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Il corso del Mincio

Primo autunno in dolcezza. Ideale per una gita alla scoperta del fiume che insegna a non fidarsi delle apparenze

di Laura Ferrari

Turismo di nicchia, minore, lento, dolce. Sono un po’ questi i connotati con cui si presenta, nell’immaginario dei viaggiatori, una gita sul Mincio e nei suoi dintorni. Sappiate che non è vero.

A cominciare dalle infinite modalità che il Parco del Mincio (16mila ettari che si snodano lungo tutto il percorso del fiume) offre per far conoscere il proprio territorio, aperto una “nicchia” di persone qualunque età e abilità (dai bambini in passeggino agli sportivi incalliti), che può muoversi a piedi, in canoa, in bici, in motonave, con lo sguardo vigile o svagato, da soli o in compagnia.

Lentezza e dolcezza fanno sì parte del ventaglio di atmosfere che accompagnano il viaggio, forse sono quelle che emergono con più facilità, ma a ben guardare, le suggestioni che trapelano dal Mincio sono, anche in questo caso, infinitamente ricche e sfaccettate.

Il primo sguardo è estremamente rasserenante. Quando gli argini artificiali che ne imbrigliano il corso scompaiono e il fiume si apre nella pianura, rallentando e tracciando sinuosi meandri, il Mincio offre uno scorcio che non ha età. E’ l’archetipo fluviale, appartiene a una forma primitiva, che riaffiora osservando il corso d’acqua nel suo tratto mediano, tra Pozzolo e Rivalta.

Acque imperturbabili che solcano muraglie di verde, il volo di un airone con l’inconfondibile collo ripiegato a “s”, il profilo di una città antica, colline basse e dolci su cui far correre lo sguardo in lontananza. Anche la vista dei campi lavorati si inserisce nel quadro come se l’elemento antropico rivelasse un’armonia millenaria con l’ambiente naturale. Ma l’approccio bucolico è parziale e riduttivo e ci si accorge che questo territorio è ricco di chiavi di lettura diverse. Che suggeriscono conflitti, vitalità, contaminazioni.

La storia, ad esempio, ha visto in quelle terre terribili bagni di sangue. Il Mincio attraversa una zona di confine fra Lombardia e Veneto e nei pressi delle sue rive si sono consumate le più importanti battaglie risorgimentali. Si può cogliere l’eco di quei conflitti visitando Volta Mantovana, che domina la pianura dal cucuzzolo di una delle prime colline moreniche che si addensano verso nord, fino al Lago di Garda. Affacciati alla terrazza (che sovrasta un suggestivo giardino all’italiana) o a una delle finestre dello splendido Palazzo Gonzaga si può distinguere il teatro di quelle guerre. Si comprende perché Carlo Alberto elesse questo luogo a quartier generale durante le battaglie di Custoza, Goito e Peschiera. E perché, durante la seconda guerra di indipendenza, l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe prima e, successivamente, dopo la carneficina di Solferino e San Martino, Napoleone III, occuparono le camere della villa. Il fiume dista pochi chilometri e scorre ancora come quando fungeva da spartiacque tra i due eserciti, straziati dai cruenti scontri che segnarono la nascita della nazione (arriverà a Goito dopo aver percorso, da Peschiera, un dislivello di 34 metri in 28 chilometri, per poi rallentare il suo corso).

Le stesse “Valli del Mincio”, una palude vasta oltre mille ettari, devono la propria origine a un movente bellico: creare una cintura d’acqua a difesa di Mantova. Così la città è stata circondata da quattro specchi d’acqua (il lago Superiore, di Mezzo, Inferiore e Paiolo, quest’ultimo eliminato nel ‘600) originati dagli ingegnosi sbarramenti sul fiume che realizzò Alberto Pitentino nel XII secolo. L’abile ingegnere idraulico oltre a rendere Mantova inespugnabile come un’isola, aveva posto le basi di quell’ampia varietà di habitat ricchi di biodiversità che divennero fonte di sostentamento e guadagno per le popolazioni locali.

Ancora oggi i ‘laghi’ sono caratterizzati da una sorprendente vegetazione dove è facile osservare colonie di airone rosso, falchi di palude, la sagoma tozza delle sgarze ciuffetto, martin pescatori dai riflessi di smeraldo. Qualche chilometro più a Nord, nei pressi di Goito, è possibile vedere le cicogne bianche andare e venire planando sui nidi nel Parco Bertone, bosco e giardino romantico, deputato al reinserimento della ‘regina dei cieli’.

Un vero e proprio eden da scoprire passeggiando, pagaiando o pedalando lungo la ciclabile che, grazie alle sue recente estensioni permette ormai di muoversi su due ruote dal lago di Garda fino all’Adriatico.

Un territorio di grande ricchezza, ma anche di grande vulnerabilità.

Solcando con un’imbarcazione (il parco del Mincio organizza interessanti e piacevoli escursioni sul fiume) le praterie di fiori di loto che ormai hanno colonizzato il lago Superiore, è facile anche in questo caso cedere all’impressione di trovarsi in un ambiente pigro e sereno. Ma la calma che regna in superficie dissimula la lotta sommersa del delicato ecosistema: basti pensare che quel bellissimo fiore originario del Sud Est asiatico si è tanto diffuso da diventare infestante e, anno dopo anno, sottrae sempre maggior spazio alla vegetazione autoctona creando una coltre ‘asfissiante’, in un habitat che già richiede molte cure per contrastare l’inquinamento e il progressivo interrimento dell’alveo fluviale. E’ difficile resistere alla tentazione di abbandonarsi spensierati al relax palustre, facendosi cullare da quelle acque tranquille. Ma è altresì difficile ignorare le silenziose battaglie che il fiume conduce ogni giorno per difendere il proprio equilibrio e non provare un moto di solidarietà incondizionata nei confronti di chi si adopera a curare con passione la zona umida delle Valli del Mincio e a promuoverne la sua autenticità.

Quando si riconoscono gli sforzi per preservare un ambiente così particolare (riconosciuto Zona umida di importanza internazionale) e si è partecipi di una bellezza che sappiamo non essere scontata, ecco che il paesaggio che faceva da cornice a quella lenta e dolce gita fuori porta diventa una realtà preziosa, agguerrita, capace di smuovere emozioni sincere dai nostri fondali limacciosi.

L’ente Parco del Mincio è capofila del progetto integrato “Terre del Mincio, waterfront dal Garda al Po”, che insieme ad altri 18 partner si impegna nella valorizzazione del territorio, organizzando numerose iniziative ricche di interesse. Natura, arte, storia, gastronomia sono solo alcuni degli spunti per indimenticabili visite da condurre a piedi, in barca, in bicicletta, con la guida di esperti di ogni settore.

Parco del Mincio
piazza Porta Giulia 10, Mantova
tel. 0376/22831, info@parcodelmincio.it,  www.parcodelmincio.it

Dormire
Ostello
di Rivalta sul Mincio, struttura accogliente in piccolo borgo di pescatori alle porte di Mantova. Camerata, camere per famiglie e singole. Prezzi dai 17 ai 23 euro. (www.ostellodelmincio.it, info@ostellodelmincio.it, tel. 340 9300509).