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Artefici di bellezza

Venezia celebra i grandi talenti artigianali italiani, ma non solo. Ecco i luoghi dove ammirare le opere dei virtuosi del “saper fare”, a cominciare da quelle dei finalisti del premio “La Grande Bellezza”, promosso da Starhotels e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte

“Dark Sun and Me”, specchio con cornice di ferro e ottone, rame, malachite e cristalli, realizzato dall’orafo e scultore Paolo Mangano – Courtesy Starhotels

Venezia vale sempre un viaggio, in qualsiasi stagione dell’anno, ma tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno gli amanti del design, della creatività e dell’artigianato d’alto livello hanno dei motivi in più per visitare la Serenissima.
Un esempio? L’esposizione, allestita presso il prestigioso 5 stelle Hotel Gabrielli, dedicata alle opere finaliste del premio La Grande Bellezza – The Dream Factory: una straordinaria iniziativa di mecenatismo contemporaneo nata per valorizzare il talento e l’eccellenza artigianale italiana, facendo dialogare creatività, estetica e funzionalità.

Tema dell’edizione di quest’anno, Il bello dell’utile: artigiani d’altissimo livello e designer di casa nostra hanno creato oggetti dedicati al mondo dell’ospitalità nei quali, appunto, estetica e praticità si fondono armoniosamente, traendo ispirazione dalla ricchezza culturale e naturale del nostro Paese. Promosso da Starhotels – primo gruppo privato alberghiero italiano – questo importante premio biennale, giunto alla quarta edizione, vede la preziosa collaborazione di Fondazione Cologni del Mestieri d’Arte e Gruppo Editoriale, un’istituzione privata non profit – nata a Milano nel 1995 per volontà di Franco Cologni, attuale Presidente – che promuove, tra l’altro, una serie di iniziative culturali, scientifiche e divulgative per la tutela e la diffusione del “saper fare” tipicamente italiano.

Una delle opere finaliste del Premio “La Grande Bellezza”: un decanter in vetro soffiato di Murano creato da Fabio Fornasier – foto Matteo Bertolin

Tornando a “La Grande Bellezza -The Dream Factory”, l’opera vincitrice del primo premio di quest’anno, assegnato qualche giorno fa, è Dark Sun and Me, specchio creato dall’orafo e scultore romano Paolo Mangano, al quale sono stati attribuiti diversi riconoscimenti nel corso della carriera, per esempio il prestigioso MAM-Maestro d’Arte e Mestiere.
«Tra opere di grande qualità, Dark Sun and Me mi ha colpito per la capacità di trasformare materiali e gesti della tradizione artigianale in un oggetto profondamente contemporaneo», spiega Elisabetta Fabri, presidente della giuria del Premio e presidente e amministratore delegato di Starhotels. «Paolo Mangano parte dalla straordinaria manualità dell’orafo e dello scultore e la porta in una dimensione nuova, dove materiali di recupero acquistano valore e bellezza e la funzione dello specchio diventa anche esperienza e racconto. Mi sembra un’interpretazione particolarmente compiuta del tema “Il bello dell’utile” e di ciò che desideriamo sostenere con La Grande Bellezza: un saper fare saldamente radicato nella tradizione italiana, ma capace di guardare al futuro con creatività e originalità».
(La creazione di Mangano – insieme a tutte le altre opere finaliste – si può ammirare liberamente fino al 16 ottobre 2026 negli spazi dell’Hotel Gabrielli Venezia-Starhotels Collection, sulla Riva degli Schiavoni).

La sala di Homo Faber 2026 intitolata “An Alphabet of Objects” – foto Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation

Un fil rouge lega il Premio di cui abbiamo appena parlato a un altro evento veneziano settembrino, assolutamente imperdibile: Homo Faber 2026 – An Island of Light (fino al 30 settembre), quarta edizione dell’evento internazionale dedicato alla trasformazione creativa dei materiali, ospitato sull’Isola di San Giorgio Maggiore. Abbiamo già anticipato questo evento su The Travel News, ma considerata l’importanza dell’edizione di quest’anno, che segna una naturale evoluzione rispetto alle precedenti, vale la pena di ricordarne i punti salienti.

In occasione di Homo Faber 2026, il Chiostro del Palladio ospita “A Great Turning”, installazione costituita da un grande specchio cinetico – foto Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation

Curata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship – e organizzata in partnership con Fondazione Giorgio Cini e la già citata Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte – la manifestazione celebra il talento di maestri artigiani e artisti del craft – quasi 500 selezionati in oltre 70 Paesi del mondo – in 15 installazioni che Es Devlin, scenografa, artista e costumista britannica, ha sviluppato in un suggestivo gioco di luce, acqua, riflessi, movimento e suoni.
Come sottolinea Alberto Cavalli, direttore esecutivo della Michelangelo Foundation, «di fronte all’avanzare inesorabile della tecnologia e della produzione di massa usa-e-getta, Homo Faber ha scelto di celebrare e preservare l’esatto contrario: oggetti dalla bellezza durevole che solo una mano esperta può creare». Un messaggio importante che ci fa comprendere come le espressioni creative del talento umano siano fondamentali per la nostra stessa esistenza.

Homo Faber 2026: “A Full Moon Rising”, installazione situata nell’ex piscina della Fondazione Giorgio Cini – foto Sophia-Bennett©Michelangelo-Foundation

«Valorizzare i mestieri d’arte e la creatività significa difendere la nostra libertà di scegliere», continua Cavalli. «È legittimo essere attratti dall’intelligenza artificiale, ma questo non ci deve precludere la possibilità di perseguire anche sogni diversi: il sogno di poter dare un nome a chi crea gli oggetti che utilizziamo; il sogno di trasformare un talento in una professione; il sogno di rendere le proprie mani uno strumento che può cambiare il mondo. Homo Faber 2026 porta alla ribalta questi straordinari talenti e le loro personalità, condividendo e rendendo omaggio alle loro storie con la dovuta sensibilità e sincerità».

Un’opera in vetro esposta a Homo Faber 2026: “Bloom LVII” di Aya Oki – foto Sophia-Bennett©Michelangelo Foundation.

È importante ricordare che, in occasione di Homo Faber, è possibile arricchire la scoperta dei mestieri artigianali tipicamente veneziani, ma non solo, in altre sedi oltre all’Isola di San Giorgio Maggiore: un programma molto capillare, battezzato Homo Faber in città, che comprende tra l’altro due mostre ospitate da Sanlorenzo Arts nella sede culturale Casa Sanlorenzo (affacciata sulla basilica di Santa Maria della Salute) e, appunto, la possibilità di visitare gli atelier della Serenissima presenti sulla Homo Faber Guide.

La prima mostra in questione, dal titolo Ca’ Riflesso di Artemest, accoglie i visitatori all’interno della dimora immaginaria di un raffinato collezionista: in questi ambienti – ingresso, soggiorno, sala da pranzo, sala lettura, camera da letto e terrazza affacciata sulla città – arredi, illuminazione ed elementi decorativi si fondono in una raffinata narrazione domestica focalizzata sull’opera di più di 40 artigiani veneziani e veneti.

Il soggiorno della dimora che ospita la mostra Ca’ Riflesso di Artemest – foto Tobias Kempe

Si intitola invece Fiat Lux la seconda mostra ospitata a Casa Sanlorenzo: più di 60 oggetti creati da alcuni dei più rinomati artigiani del Lussemburgo. Opere che rappresentano una sorta di atto di resistenza, in contrapposizione alla produzione di massa e all’automazione: ciascun pezzo esprime, infatti, la propria unicità e le proprie imperfezioni comunicando inequivocabilmente al visitatore i tempi lunghi e ponderati della sua creazione. Originalità e inimitabilità enfatizzate proprio grazie alla luce che rivela texture, tensioni e sensibilità creativa degli artigiani: coloro che sanno ancora dare vita a capolavori grazie a una sapienza antica, tramandata di generazione in generazione, e a una manualità che, speriamo, nessuna macchina potrà mai avere.

Informazioni: https://collezione.starhotels.com; https://lagrandebellezza.starhotels.com/it/il-premio; https://www.fondazionecologni.it/it; https://www.homofaber.com/it; https://www.sanlorenzoyacht.com/it/arts-and-culture/casa-sanlorenzo; https://artemest.com/it-it/landing/ca-riflesso-di-artemest