Italy

Il capitale umano, vera forza delle Terre Sicane

Questa parte di Sicilia conquista il cuore dei visitatori grazie a uomini e donne che, tra innovazione e tradizione, hanno creato un network in progress in grado di farla diventare la meta ideale per chi cerca esperienze vere e genuine

Panorama della Valle del Belìce – foto Marco Gallo

Si sente spesso parlare di south working, neologismo nato per definire il lavoro da remoto svolto per aziende situate nelle grandi città dell’Italia settentrionale da persone, in prevalenza giovani, che vivono nel sud della Penisola o nelle isole. Luoghi dove molti di loro, di origine meridionale ma non solo, sono rientrati dal Nord a causa della pandemia da coronavirus e dove, grazie appunto alla tecnologia e al lavoro agile, hanno deciso di rimanere anche adesso che l’emergenza è finita perché la qualità della vita è migliore e i costi per mantenersi sono decisamente inferiori rispetto al Nord.

Mare limpido e dune: la costa nei pressi di Menfi è ancora incontaminata – foto Salvo Ognibene

Ritorno alle origini
Si potrebbe pensare che questo “back to the origins” riguardi solamente persone che lavorano nel settore impiegatizio quali designer, bancari e comunicatori digitali. In realtà coinvolge, con modalità diverse, anche giovani che, dopo esperienze lavorative o di studio lontano da casa, non hanno resistito al “richiamo del Sud”: ci sono tornati e hanno scelto di dedicarsi ad attività tradizionali – quali agricoltura, enologia, gastronomia, ospitalità in contesti rurali o storici – facendole però diventare i punti di forza dell’offerta turistica locale. Nella maggioranza dei casi sono proprio questi giovani ad aver capito che il cosiddetto turismo esperienziale, sempre più apprezzato sia dagli italiani sia dagli stranieri, può crescere solo mantenendo uno strettissimo legame con il territorio e le tradizioni che lo caratterizzano.

Paorama di Salemi – foto Marco Gallo

La Rete dei Borghi della Valle del Belìce
Una zona d’Italia dove il “ritorno alla terra dei padri” è ormai una realtà consolidata – e un esempio virtuoso – è la Valle del Belìce, in Sicilia, un territorio molto vasto che si snoda tra le province di Trapani, Palermo e Agrigento. Grazie al progetto Rete dei Borghi – un network di imprese locali, finanziato dal Gal Valle del Belìce, che per il momento coinvolge i Comuni di Menfi, Salemi, Santa Ninfa, Partanna e Contessa Entellina – qui si sta realizzando un’offerta turistica che ha il sapore di un’esperienza indimenticabile grazie appunto al capitale umano: questi luoghi incantevoli, nel cuore delle cosiddette Terre Sicane, pur essendo ricchi di natura, arte, architettura e storia, sarebbero infatti solo cartoline senza l’impegno di donne e uomini che li rendono vivi e li “comunicano” ai visitatori con passione e competenza.

Mare e vigneti nei pressi di Menfi – foto Salvo Ognibene

Ricreare la coscienza e la cultura dei luoghi
Come spiega Marilena Barbera, viticoltrice di Menfi con Cantine Barbera, «l’obiettivo è mettere insieme ciò che ciascuno di noi sa fare, per far conoscere a chi viene a trovarci quanto di bello un territorio può offrire. Nello specifico il nostro territorio è stato distrutto da un terremoto (nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, ndr) che ha devastato non soltanto le case e le attività economiche, ma ha distrutto la coscienza e la cultura dei luoghi. Quindi le reti, creando relazioni e facendo di nuovo parlare le persone, hanno l’obiettivo di ricostruire e tessere questa trama che si è slabbrata».

La chiesa di Contessa Entellina dedicata alla Santissima Annunziata e a San Nicolò di Mira – foto Paola Pardieri

L’importanza delle tradizioni familiari
Nell’itinerario nelle Terre Sicane che vi proponiamo avrete la possibilità di vivere in prima persona questa realtà e conoscerete giovani che, in aziende agricole e nelle strutture ricettive, continuano le tradizioni familiari, ma le hanno modernizzate alla luce delle esperienze acquisite, in altre parti d’Italia o all’estero. Traghettando così il loro territorio verso una forma di accoglienza che coniuga sapientemente innovazione e tradizione. Bastano un long weekend o una settimana per toccare con mano – tra visite, assaggi e racconti – l’orgoglio di chi è rimasto (oppure è ritornato) in Sicilia; la relazione tra genitori e figli della stessa impresa, ciascuno con i suoi compiti e competenze; la presenza di sempre più donne, giovani e laureate, che danno un contributo fondamentale alle attività e, last but not least, l’attenzione alla sostenibilità. In altre parole, ciascun luogo, borgo di campagna o piccola città che sia, ha un’infinità di cose da mostrare e raccontare attraverso le voci di ragazzi e ragazze che accompagnano con entusiasmo e conoscenza i turisti in visita. Pronti a partire?

L’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro nei pressi di Contessa Entellina – foto Marco Gallo

Contessa Entellina: un angolo di Albania in terra sicula
Non stupitevi se, arrivati a Contessa Entellina, non capirete la parlata locale. Questo Comune di circa 1500 abitanti è infatti il più antico insediamento albanese d’Italia, tuttora abitato dai successori di quegli esuli che, in fuga dalla penisola balcanica minacciata dall’invasione turco-ottomana e desiderosi di poter continuare a praticare la fede cristiana, vi si insediarono nel 1450. Oggi gli Arbëreshë di Sicilia, ossia gli albanesi di Sicilia, detti anche siculo-albanesi, parlano appunto l’albanese (arbërishtja) e osservano il rito religioso bizantino, praticato in diverse chiese tra le quali quella dedicata alla Santissima Annunziata e a San Nicolò di Mira, abbellita da una statua del santo, da un antico organo a canne del XVIII secolo, da mosaici nonché paramenti ortodossi e dalla caratteristica iconostasi decorata con immagini sacre. Da non perdere, nelle vicinanze, l’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, di rito latino, costituita da due suggestivi chiostri. Questo complesso monastico è circondato dalla Riserva naturale del Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco, un’area protetta dominata appunto dal Monte San Genuardo lungo le cui pendici ci sono boschi di leccio, roverella, acero campestre e sorbo montano.

Foto Marco Gallo

Formaggi a chilometro zero
Proprio sotto la Rocca di Entella, ricca di reperti archeologici e vestigia medievali, si trova Feudo Pollichino, un’azienda casearia a conduzione familiare, oggi gestita dalla terza generazione: le tre figlie e il figlio di papà Giovanni e mamma Maria Stefania, colei che ha reso il caseificio un’impresa di successo. Di questo presente – ottimo esempio di membri di una famiglia che lavorano insieme in un’atmosfera piacevole e affiatata – fanno appunto parte le tre giovani figlie di Giovanni e Maria Stefania: Carolina, laureata in Economia e Finanza; Nicoletta, laureata in Scienze e Tecnologie agrarie, e Rosa, laureata in Economia, mentre Giuseppe è un mastro casaro. Durante la visita di questa accogliente azienda biologica, che ha ricevuto importanti premi e riconoscimenti, dovete assolutamente assaggiare il presidio Slow Food Vastedda del Belìce, l’unico formaggio a pasta filata fatto con latte di pecora, il Pecorino siciliano Dop e l’indimenticabile ricotta (info e prenotazioni: www.feudopollichino.it).

I vigneti dell’azienda Giallo – foto Marco Gallo

Vitigni autoctoni
Sempre vicino a Contessa Entellina c’è l’azienda agricola Giallo che produce uva da vino, vino, olio e miele. Gioacchino Giallo, il giovane titolare, tramanda la passione per la viticoltura dei suoi avi mantenendo invariate la cura e la gestione dei vigneti. Se vorrete, sarà lieto di accogliervi e farvi assaggiare le etichette prodotte da vitigni autoctoni quali Grillo, Catarratto, Insolia e Nero D’Avola (info: 333 1039368; giallogioacchino@gmail.com).

S. Ninfa: nella vecchi masseria
Anche S. Ninfa, località nota per il suggestivo ambiente carsico della Riserva naturale integrata Grotta di Santa Ninfa e per il Castello di Rampinzeri, in realtà una storica masseria citata anche nel romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ospita una cantina gestita da tre giovani: due sorelle e un fratello che, insieme ai genitori, portano avanti la passione per la viticoltura. Passione ereditata dal bisnonno che lavorava come mezzadro nel feudo del Castello di Rampinzeri sopra citato. Oggi questa azienda, battezzata Cantina Rapinzeri (senza la “emme”) e immersa nella già citata Riserva naturale, produce con successo etichette ottenute dalle varietà Viognier, Müller-Thurgau, Catarratto e Syrah sfruttando il potenziale che i predecessori avevano già intuito, cioè caratteristiche uniche di altitudine, tessitura dei terreni e fattori climatici vantaggiosi per la coltivazione di uve di qualità (info: www.rapinzeri.it; info@rapinzeri.it; tel. 335 7854635; 327 4458667).

Panorama di Salemi – foto Marco Gallo

Salemi, uno dei borghi più belli d’Italia
La prima Capitale dello Stivale? Contrariamente a quello che la maggior parte delle persone potrebbe pensare, non è Torino. Anche se lo è stata solo per un giorno, in realtà è Salemi, deliziosa cittadina medievale situata nel cuore della Val di Mazara e inclusa nell’associazione dei Borghi più belli d’Italia: dopo lo sbarco a Marsala insieme ai Mille, il 14 maggio del 1860 Giuseppe Garibaldi giunse infatti in questa località dove assunse il dominio in nome del re d’Italia Vittorio Emanuele II issando la bandiera tricolore sulla cima della torre del castello normanno-svevo che domina l’abitato. La storia prese una piega diversa, le Capitali divennero altre, ma l’episodio viene ancora citato dalle fonti storiografiche.

Piazza Alicia a Salemi – foto Marco Gallo

Percorrere a piedi le strette vie e le rapide scalinate di Salemi è un’emozione unica che aumenta man mano che si sale. Emozione che raggiunge l’apice quando si giunge nella suggestiva Piazza Alicia dove si trovano i resti del Duomo di San Nicola di Bari, distrutto dal terremoto del 1968, e dove sorge il castello di garibaldina memoria. Edificato da Ruggero il Normanno intorno al 1100 sulle rovine di una preesistente struttura fortificata greco-romano-araba, subì delle modifiche attorno al 1200 per volere di Federico II di Svevia.

Altare con il pane di San Giuseppe a Salemi – foto Marco Gallo

Quando il pane diventa arte
Salemi ospita anche numerose chiese, come quelle dedicate a Sant’Agostino, San Bartolomeo, San Biagio e quella dei Gesuiti, dalla facciata in stile barocco, divenuta la nuova chiesa madre dopo il terremoto. Nell’annesso convento c’è l’interessante Polo museale che comprende il Museo del Risorgimento, il Museo della mafia e il Museo civico, con un’interessante sezione archeologica. A proposito di vestigia del passato, nel territorio comunale ci sono anche i resti della Basilica paleocristiana di San Miceli, il sito di Mokarta, risalente alla tarda Età del Bronzo, e gli scavi di Monte Polizio e San Miceli.
Da non dimenticare il Museo del pane rituale dove, oltre a vere e proprie sculture di acqua e farina, legate alle celebrazioni dei Santi del calendario, si possono anche ammirare i cosiddetti altari, sempre adornati con pani: si tratta di ex voto allestiti per la festa di San Giuseppe, che affondano però la loro origine nella cultura contadina.
(info: Ufficio turistico e di accoglienza di Salemi, piazza Libertà, tel. +39 0924 991400; ufficioturistico@cittadisalemi.it).

I prodotti Alicos – foto Marco Gallo

Impossibile resistere…
Chi ama le prelibatezze locali, a Salemi può fare una degustazione presso l’azienda Alicos, anche’essa sapientemente gestita da due giovani siciliani e dai loro genitori. Insieme, hanno saputo coniugare tecnologia e tradizione racchiudendo nelle conserve prodotte il gusto unico della cucina di casa: sapori e aromi tipicamente siciliani declinati in salse di pomodoro, marmellate, pesti per bruschette, crema di pistacchi in tubo (una vera e propria golosità!) e creme proteiche (info: https://alicos.it).

Foto Marco Gallo

Olio nuovo, profumo antico
L’odore dell’olio extravergine d’oliva pervade invece Casale Abate, un frantoio oleario a due fasi con macchinari di ultima generazione situato su una collina a ridosso di a Menfi. Sarà il proprietario Paolo Oreto, già docente presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo, a spiegarvi con passione e competenza tutto ciò che c’è da sapere sulla produzione dell’“oro liquido” a partire dalle olive Nocellara del Belìce, Biancolilla e Cerasuola (info: 393 8942725; www.holidaymenfi.it; info@holidaymenfi.it).

Nur-Spazio di luce a Porto Palo – foto Marco Gallo

Uno dei mari più puliti d’Italia
In un territorio fortemente agricolo come quello menfitano, caratterizzato da scorci mozzafiato su distese di viti e olivi, anche il vicino mare gioca un ruolo da protagonista con le sue Bandiere blu e Bandiere verdi, quest’ultime dedicate alle spiagge a misura di bambino. Nel borgo marinaro di Porto Palo, la “spiaggia” di Menfi insieme a Lido Fiori, c’è l’accogliente punto di ristoro Nur-Spazio di luce dove godersi, tutto l’anno tranne nei giorni di burrasca, un buon bicchiere di vino, le sarde di Selinunte e deliziosi stuzzichini a base di pesce e formaggio (ottimi quelli con ricotta, fichi secchi e acciughe sott’olio!): il relax è garantito e, se il mare lo permette, si può anche fare un giro in barca con Francesco Tarantino, anima del locale, fino a Mazara del Vallo ammirando lungo la costa i suggestivi resti di Selinunte, la colonia greca più occidentale della Sicilia fondata nel 650 a.C. (info: tarantinofra@hotmail.it).

Le Cantine Barbera – foto Marco Gallo

Fare il vino: una scelta di vita
Prima di visitare Menfi, vale la pena tornare verso le colline e fare una sosta alle Cantine Barbera dove Marilena, vignaiola appassionata, vi guiderà alla degustazione dei suoi ottimi vini rendendovi partecipi di tutta l’energia di questa terra bellissima e dei suoi frutti. Anche se continua a girare il mondo, Marilena non ha saputo resistere al richiamo della sua Sicilia e, dopo 15 anni di studio e di lavoro lontano dall’isola, ha deciso di dedicarsi all’attività agricola familiare con molto entusiasmo. Inoltre, è particolarmente sensibile alle tematiche ambientali e alle conseguenze che il progressivo degrado dell’ambiente provoca sulla viticoltura, ma non solo. Tanto che è stata la promotrice di un importante convegno che si è svolto recentemente nella cittadina siciliana dal titolo La viticoltura mediterranea alla sfida del cambiamento climatico: strategie e tecniche di contrasto alla desertificazione e prospettive di adattamento per la sopravvivenza dei sistemi agricoli (info: www.cantinebarbera.it; tel. +39 0925 570442).

Foto Marco Gallo

Menfi, Città italiana del vino 2023
Situata tra Agrigento e Selinunte e circondata da colline che digradano verso una fascia costiera caratterizzata da suggestive e mutevoli dune, Menfi, Città italiana del vino 2023, si sviluppa intorno a Piazza Vittorio Emanuele II sulla quale si affaccia Palazzo Pignatelli, edificato nel 1638 sull’area precedentemente occupata dal castello di Federico II di Svevia. Palazzo Ravidà è invece l’edificio più rappresentativo dello stile neoclassico della zona, mentre Palazzo Planeta, costruito nella seconda metà del Settecento da una ricca famiglia di proprietari terrieri, oltre ad ospitare nel cortile una magnifica e gigantesca bougainvillea ultra centenaria è la sede di Maharìa, una straordinaria location per attività culturali o dedicate alla promozione del vino e del territorio. Senza dimenticare l’enoteca con cucina che accoglie oltre duecento etichette, siciliane e non, e fa parte del circuito Strade del vino, Terre sicane (info: www.mahariasicilia.com).

Un interno di Dimora Siqu – foto Marco Gallo

Ospitalità fuori dagli schemi
Anche l’accoglienza in questa parte di Sicilia è tutt’altro che omologata: non grandi alberghi o strutture anonime, ma dimore storiche o vecchi opifici sapientemente ristrutturati. Du esempi per tutti: Dimora Siqu (www.dimorasiqu.com), nel centro di Menfi, riportata all’antico splendore da due giovani architetti, fratello e sorella, e Case Graffeo (cell. 335 5780691; info@casegraffeo.it), nella campagna menfitana, circondate da fichi d’India e olivi tra le cui fronde si scorge in lontananza il mare. Qui Francesco e Santina, insieme ai genitori, vi ospiteranno in un clima familiare e rilassante. Due storie virtuose di persone impegnate nell’accogliere il visitatore nel miglior modo possibile, offrendo colazioni e cene (a richiesta) preparate in casa, suggerimenti per le visite, cooking class, raccolta di prodotti dell’orto, passeggiate a piedi o in e-bike… Che cosa desiderare di più?

Vista sulla campagna che circonda Case Graffeo – foto Paola Pardieri