A Noventa Padovana non c’è il mare, però cominciano le prime ville palladiane della Riviera del Brenta, quelle splendide residenze di campagna tutte timpani, pronai e colonne, un tempo sede di villeggiatura dei nobili veneziani, che in cadenzata sequenza uniscono la città del Santo alla laguna di Venezia.
A Noventa Padovana non c’è attività di pesca, eppure per tradizione commerciale secolare, quel borgo alle porte di Padova era un tempo il crocevia privilegiato tra mare, pianura e montagna: un polo distributivo strategico dove gli scambi economici avvenivano regolarmente e agevolmente e qualche materia prima, più di altre, piaceva, si imponeva e rimaneva sul territorio.
È stato questo il destino del moscardino grigio, comunemente chiamato folpo e ora diventato prodotto fortemente identitario della cittadina di Noventa Padovana, da quando le cuoche nelle loro case, fin dal lontano 1776, seppero trasformarlo in ghiotta pietanza con l’aggiunta di vino rosso, tanto da farlo diventare il fulcro di una festa paesana – la Fiera del Folpo – che si tiene tuttora ogni quarta domenica di ottobre.
Un appetibile denominatore comune
Il folpo di Noventa è ciò che più di altri elementi distintivi caratterizza il distretto del commercio alimentare recentemente costituito con il confinante Comune di Stra (Venezia): un’iniziativa della Regione Veneto in collaborazione con le associazioni di categoria che – come ha ricordato l’assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato – «alla voce cibo ha investito 46,6 milioni di euro con progetti che hanno coinvolto 330 comuni».
È ora compito delle amministrazioni locali, in sinergia fra enti, imprese e operatori, preservare, continuare e divulgare queste squisite peculiarità. Ed è così che, in aggiunta all’antichissima fiera del folpo annuale (arrivata ad attrarre quasi 200 mila persone a ogni edizione), si è aggiunta ora l’idea di un concorso gastronomico per sviluppare idee e progetti che coinvolgano i ristoratori locali.
Il moscardino grigio sul trono delle eccellenze gastronomiche
L’iniziativa è stata intitolata “Re Folpo”, proprio per rendere sovrano un piatto che mette sul trono tutta la tradizione gastronomica del territorio. «Occorre valorizzare questo prodotto tutto l’anno, non solamente durante i 6 giorni della fiera» ha osservato l’assessore del Comune di Noventa padovana Davide Iafelice. «Trattandosi di una eccellenza distintiva del nostro paese, è bene anche destagionalizzarlo e fare in modo che questo piatto diventi un volano turistico per Noventa, decontestualizzato dalla kermesse oceanica autunnale». Il concorso Re Folpo coinvolgerà 11 ristoranti del territorio nei quali i rispettivi chef si sfideranno dietro ai fornelli per interpretare il moscardino grigio (che ha ricevuto nel frattempo la Denominazione Comunale) ciascuno con un tocco distintivo.
Re folpo: un contest
Il narratore del gusto Michele Pigozzo ha spiegato il regolamento della competizione: una giuria di esperti, in postazioni di assaggio, compilerà le schede tecniche per la valutazione delle caratteristiche sensoriali di ogni piatto. Ovviamente un regolamento disciplinerà la gustosa competizione che ha per tema centrale questa prelibatezza a otto tentacoli che, proprio per lo stretto legame con il territorio, ha finalmente ottenuto la De.Co, la Denominazione Comunale.
Noventa, infatti, non sarebbe Noventa senza il folpo, e il folpo non sarebbe così famoso senza Noventa. Dopo una scrupolosa ricostruzione storica sulle base delle informazioni tramandate oralmente dagli avi, sono rinvenuti anche dei documenti scritti che confermano la componente territoriale: il Piovego era l’autostrada fluviale principale del commercio di prodotti ittici, punto di snodo tra le importazioni del mare e le esportazioni nei mercati rionali. È stato così che Noventa è diventata, oltre che punto di compravendita, anche luogo di convivialità e aggregazione. E che il folpo da street food da mangiare in piedi fa ora ritorno nei menu dei migliori ristoranti del posto per essere consumato comodamente.
Cibo e idee, ghiotte occasioni di scambi
Agli amministratori locali che come il sindaco di Noventa Padovana, Marcello Bano, si trovano di fronte alle sfide sociali per la costruzione di economie resilienti, vengono richiesti visione e coraggio per dare risposte immediate ai cittadini, e al contempo una programmazione a medio e lungo termine con un computo di investimenti. Ecco quindi che una ricchezza già presente come un prodotto tipico e fortemente identitario, ricco di un portato di cultura secolare come il folpo, può diventare il giusto volano per favorire lo sviluppo sostenibile ancorato al passato e con la giusta proiezione verso il futuro.
Va da sè che la fiera del folpo di Noventa Padovana rappresenta al meglio questo paradigma: il saporito mollusco è parte essenziale della comunità e, a partire dalla lavorazione fino alla conservazione, è partecipe di una ritualità che è sempre stata il motore che ha alimentato la collettività con aperture culturali anche all’estero, grazie al gemellaggio con il pulpo della Galizia. Non solo un evento comunitario, dunque, ma anche un momento di condivisione che abbatte le barriere e unisce le persone. Un’occasione ghiotta di scambio di cibo ma anche di idee: gli ingredienti giusti per incentivare il turismo gastronomico che tanto piace e molto serve a far conoscere i piccoli centri anche al di fuori dei confini nazionali.