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Il Castello della biodiversità

Un affaccio antico su una piccola valle del Chianti, un progetto di ospitalità e agricoltura biologica disegnato intorno al vino

Da oltre mille anni il Castello di Meleto domina una piccola valle del Chianti. Da questa collina tutela da sempre le proprie terre e i propri vigneti. Le testimonianze più antiche su Meleto risalgono all’XI secolo, periodo in cui il sito apparteneva ai monaci Benedettini della Badia a Coltibuono. Nel 1256, nel Libro degli Estimi dei Guelfi fiorentini, si cita per la prima volta il nome “Meleto in Chianti” come proprietà “turrim ed domum positas” di una famiglia feudale locale di cui è noto solo il nome di un Guardellotto che, a causa di contrasti con l’imperatore Federico I Barbarossa, venne privato dei suoi possedimenti.

Prossimo al confine tra i territori delle Repubbliche di Firenze e di Siena, il castello fu dapprima uno strategico baluardo fiorentino. In seguito, si distinse tra le principali fortificazioni nel Terziere di Gaiole della Lega del Chianti, diventando un’ambita preda tra i due contendenti senza tuttavia subire conversioni né gravi distruzioni.

Nella seconda metà del XV secolo, la trasformazione in fattoria poderale testimonia i cambiamenti che per il castello si susseguirono durante il Rinascimento fino al XVIII secolo, quando ormai il pericolo di assedi era lontano. Nel Settecento, infatti, il castello fu trasformato in una villa nobiliare di campagna, con stanze decorate e affrescate seguendo lo stile e i dettami dell’epoca. L’aspetto rinnovato provava non solo lo status dei possidenti ma anche i valori umanistici acquisiti. e un nuovo gusto dell’abitare fuori città, legato alla visione del paesaggio e dell’arte al centro della vita di una società aperta ad accogliere quelle ispirazioni culturali dall’Umanesimo in avanti, fino all’Età Contemporanea.

 

Meleto fu al centro di questo vivo contesto. Giovanni Francesco di Ricasoli, che era solito convocare la Compagnia degli Accesi per intrattenere familiari e amici ospiti, fece costruire, nel 1741, un teatrino nel castello, allo scopo di portare varietà e novità culturali all’interno del borgo. Posto in una sala cui si accede dal cortile interno, il teatrino conserva ancora oggi, oltre al palcoscenico, sette scenografie originali e rappresenta nel suo insieme un esempio eccezionalmente conservato di architettura settecentesca, prezioso e raro se visto come parte di una residenza privata di famiglia. 

Le variazioni nella destinazione d’uso hanno permesso la conservazione del Castello di Meleto quasi nella sua totalità, uno dei pochi esempi della zona a non essere stato rimaneggiato. Oggi Castello di Meleto investe il 30% del fatturato nella manutenzione della struttura. 

Dagli anni Sessanta, Castello di Meleto società agricola si impegnò nel restauro dell’antico maniero e nel ripristino delle proprietà agricole, valorizzando la vocazione vitivinicola del territorio.  Il compito di riportare l’interno del Castello agli splendori di un tempo fu assegnato da Napoleone Franceschetti, all’epoca amministratore della società, a Cesare Olmastroni, artista e restauratore toscano. Con questa prima collaborazione il Castello di Meleto tornò ad essere un centro di attività culturale per il territorio, all’insegna del mecenatismo che ha reso grande la Toscana nei secoli.

Olmastroni eliminò da pareti e infissi la vernice verde scoprendo così, sotto lo spesso strato di colore, le decorazioni originali che abbellivano alcuni locali del castello. Affreschi risalenti al Settecento vennero alla luce nella Sala dello Stemma, nella Sala del Consiglio e sul soffitto della Sala della Stufa. Anche sulle porte interne affiorarono ricche decorazioni che spesso richiamavano le attività agricole di Meleto, prima fra tutte la produzione di vino. Si decise quindi di riprendere lo stile di queste pitture nell’intero corpo centrale del castello, facendo rivivere l’anima signorile dell’antico maniero. Nella sola Sala della Mappa Olmastroni decise di mantenere la tonalità verde murale, e la utilizzò come base per realizzare ex-novo la cartina geografica che ha battezzato la stanza. 

Castello di Meleto è la più grande azienda biologica del Chianti Classico, custode di oltre 800 ettari di bosco, 150 di vigne e 15 tra uliveti, allevamenti bradi di cinta senese e spazi dedicati all’apicoltura e oggi diventato anche una splendida struttura ricettiva.

L’azienda pratica agricoltura biologica dal 2018 e ha anche eliminato, la raccolta meccanizzata in ogni suo vigneto: un impegno significativo e oneroso, che si traduce in un impiego di ben 80 ore di lavoro, solo durante la vendemmia, per ogni ettaro vitato, contro le 9 che sarebbero richieste dalla vendemmia meccanica.

A partire dal 2017, inoltre, ha diminuito la quantità di vetro utilizzata nell’imbottigliamento dei vini. con un risparmio di vetro di oltre 53 mila chilogrammi, l’equivalente di dieci elefanti o un capodoglio e gli oltre 800 ettari di bosco di proprietà con la loro fotosintesi consentono l’assorbimento di più di 9000 tonnellate di CO2, pari alle emissioni prodotte da mezzo milione di viaggi in treno da Firenze a Roma!

«Lavorare con attenzione alla salvaguardia dell’ambiente che ci circonda è un modus operandi imprescindibile per Castello di Meleto – dichiara Michele Contartese, Direttore Generale dell’azienda – non esistono scuse né bandiere e ogni piccola decisione può fare la differenza. Questa terra è il bene più prezioso che abbiamo ed è nostro dovere impegnarci per migliorare il modo in cui ci viviamo e produciamo, lavorando nella ricerca e facendo tutto il possibile per essere inquilini rispettosi di questo ecosistema».

Ad accompagnare le attività di Castello di Meleto a supporto della biodiversità, anche il Parco delle Api, un’oasi di due ettari in cui trenta specie tra alberi da fiore, arbusti e erbacee sono dimora per oltre 3 milioni di api ogni anno.

Castello di Meleto è il simbolo di Gaiole in Chianti, uno dei comuni più alti della denominazione e se la fisionomia esterna del Castello è rimasta quasi immutata, molto invece è cambiato nella sua storia recente, che inizia nel 1968 con la “Operazione Vigneti”, primo crowdfunding italiano nel mondo del vino, grazie all’intuizione di Gianni Mazzocchi, editore di Quattroruote e Quattrosoldi. 

Quest’ultima rivista era dedicata ad appassionati di economia e finanza: e a questi lettori fu proposto di acquistare delle quote di un patrimonio italiano che rischiava di venire abbandonato. Nasce così Viticola Toscana, oggi Castello di Meleto Società Agricola, proprietaria del Castello e degli oltre 1100 ettari di terreno. Grazie ad uno spirito imprenditoriale innovativo, è stata compiuta in questi anni una vera rivoluzione che l’ha portata ad essere un’azienda, che unisce la vocazione turistica a quella vitivinicola e agricola. Grazie ad uno staff giovane, l’azienda è oggi un modello di produzione sostenibile in tre direzioni: ambientale, sociale ed economica. 

Castello di Meleto è la realizzazione di un sogno di persone come tante che, mettendo assieme le forze e i propri risparmi, hanno realizzato qualcosa di straordinario. Per questo, più che in qualsiasi altro posto, si dà valore alle persone. “L’età media di chi lavora a Meleto è 45 anni, un’anomalia per un’azienda in un territorio tanto tradizionale”. Un’anomalia che rappresenta una ricchezza: è anche grazie alla mentalità giovane e dinamica che si attuano tante scelte. 

A Castello di Meleto la sostenibilità ambientale parte da lontano. Uno degli aspetti più importanti è il mantenimento del bosco, esteso su più di 800 ettari, che ogni anno richiede una manutenzione di centinaia   di ore di lavoro per conservarlo in buono stato. Oltre alla depurazione dell’aria, il bosco permette di conservare specie di animali e di piante che rischierebbero l’estinzione e che sono utili per l’equilibrio del vigneto. L’ambiente salubre è confermato dall’allevamento delle api, che fungono da indicatore affidabile dello stato di salute dell’aria essendo particolarmente sensibili all’inquinamento, motivo che ha messo a repentaglio molte loro popolazioni in tutta Italia. Proprio per far fronte all’estinzione di questo insetto, indispensabile per la sopravvivenza della biodiversità e dell’agricoltura stessa, Castello di Meleto ha avviato nel 2020 l’iniziativa Nel Nome dell’Ape, che permette a chi condivide la filosofia dell’azienda di “adottare” un’arnia, con l’obiettivo di promuovere la ripopolazione delle api nel territorio. Grazie al successo del progetto l’allevamento, partito con 20 arnie, ospita oggi più di 90 famiglie, per un totale di più di 3,2 milioni di api all’anno, da cui si produce un ottimo miele biologico. Il progetto è stato ampliato con la realizzazione del Parco delle Api, un ettaro e mezzo di alberi e fiori destinati a diventare un vero e proprio paradiso per questi insetti, ma anche un luogo didattico per grandi e piccini.

Nell’economia agricola si inserisce poi la coltivazione dell’olivo, da cui si produce olio extra vergine di oliva biologico. A Castello di Meleto si allevano infine allo stato brado maialini di Cinta Senese, la razza locale caratterizzata da ottime carni che diventano salumi preziosi.

Nei suoi quasi mille anni di storia, la produzione del vino ha sempre accompagnato Castello di Meleto e oggi l’obiettivo è fare esprimere al meglio il “talento” di questo luogo. Ad attraversare le sue terre è il torrente Massellone, un tempo chiamato Clante, dal cui nome pare derivi la parola Chianti.  Castello di Meleto si estende su 130 ettari di vigneto, suddivisi in 4 aree diverse per composizione dei suoli, clima e altimetria. Grazie alla collaborazione con l’agronomo Ruggero Mazzilli, l’azienda ha raggiunto traguardi importanti come la certificazione biologica e introdotto pratiche sempre più in armonia con l’ambiente. Il monitoraggio delle malattie avviene attraverso un sistema innovativo: la disposizione di 7 centraline collegate con una serie di 21 sensori distribuiti tra i filari di tutte le vigne, che scambiano i dati in modo wifi e avvertono quando si manifesta un rischio di infezione o di presenza di patogeni in modo che sia trattata tempestivamente esclusivamente la zona interessata.  Sebbene questa tecnologia si conosca già, Castello di Meleto è la prima azienda in Italia a utilizzarla su grandi distanze. La lotta alle malattie passa anche per la prevenzione con sperimentazioni come quella su piante di senape che pare funga da deterrente dell’oidio.Grazie a questa filosofia Castello di Meleto è entrato nel Bio Distretto del Chianti, uno dei primi esempi di biodistretti a livello nazionale. per la gestione sostenibile delle risorse locali a tutti i livelli, partendo dal modello biologico di produzione e consumo.  

Grazie all’estensione della proprietà e alla lunga storia della viticoltura a Meleto, nei secoli sono stati selezionati i terreni più vocati, divisi in quattro zone diverse per clima, pendenze, esposizione, composizione dei suoli e altimetria.

Meleto: si trova in posizione limitrofa al castello ed è la zona più calda e più riparata dal vento. Accanto al Sangiovese, sono presenti Merlot, Vermentino e Trebbiano..  

San Piero in Avenano: è la zona confinante con la Pieve di Spaltenna, edificio romanico di proprietà di Castello di Meleto. È l’area più aperta e ventilata. Qui è concentrata la produzione del Vermentino, accanto al Sangiovese e a piccole percentuali di Malvasia Nera e Merlot. In quest’area si trova Camboi, un vigneto dedicato esclusivamente alla Malvasia Nera del Chianti, dalla quale nasce l’omonimo vino, prodotto da viti di 30 – 40 anni.

Poggiarso: è la più arida e la più fredda tra le tenute Il Sangiovese trova condizioni climatiche estreme, che determinano una scarsa produzione ma alta qualità dei vini grazie alle forti escursioni termiche tra giorno e notte, soprattutto in estate. Qui, nasce Vigna Poggiarso Chianti Classico Gran Selezione.

Casi: situata nella valle sotto al borgo medievale di Vertine, presenta un clima temperato grazie anche alla presenza di boschi che la circondano. Il Sangiovese è, come nelle altre macrozone, il protagonista e qui trova condizioni ideali di terreno caldo e clima fresco, che permane anche nei periodi più siccitosi. In quest’area si trova Parabuio, l’unico vitigno internazionale dei cru di Castello di Meleto – il Merlot – dal quale nasce l’omonimo vino. 

Tutte le uve prodotte nei vigneti di proprietà sono vinificate nella cantina, creata quaranta anni fa e ristrutturata di recente, dove lavora l’enologo Alberto Stella, con la consulenza di Valentino Ciarla. Le uve, raccolte esclusivamente a mano, vengono mantenute separate per parcella, tanto che si compiono fino a 100 vinificazioni diverse. Si stanno aumentando al massimo le selezioni in vigna che hanno portato ad effettuare più di 70 microvinificazioni parcellizzate per vigna e microaree, con fermentazioni in acciaio, vasche di cemento e tonneaux aperti con alcune piccole sperimentazioni con macerazioni lunghe sui raspi.

Potendo contare su un’estensione di ben 130 ettari vitati solo le uve migliori vengono selezionate per dare origine ai vini firmati Castello di Meleto e Borgaio. I grappoli destinati ai vini bandiera sono sottoposti ad una doppia selezione, la prima in vigneto al momento della raccolta, la seconda sul tavolo di cernita, dove ogni grappolo viene controllato manualmente da operatori esperti.  In questo modo le uve perfettamente sane permettono di ridurre l’uso di anidride solforosa così come di usare, per le produzioni del Vigna Casi e del Camboi, le fermentazioni spontanee, innescate dai lieviti autoctoni presenti sulle uve. Si ottengono così vini di maggiore tipicità, davvero unici. 

Anche la cantina è studiata per ridurre l’impatto ambientale, in particolare il consumo di energia. Per questo Castello di Meleto dispone di un impianto fotovoltaico di 500 mq, che rende l’azienda energeticamente autonoma in tutta la produzione vitivinicola e amministrativa con una produzione di 72.000 kWh di energia pulita che portano al risparmio di 40 tonnellate di anidride carbonica. Per ottimizzare la produzione di energia è ora allo studio una batteria di accumulo che permetta lo stoccaggio e l’utilizzo nel corso di tutto l’anno. 

La salvaguardia dell’ambiente passa anche per la conservazione dello splendido paesaggio toscano. su questa strada: sono stati restaurati e recuperati: 7 suites in Castello, 4 stanze in stile toscano in Canonica e 11 appartamenti nel Borgo Medievale. Questi appartamenti nelle antiche case coloniche sono pensati per chi desidera assaporare l’ambiente della classica campagna toscana. Due di queste residenze sono addossate al castello mentre altre due si trovano a pochi passi dalla fortificazione. La Casanova, invece, è in collina con vista sul Castello e sulla Valle del Chianti. Le 24 camere sono dotate dei migliori comfort, qui il viaggiatore si troverà nel tipico ambiente toscano, e potrà rilassarsi nella terrazza o nel giardino privati e nelle calde giornate estive potrà rinfrescarsi in una delle due grandi piscine esterne che si affacciano sul paesaggio bucolico. Le camere che si trovano all’interno del Castello di Meleto riportano invece alla mente atmosfere romantiche, tra sogno e fiaba con letti a baldacchino e travi a vista, e nella corte si gode della vista sul giardino delle erbe. La Torre di Guardia offre sette suites curate nei dettagli, per un soggiorno da ricordare. Completa questa esperienza, in un’atmosfera d’altri tempi la prima colazione di Alina, servita nell’antica cucina davanti al grande camino. 

Il vino come prodotto simbolico del Castello è al centro di diverse attività: Wine maker per un giorno, evento in cui gli ospiti del castello diventano vinificatori creativi progettando e realizzando il vino dei propri sogni, oppure i pic-nic in vigneto e i corsi di cucina tradizionale con le cuoche locali, oppure i corsi di degustazione. Aperte a tutti sono poi le passeggiate nei vigneti, pensate per tutte le età, per respirare a pieni polmoni la natura e vivere il territorio a piedi.

Esiste poi il Wine Club, una tessera che consente di partecipare al mondo di Castello di Meleto, anche da casa. Grazie a questa iniziativa, gli appassionati possono scegliere se diventare Ambasciatori o Custodi del Castello di Meleto. Per i sottoscrittori del Wine Club sono stati pensati anche eventi a tema, dall’accesso alle vendite En Primeur alle visite personalizzate, fino alla possibilità di personalizzare le bottiglie inserendo un proprio messaggio sull’etichetta. 

L’enoteca è un luogo del Castello di Meleto in cui si può respirare la storia toccando muri che hanno visto mille anni di battaglie, lotte, passioni, successi e sconfitte, assaporando al contempo un calice di vino in un ambiente dal design moderno, dove le opere d’arte contemporanea dialogano con i libri antichi dell’archivio storico aziendale. E’ il luogo ideale per degustare tutti i vini firmati Castello di Meleto, dal Chianti Classico al Metodo Classico Rosé. Qui, si possono assaggiare anche i formaggi e i salumi prodotti con i maialini Cinta Senese allevati bradi nella fattoria, acquistare una bottiglia d’olio extravergine d’oliva ricavato dagli oliveti della proprietà, o un vasetto di miele di produzione propria o una selezione di specialità tipiche. Si può anche partecipare alle molte iniziative. L’enoteca, infatti, ospita degustazioni, corsi e mostre. Per i più esigenti, è a disposizione l’area riservata della “sala vip”.

L’Osteria Meleto, che si trova ai piedi del Castello dove era la fornace dei mattoni usati per costruire i casali di Gaiole, è guidata da Jonathan Rampi e Lara Valentini – già proprietari de La Casa del Buono di Terranuova Bracciolini (AR). E’ un ambiente affascinante dove assaporare i piatti della tradizione toscana fatti con prodotti del territorio a filiera corta, talvolta a “metro zero”. 

Inoltre numerosi eventi sono organizzati durante tutto l’anno nel  teatro di corte del Settecento, per rivivere i periodi storici di cui il castello è stato protagonista e le scenografie originali fanno da sfondo agli spettacoli teatrali.

Le sale del castello e le cantine sotterranee ricevono oltre  15.000 visitatori ogni anno. L’area del Castello di Meleto può essere visitata optando per il noleggio di E-Bike ma anche organizzando un private tour a bordo di un pick up accompagnati da un esperto,  per godere di un’esperienza unica alla scoperta del vino