A dieci anni dalla scomparsa dello scultore Pinuccio Sciola, è stato creato il suo archivio digitale che rende accessibile a tutti la sua opera e il suo pensiero, un patrimonio strutturato che raccoglie circa 2.000 documenti e 50 opere grafiche.
L’archivio nasce per preservare e rendere consultabile un’eredità culturale complessa e stratificata, restituendo la profondità del percorso artistico e intellettuale di Sciola.
La digital library è stata realizzata dalla Fondazione Pinuccio Sciola in collaborazione con Hyperborea, azienda di Gruppo Panini Cultura, che ha supportato la fondazione nella catalogazione del fondo e nello sviluppo della piattaforma digitale basata sul software Arianna4, utilizzato da numerosi enti culturali per la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale.
L’archivio consente di consultare materiali eterogenei – dalla documentazione sulle mostre alla rassegna stampa, dalla bibliografia alla catalogazione delle sculture – e di metterli in relazione tra loro, ricostruendo la rete di connessioni generata dall’artista nel corso della sua vita.
Il progetto restituisce in forma digitale la complessità dell’opera di Sciola: dal dialogo con la pietra alla sperimentazione su legno, terracotta, ferro e bronzo, fino alla produzione grafica e pittorica. Particolarmente rilevante è la serie I luoghi di Sciola, che raccoglie oltre 400 progetti – compiuti e non – in ambito nazionale e internazionale, composta da manoscritti, bozzetti e materiali di studio fondamentali per comprendere il processo creativo dell’artista.
La Fondazione Pinuccio Sciola, costituita nel 2016 dai figli Chiara, Tomaso e Maria, rafforza così il proprio impegno nella tutela, conservazione e diffusione dell’eredità culturale del Maestro. L’Archivio Digitale non è solo uno strumento di conservazione, ma un’infrastruttura viva, pensata per favorire la ricerca, lo studio storico-critico e la valorizzazione di un patrimonio destinato a crescere nel tempo.
Per ammirare e toccare le opere dello scultore sardo bisogna andare a San Sperate, un paese-museo a venti chilometri da Cagliari. Passando tra case coperte da murales, si arriva al Giardino Sonoro, dove sono esposte più di cento sue opere, soprattutto grandi massi di basalto e calcare che lui, contrariamente a qualunque pregiudizio sulla pietra, aveva imparato a far vibrare e suonare.
