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Progetto Diodoros, tutti i sapori della storia

Nel Parco della Valle dei Templi di Agrigento, 900 di ettari strappati al degrado si trasformano in una risorsa per il territorio. E in un modello per un turismo autentico

Progetto Diodoros - raccolto grani antichi

Sei colonne sul lato corto e tredici su quello lungo delimitano il perimetro del tempio della Concordia, che da 2.450 anni troneggia sulla collina della Valle dei Templi dell’antica Akragas. Qui, ogni pietra ci ricorda i gloriosi trascorsi dell’odierna Agrigento. Oggi possiamo raccontare una nuova pagina che fa di questo straordinario Museo a cielo aperto, cosa viva. Una vitalità germogliata nei 900 ettari di campagna demaniale, espropriata negli anni Sessanta/Settanta di abusivismi diffusi e da allora rimasta per lunghi anni in stato di abbandono.

Per la prima volta, infatti, all’interno di uno dei più estesi complessi archeologici del Mediterraneo, da quasi trent’anni Patrimonio Unesco dell’Umanità, si sviluppa un progetto di consorzio diffuso che attualmente include dodici aziende agricole che producono olio, vino, agrumi, grani antichi, formaggio di capra, mandorle, conserve e miele sotto un unico marchio, frutto della cooperazione tra ente pubblico e aziende private, vincolate al rispetto e alla tutela della biodiversità e del paesaggio.

Progetto Diodoros - semina zafferano
Progetto Diodoros – Semina zafferano

Seminare un futuro migliore

Il nome è un omaggio allo storico greco Diodoro Siculo che nella sua Bibliotheca historica scriveva: «A quei tempi la città e il territorio di Akragas vivevano una condizione di grande benessere… C’erano vigneti di eccezionali dimensioni e bellezza, e la maggior parte delle terre era coperta di ulivi, la cui abbondantissima produzione era destinata al commercio cartaginese.”
Ancorché offuscate da un degrado diffuso, le tracce della trascorsa opulenza rurale erano ancora visibili all’interno del Parco della Valle dei Templi.

La svolta si compie con l’arrivo di Roberto Sciarratta, chiamato nel 2019 a dirigere il Parco della Valle dei Templi, che prende a cuore il progetto e sostiene l’iniziativa. Al suo fianco, la via da percorrere per recuperare il terreno generando valore è tracciata da Fabio Gulotta, uno dei concessionari del marchio Diodoros, motore di un progetto unico al mondo.

«Il progetto Diodoros nasce nel 2005 per salvare gli ulivi secolari della Via Sacra e un impianto di vite antico, che cresceva sotto al tempio di Giove» ci racconta Gulotta, mentre ci incamminiamo alla volta del Tempio di Giunone, fiancheggiati dalla cascata di rosmarino che delimita il sentiero a monte. «Fu l’intuizione di un agronomo in forza allo staff del Parco che aprì la strada alle prime concessioni, suggerendo di affidare la cura delle piante ad aziende competenti, disposte ad accettare un protocollo di sostenibilità. In cambio dell’impegno dedicato alla manutenzione delle piante fu convenuto che i prodotti della loro lavorazione – olio e vino, per incominciare – potessero essere messi in commercio con un nome che evocasse la Valle dei Templi». Pare un’idea win win, ma la strada cominciò in salita. La nostra guida smorza facili entusiasmi: «L’inizio fu un insuccesso. Quando il marchio Diodoros uscì sul mercato, i risultati furono scarsissimi: le aziende non riuscivano a valorizzare e a trasmettere l’opera di recupero che stavano conducendo, raccogliendo i frutti da piante antiche come queste pietre».

Nulla si crea, tutto si trasforma

Il segreto fu ampliare gli orizzonti.  In pochi anni il progetto si estende al recupero dello storico agrumeto – divenuto nel frattempo un immondezzaio – nei pressi dell’ipogeo di Giacatello, una delle testimonianze più significative dell’architettura sotterranea antica in Sicilia. Poi è la volta dei campi di frumento che vengono destinati ai grani antichi delle varietà Perciasacchi e Maiorca. Nel frattempo le erbe aromatiche e i crocus sativus da cui ricavare il pregiato zafferano cominciano a sprigionare nell’aria i loro aromi.

Circa 15 mila mandorli, appartenenti a oltre 250 cultivar diversi presidiano il paesaggio della Valle dei Templi e la sua biodiversità, lasciando ai raccoglietori i loro frutti. Sono presenti, in misura ridotta anche pistacchi e, a profusione, i capperi, che crescono spontanei negli anfratti più inattesi.

L’ecosistema Diodoros non trascura il regno animale: percorrendo le vie dell’antica polis ci imbattiamo nell’oasi delle capre girgentane, con le lunghe corna a spirale e il latte che si trasforma in una caciotta prelibata; mentre l’ape nera sicula, presidiata da Slow Food è stata recentemente introdotta con la collaborazione del pioniere nella salvaguardia di questa varietà autoctona in via di estinzione (Carlo Amodeo, ndr).  Ogni coltivo è una porzione di terreno strappato all’incuria, un passo verso la tutela della biodiversità e del paesaggio, una cultura che alimenta un modello sostenibile, un prodotto che valorizza il territorio e la sua storia.

Agrumeto Valle dei Templi - Diodoros

Turismo di qualità e impatto sociale

Oltre a quanto citato, l’impatto virtuoso si estende in ambito sociale e turistico. La raccolta dei capperi, per esempio, è affidata a un ente che opera su progetti di inserimento sociale, in collaborazione con il tribunale di Agrigento. Il miele è prodotto da una cooperativa sociale che promuove la promozione dell’integrazione delle persone con disabilità, dei reclusi e dei migranti. «Per il prossimo anno – ci anticipa Gulotta – vorremmo coinvolgere altre fasce della popolazione che necessitano assistenza. Capisco sia una goccia nel mare, però sono piccole soddisfazioni che dovrebbero creare dei modelli da replicare, no?».

Il progetto Diodoros si è trasformato in un modello di sviluppo diventato il volano per un turismo di qualità. Un segmento crescente di viaggiatori in cerca un’esperienza appagante dal punto di vista culturale, ambientale e gastronomico.

Qui entrano in gioco le proposte rivolte ai visitatori, che permettono di acquisire consocenze e di entrare in contatto con la realtà locale. Come la merenda servita all’ombra dell’agrumeto a base di succhi freschi e leccornie dolci e salate prodotte a centimetro zero. O la colazione (in servizio di porcellana e pasticceria da gourmet) sulla terrazza con vista di Casa Diodoros, il quartier generale del progetto.

Casa Diodoros

Un complesso di edifici in pietra ospita la sede del progetto, perfettamente integrata nel panorama rurale grazie a un attento recupero: alle spalle, a distanza di pochi metri, vetta il tempio della Concordia; sul fronte, l’affaccio a Sud si apre sulla pianura, la città e l’orizzonte marino. Baricentro delle attività, Casa Diodoros è luogo di degustazioni, incontri, corsi di cucina, promozione, punto vendita che racchiude tutte le declinazioni dei prodotti Made in Parco Archeologico.

Nell’ampia cucina con forno a legna, nel salone con le anfore antiche o sulla terrazza, il cibo diventa quel vettore irresistibile per raccontare l’identità del luogo e la passione di chi ne ha cura.

Accreditati maestri si alternano nell’arte della trasformazione dei prodotti locali in bocconi prelibati: Federica Farruggia, pastry chef d’eccellenza, crea dei piccoli capolavori che deliziano i sensi e strizzano l’occhio alle icone locali; a Debora Pantaleo, il mandato della panificazione e della cucina tradizionale, mentre con la guida maestro casaro Domenico Mangiapane la creazione di una filante provola è un’esperienza che si può condividere seguendo la sua cooking class.

L’impegno è costante e Diodoros diventa un modello di collaborazione tra pubblico e privato che guarda al futuro con i piedi per terra, senza perdere di vista la mission dell’iniziativa. Lasciamo ancora la parola a Fabio Gulotta: «La sfida adesso sono i carrubi. Abbiamo tante piante secolari da salvare, dai cui frutti potremmo ottenere altri prodotti da aggiungere alle conserve con il nostro marchio».

Cosa rappresenta questa “etichetta” per l’ideatore del progetto? «Non ci interessa la certificazione da parte di un consorzio, né vogliamo un prodotto Igp, anche perché ogni concessionario deve già attenersi a disciplinari definiti. L’obiettivo è creare un marchio che identifichi questo territorio. Vorrei che quando si assaggia Diodoros si abbia la consapevolezza di mordere anche un pezzo di storia».