EDITORIAL

I carri degli Dei

Al Museo delle Culture di Lugano una spettacolare mostra di arte indiana racconta i maestosi carri da processione. Millenari protagonisti delle celebrazioni induiste

Carri da processione in Karnataka, India.
Carri da processione in Karnataka, India. © FCM/MUSEC, Lugano

Ci sono mostre particolari che segnano uno spartiacque di eccellenza nel proprio campo. A questo genere di mostre, frutto di molti anni di ricerca, appartiene I carri degli Dei, in corso al Museo delle Culture di Lugano fino al al 10 marzo 2024.  Cuore dell’esposizione sono 54 meravigliose sculture in legno che adornavano sontuosi e maestosi carri da processione – alti fino a 30 metri – tipici delle celebrazioni religiose induiste, soprattutto nell’India meridionale.

È una tradizione millenaria ma tuttora vivissima, documentata con sapienza scientifica e raccontata con passione dalla indologa Giulia Bellentani, curatrice pure del raffinato catalogo Mahotsava. La festa dei carri divini (edizioni FCM). Mahotsava significa “grande festa” perché questo sono le processioni induiste con i carri, evento culmine per i fedeli induisti. E anche mostra e catalogo appaiono a noi visitatori/lettori come un Mahotsava per gli occhi.

Dalla mostra I carri degli Dei.
Auriga e cavalli, dalla mostra I carri degli Dei. © FCM/MUSEC, Lugano

«I carri presentano spesso raffigurazioni che rimandano al tema della regalità, con guerrieri, cavalli, cavalieri e leongrifi», scrive Giulia Bellentani. «Nonché alla celebrazione della fertilità, con immagini di parti e scene dall’esplicito contenuto erotico. Vi sono poi soggetti che rimandano più genericamente all’ambito festivo, gioioso e celebrativo, con musicanti e danzatrici. La maggioranza dei soggetti rappresentati appartiene tuttavia alla sfera del divino: dei e dee nelle loro molteplici manifestazioni, antropomorfe e non, rappresentati secondo l’iconografia canonizzata nei secoli».

«Assistere a una festa dei carri significa ricevere benedizioni divine», scrive ancora Bellentani. «Partecipare a un evento pubblico che coinvolge e struttura l’intera comunità, essere coinvolti in una gioiosa ebbrezza collettiva con musiche e danze, osservare una lunga sequela di complessi eventi rituali elaborati nel corso dei secoli e, non da ultimo, rimanere rapiti dall’imponenza dei carri e dalla minuziosità delle loro decorazioni».

Di queste “grandi feste” si può apprezzare virtualmente l’atmosfera grazie al fatto che la mostra luganese presenta un raro filmato realizzato nel 1930 dall’artista e indologa svizzera Alice Boner a Puri nell’ Orissa (India orientale).

Particolare da una pannello celebrativo delle nozze fra Shiva e Parvati. Dalla mostra I carri deglli Dei. Dalla mostra I carri degli Dei.
Particolare da una pannello celebrativo delle nozze fra Shiva e Parvati. Dalla mostra I carri degli Dei.  © FCM/MUSEC, Lugano

Con questa mostra il Musec di Lugano conferma una tradizione espositiva di alta qualità e una continuativa attenzione alle culture dell’Asia. Come già nel caso della mostra Japan Arts and Life. The Montgomery Collection, di cui avevamo parlato in questo articolo.

Ma torniamo a I carri degli Dei. In quarant’anni di frequentazione dell’India è capitato anche a me di imbattermi in queste spettacolari processioni di carri cerimoniali: la mia foto qui sotto, risalente al 2017, illustra un momento del Mahashivaratri svoltosi a Rameswaram, sull’isola di Pamban in Tamil Nadu. Per una comprensione di tali “grandi feste” e delle loro implicazioni nella cultura indiana il lavoro di Bellentani rimarrà per me (e credo non solo per me) un fondamentale punto di riferimento.

Fedeli hindu tirano un carro da processione in Tamil Nadu, India. Foto di Marco Restelli
Fedeli induisti trascinano un carro da processione in Tamil Nadu, India. © Marco Restelli