte conservati nei magazzini della famiglia Librandi generazione dopo generazione, in parte appartenuti ad altri nuclei familiari locali: in ogni caso si tratta di interessanti testimonianze di un mondo che ormai ci appare lontano e arcaico, ma che in realtà era ricco d’ingegno.

Attualmente le Tenute dell’azienda sono in tutto 6 – da Rosaneti, il grande giardino sperimentale di cui abbiamo parlato sopra, ad Arcidiaconato, dove si coltivano vitigni internazionali; dalle vigne storiche della Ponta alle argille rosse di San Biase, ai vigneti sul mare di Pittaffo e Brisi – e producono uve dalle quali si ottengono più di due milioni e mezzo di bottiglie l’anno, con un export che sfiora il 50 per cento e riguarda oltre 40 Paesi del mondo, dalla Germania agli Usa, dal Giappone al Regno Unito e l’elenco potrebbe continuare…

Vini fortemente identitari, ottimi ambasciatori di una terra e di una cultura specifiche. Qualche esempio? Segno Librandi Cirò Bianco Doc, ottenuto da uve Greco Bianco, o Asylia Melissa Bianco Doc, sempre a base di Greco Bianco. Tra i rosati c’è Terre Lontane Calabria Igt ottenuto da uve Gaglioppo (70%) e Cabernet Franc (30%). Sempre a base di Gaglioppo le due etichette Segno Librandi Cirò Rosso Classico Doc e Duca San Felice Cirò Riserva Rosso Classico Superiore Doc. Non mancano le bollicine, tra le quali Almaneti, spumante brut bianco metodo classico (a base di uve Chardonnay) o Labella, Greco Bianco in versione frizzante. Tutti vini che dimostrano quanto artigianalità e tradizione possano convivere perfettamente con l’innovazione.

Per saperne di più e prenotare visite in cantina: www.librandi.it