Per alcuni mesi ogni anno, il pavimento del Duomo di Siena emerge dalle sue coperture protettive, rivelando uno dei cicli narrativi più straordinari dell’arte occidentale. Quest’anno, in occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, la scopertura assume un significato speciale: il tema scelto, “Il Sommo Bene”, riprende una preghiera attribuita al Santo dopo le Stimmate, e il pavimento diventa un percorso simbolico verso la sapienza divina. Fino al 15 novembre si possono ammirare le 56 opere realizzate in sei secoli.
Il programma iconografico, sviluppato tra il XIV e il XIX secolo, traccia il cammino dell’umanità verso la conoscenza di Dio, dalle Sibille pagane ai profeti biblici, fino alle allegorie delle virtù. Tra le tarsie più significative spicca quella di Cratete di Tebe, il filosofo cinico che, secondo la tradizione, gettò in mare le proprie ricchezze per dedicarsi alla ricerca della sapienza, un’immagine che riecheggia gli ideali francescani di povertà e rinuncia.
Realizzato con le tecniche del commesso marmoreo e del graffito, il pavimento raccoglie i cartoni di oltre 40 artisti, tra cui Pinturicchio, Domenico Beccafumi e Matteo di Giovanni. Le prime tarsie, avviate nel Trecento, furono incise su lastre di marmo bianco e riempite di stucco nero; le sezioni successive incorporarono marmi colorati accostati come in un mosaico lapideo, raggiungendo quel livello di raffinatezza che spinse Giorgio Vasari a definirlo “il più bello, grande e magnifico pavimento mai fatto”.
Un’esperienza imperdibile è “Il clavigero del Duomo – Per primi in Cattedrale”, un tour esclusivo al mattino presto (7.30–8.45) che consente a piccoli gruppi di assistere al risveglio della cattedrale: apertura delle porte, accensione delle luci e un percorso dietro le quinte attraverso la Libreria Piccolomini e i passaggi superiori della navata, fino all’apertura della “Porta del Cielo”.
Prenotazioni: www.operaduomo.siena.it; tel. +39 0577 286300.

