Alzi la mano chi, tra gli appassionati di vino, non ha mai sognato di coltivare una vigna… Anche senza possederne una, con tutti gli onori e gli oneri che ne derivano, c’è comunque la possibilità di vivere in prima persona l’esperienza di far crescere l’uva e produrre il proprio vino: basta, infatti, adottare uno o più filari di vite, come propone, per esempio, la cantina Josetta Saffirio di Castelletto di Monforte d’Alba, situata in una delle aree più vocate per la coltura del vitigno da cui si ottiene il pregiato Barolo (per saperne di più: https://adottaunfilare.com/progetti-di-adozione). Un sistema – quello dell’adozione – che non solo consente di soddisfare i wine lover che hanno aspirazioni contadine, ma contribuisce anche alla salvaguardia di un territorio unico.

Senza dimenticare la possibilità di un contatto diretto con questa realtà vitivinicola caratterizzata da una narrazione che si snoda attraverso diverse generazioni: «La nostra storia inizia ai primi dell’800», racconta Sara Vezza, oggi a capo dell’Azienda, «quando il primo Saffirio si sposta dall’Alta Langa alla Collina di Castelletto di Monforte d’Alba, dove costruisce una casa per la sua famiglia e inizia a dedicarsi alla viticoltura. A lui segue il figlio, Giovanni Battista, padre di mio nonno Ernesto. Quest’ultimo è il vero eroe della famiglia, la persona che ha saputo infondere in mia madre Josetta l’ardore e l’attaccamento alle nostre radici».
Josetta nasce nel 1952 e, a soli 23 anni, decide di ritornare nel suo luogo di origine, Castelletto appunto, trasformando l’azienda, che ai tempi vendeva solo uva, in una realtà in grado di produrre vini pregiati. Ciononostante, qualche anno dopo Josetta decide di lasciare l’attività. «Io avevo 17 anni», continua Sara. «Si trattava di fare una scelta cruciale: cedere l’attività o portarla avanti». Con il sostegno dei genitori – il padre è enologo e la madre agronoma – Sara opta per la seconda possibilità e, dopo la laurea in Scienze della comunicazione, si lancia a capofitto nell’impresa perpetuando l’eredità familiare attraverso una linea femminile.

Nel 2023, un’altra svolta importante: nasce la collaborazione tra Sara e Renzo Rosso, imprenditore visionario noto per aver fondato il marchio di abbigliamento Diesel e presidente di OTB Group, importante holding che controlla diversi marchi di moda. Una partnership frutto di una condivisione di valori: il rispetto per la terra, la passione per il vino di qualità – non solo il Barolo, gioiello della viticoltura italiana, ma anche lo spumante Alta Langa Docg – e l’impegno etico nei confronti della natura e della sostenibilità. Non c’è dunque da stupirsi se dei 36 ettari che costituiscono la superficie aziendale, ben 16 sono adibiti a boschi e prati permanenti allo scopo di preservare e incrementare la biodiversità di un territorio unico al mondo.
A suggello di questo impegno, l’Azienda ha scelto come immagine della linea di vini Saffirio l’orchidea selvatica delle Langhe, emblema vivente di un habitat florido e vitale, la cui sopravvivenza viene, purtroppo, messa a repentaglio dall’abbandono di pratiche agricole rispettose dell’ecosistema da parte di diversi produttori poco lungimiranti. Come sottolineano Sara Vezza e Renzo Rosso, «la sostenibilità è un asset imprescindibile per le aziende che hanno una grandissima responsabilità verso l’ambiente e che devono investire oggi per riparare ai danni fatti ieri. Si tratta di una pianificazione a lungo termine, un impegno verso le nuove generazioni, ma anche l’unica scelta che abbiamo per continuare a fare impresa domani».

Non a caso, la gestione dei vigneti secondo pratiche agricole rinnovabili e sostenibili è un vero e proprio diktat dell’Azienda: la viticoltura di precisione – che utilizza tecnologie avanzate per monitorare in tempo reale lo stato di salute dei vigneti riducendo al minimo i trattamenti – permette di esaltare le peculiarità di ogni singola parcella, assicurando che il vino rifletta fedelmente l’essenza del suo terroir d’origine. Inoltre, la cantina Saffirio predilige tecniche di vinificazione che mirano a preservare l’integrità e la purezza del frutto, minimizzando appunto gli interventi a favore di un’integrale espressività del legame tra il vitigno, il suolo e il singolo microclima di coltivazione.
Esaminando nel dettaglio l’approccio adottato per la produzione, emerge dunque una profonda dedizione artigianale. La linea Orchidea – ispirata, come abbiamo detto sopra, a un fiore endemico del territorio – si avvale dell’esperienza maturata in oltre 40 anni di vendemmia. Ne fanno parte vini di Langa come Barolo, Barbera d’Alba, Nebbiolo, Rossese Bianco – ottenuto da un vitigno originario delle Cinque Terre, in Liguria, ma ormai considerato autoctono visto che è presente nel territorio piemontese da più di 200 anni – e Langhe Rosato; in aggiunta, una selezione di quattro Cru di Barolo Docg (Bussia, Persiera, Perno, Ravera) e un Barolo Docg Riserva. Parallelamente, la linea dedicata all’Alta Langa rappresenta un ambito di produzione selettivo e ristretto, frutto di vigneti di recente acquisizione. In questo contesto si sperimentano approcci vinicoli d’avanguardia, con un focus particolare sulla produzione di spumanti creati con méthode champenoise, detto anche metodo classico: il vigneto Saffirio situato a Murazzano è dedicato esclusivamente alla produzione di Alta Langa Docg, firmato Sara Vezza e prodotto appunto secondo questo metodo. La linea si compieta con il Nebbiolo d’Alba Spumante Brut Rosè Doc e un Vermouth Rosso di Torino.
Per saperne di più o prenotare degustazioni, visite in cantina, picnic nelle vigne e caccia al tartufo: josettasaffirio.com