EDITORIAL

L’eleganza quotidiana: arte giapponese a Lugano

Possono, dei semplici oggetti di uso comune, diventare opere d’arte? La risposta è nella raffinata Collezione Montgomery, in mostra al Museo delle Culture della città ticinese

Brocca da sakè con bassorilievi di saggi cinesi e tartaruga (simbolo di immortalità). XVIII secolo. ©2022 Jeffrey Montgomery-FCM.

Oggetti della vita di tutti i giorni, spesso figli di una lunga storia di artigianato e tradizioni folkloriche. Sono tessuti, teiere, piattini, lampade, abiti, maschere teatrali: oggetti che, raccolti insieme, dialogano fra loro e diventano un giacimento culturale, espressione del gusto di un collezionista – Jeffrey Montgomery –  capace  di cogliere la perfetta bellezza della semplicità e dell’imperfezione. È questo il dono che fa al visitatore l’esposizione Japan Arts and Life. The Montgomery Collectionin corso fino all’ 8 gennaio 2023 al Museo delle Culture di Lugano, istituzione ormai frequentata anche da tanti italiani amanti dell’arte. Centosettanta opere selezionate dall’occhio del collezionista: curatore di una sorta di antologia del mondo, il collezionista «coltiva una dimensione di ricerca interiore nella quale cerca di chiarire, e in conclusione definire, l’universo intellettuale e la dimensione esistenziale che gli sono più congeniali», scrive Francesco Paolo Campione, curatore della mostra e co-curatore, con Moira Luraschi, del catalogo edito (in lingua inglese) da Skira. Nel suo intervento, An Impermanent Journey between Art and Life, Campione ricorda una annotazione piuttosto divertente di Jean Baudrillard: in Le système des objets Baudrillard paragonava il collezionista al sultano di un inanimato harem di oggetti, e la sua collezione a un serraglio segreto.

Piatto portalume con dipinto di vite o edera su un graticcio. Ceramica Seto in stile Oribe, gres invetriato. Fine XVIII – inizio XIX sec. ©2022 Jeffrey Montgomery-FCM.

Mingei: è questo il termine giapponese che identifica le arti popolari o folkloriche,  comprendenti l’artigianato di alto livello applicato a oggetti di uso quotidiano.  «Oggi stiamo assistendo a un revival del mingei, e in Giappone si tengono molte mostre dedicate a questo tema», ricorda la nipponista Rossella Menegazzo nel suo intervento (sempre catalogo Skira) intitolato The Other Side of Japan. The Jeffrey Montgomery Collection between Art, Crafts and Folklore. «A Tokyo c’è il Mingeikan, il Museo delle Arti Popolari del Giappone», prosegue Menegazzo notando inoltre che «ci si riferisce spesso alla Collezione Montgomery come alla più importante collezione mingei al di fuori del Giappone».
Opportunamente poi il nipponista Giorgio Amitrano sottolinea nel suo intervento (Japan, the Beautiful and Ourselves) che sarebbe «un grave errore» considerare modesta la produzione mingei a causa dei materiali utilizzati, lontani da espressioni artistiche materialmente più sontuose: «Il fatto che molti oggetti fossero concepiti per l’uso quotidiano non toglie nulla alla cura, al gusto e all’abilità profusi nella loro creazione, e non diminuisce la loro bellezza». Si chiede quindi Amitrano: «In che modo Montgomery ha antologizzato la realtà? Secondo me, scegliendo un’arte dove la bellezza non sembra essere lo scopo primario della produzione/creazione, ma piuttosto la sua naturale conseguenza».

Giacca maschile utilizzata per il teatro kyōgen, decorata con gru e tartarughe millenarie, simboli di longevità. Prima metà del XX sec. ©2022 Jeffrey Montgomery-FCM.

Il mingei rivela molto spesso l’impronta degli stessi criteri estetici e degli stessi valori a cui fa riferimento la produzione artistica giapponese più influenzata dal buddhismo, in particolare dalle scuole Zen. Criteri e valori come semplicità naturalezza dell’opera, evocatività,  asimmetria (cosa che stupisce sempre l’occidentale abituato alla simmetria greco-romana), alternanza di pieni e vuoti (necessaria come l’alternanza di note e pause nella musica), serenità dell’artigiano/artista e non-attaccamento dell’ego all’opera creata. E infine il tema (onnipervadente nella cultura giapponese) della sacralità della natura, elemento centrale nello shintoismo.

Per concludere, mi pare opportuno citare…Charlie Chaplin. Perché durante un viaggio in Giappone negli anni Trenta del secolo scorso il “padre” di Charlot fece, a proposito della cerimonia del tè, una affermazione che vale anche per gli oggetti d’arte mingei. La parola a questo artista geniale e curioso di tutto: «Al pratico mondo occidentale la cerimonia del tè può apparire bizzarra e banale. Eppure, dato che lo scopo ultimo della vita è la ricerca della bellezza, cosa c’è di più razionale che applicare questo alla quotidianità?». (La citazione è tratta da: Michael Dunn, Forma e materia. Le arti tradizionali del Giappone. 5 Continents Editions, Milano 2005).
Info Musec Lugano

Vassoio laccato con pini intrecciati dipinti a olio. Secolo XIX. ©2022 Jeffrey Montgomery-FCM.