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Un nuovo capitolo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Presentato il progetto per una sede sull’isola di San Giacomo nella Laguna di Venezia

L’isola di San Giacomo, nella Laguna di Venezia. Qui nel 2024 aprirà una nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

L’isola di San Giacomo diventerà la nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, aggiungendosi quella di Guarene, aperta nel 1997 e di Torino, inaugurata nel 2002. San Giacomo diventerà un luogo per produrre progetti artistici, per ospitare ricerche e discorsi sull’arte, la musica, il cinema, il teatro, la cultura contemporanea. Circondata dal delicato ecosistema della laguna, l’isola sarà un laboratorio di riflessione ecologica, nel quale attuare i principi della sostenibilità e della transizione energetica.

Le tre polveriere del presidio militare di età napoleonica saranno restaurati, e intorno agli edifici, inutilizzati dagli anni ‘60, saranno piantati alberi per riportare l’isola al suo paesaggio naturale.

L’apertura di questa prima fase del progetto è collegata alla storia recente di San Giacomo. Qui, nel settembre 1975, in occasione della Biennale del Teatro, il regista Jerzy Grotowski aveva messo in scena Apocalypsis cum figuris. Nel buio, rotto solo dalla luce delle candele, l’Apocalisse sembrava un sogno. Ispirati dai racconti di quel teatro povero, coraggioso e libero, le attività sull’isola sono state inaugurate con una performance, In the the tired watering di Jota Mombaça, a cura di Hans Ulrich Obrist, sulle inquietudini della crisi climatica e ambientale, con la consapevolezza dell’imminenza di una possibile catastrofe planetaria.

Nei prossimi giorni iniziano i lavori di recupero sull’isola di San Giacomo, il cui termine è ipotizzato per la fine del 2024. Il cantiere

sarà l’occasione per far procedere in parallelo i lavori di restauro e la progettualità artistica pensata per questo luogo. Nei prossimi anni saranno al lavoro gli artisti Giovanna Silva e Antonio Fortugno, incaricati di svolgere una campagna fotografica per documentare il percorso, muovendosi tra il microscopico e il panoramico. Al paesaggista Antonio Perazzi è affidata la progettazione delle aree verdi e la realizzazione di un piccolo bosco che sarà dedicato a Grotowski.