HOSPITALITY

Ecco come un hotel può rigenerare un intero territorio

Borgo Egnazia ha assunto un agronomo che sorveglia sulla biodiversità e introduce una nuova idea di benessere che dalla terra e arriva alle persone e oltre

L’anno scorso, a Borgo Egnazia, ha preso vita un progetto di rigenerazione che, partito con l’agricoltura, mira a un cambiamento profondo dell’impatto dell’hotel sull’ambiente naturale e umano che lo circonda. In questo contesto sono arrivate le arnie. Non è scontato che le api si ambientino dove vengono sistemate. Anzi. Eppure a Borgo è successo: lo sciame si è sdoppiato dando vita a una nuova famiglia a poca distanza. Praticamente un miracolo insperato.

Angelo Giordano archivia i semi raccolti in Puglia e in giro per il mondo per la Casa delle Sementi, a Borgo Egnazia.
Uno delle 230 varietà di pomodori piantati a Borgo Egnazia.

Per intraprendere questo nuovo percorso, a Borgo è stato assunto un agronomo. Angelo Giordano però non è il solito “massimo esperto”, bensì un ricercatore olistico che alle aule universitarie ha preferito i campi, come tradiscono le unghie nere di terra e il viso abbronzato. Crede nella scienza – è lì che si è formato – ma è vicino al buddismo tibetano, studia i testi mistici di Franco Battiato, crede nella cultura contadina con secoli di esperienza e saggezza alle spalle e la capacità di ascoltare la natura: osservare il tempo, le stagioni, i consigli degli anziani, che hanno passato una vita a coltivare e raccogliere ortaggi sani e gustosi come una volta. Forte di quell’intenzione che rende possibile ciò che sembra impossibile, Angelo lavora per trasformare il Borgo in un ecosistema modello, partendo dalla dall’agricoltura organica rigenerativa, non come religione, ma come strumento per interpretare correttamente la realtà.

In meno di un anno, con la mandorla doppia portafortuna del Salento in tasca e le teorie della fisica quantistica in testa, Angelo ha innescato una rivoluzione che va oltre l’agricoltura e i terreni. Ha voluto due compostiere dove, ogni giorno, milioni di lombrichi trasformano 80 chili di rifiuti organici in concime che sa di bosco. E ha creato una casa per le sementi, sua grande passione perché ha imparato che anche nel più piccolo granello è registrato il principio della vita. Infaticabile ricercatore e custode, raccoglie semi da 25 anni, li cerca, gli arrivano da ogni angolo del mondo. Ha fagioli e certi legumi rosa e azzurri che sembrano dipinti con i pastelli. Ha i girasoli giganti della Mongolia, angurie del Botswana ma anche rape e broccoli rari trovati in chissà quale angolo della Puglia, dove corre appena lo chiamano per recuperare un semino superstite o in pericolo di estinzione. Man mano li cataloga e li ordina in attesa del momento propizio per piantarli e scoprire se germoglieranno nutriti da una terra sana. Un giorno un amico gli ha regalato 18 semi di fava nera di Terlizzi, una rarità che inseguiva da anni. Erano molto vecchi, eppure ne sono nate sette piantine, e l’anno prossimo ci sarà il primo raccolto. Angelo ne è certo.

In primavera ha deposto cinquecento semi, di cui 230 varietà di pomodori (circa il doppio dell’anno scorso) per servire i ristoranti di Borgo e contribuire a tutelare le specie che rischiano di scomparire. Attorno ai campi pronti per i trapianti sono ricresciuti fiori ed erbe spontanee, segno che l’ecosistema, in poco tempo, è già migliorato. Ma il lavoro non finisce mai.

È un circolo virtuoso di cui non si avvantaggia solo l’agricoltura. «Ne giova l’aria che si respira, il cibo che diventa più salutare. Anche chi lavora e soggiorna in un ambiente rigenerato starà meglio», spiega l’agronomo che crede ciecamente nel potere magico della natura e lotta nel suo piccolo per recuperare qualche punto di quell’84% di biodiversità italiana persa a favore di ibridi industriali, solo apparentemente più produttivi. «Per completare il processo, stiamo creando una rete di piccoli fornitori locali, con i quali collaboriamo e che ci garantiscono prodotti di altissima qualità». Con questa visione, anche il concetto di benessere invita a superare il perimetro della spa, per una salutare passeggiate a piedi nudi su un prato di margherite e papaveri. D’altronde ormai si sa che stare bene è un intreccio di bellezza, movimento, lentezza, allegria, contemplazione e tanti altri grandi e piccoli elementi che si allineano eccezionalmente come i pianeti.

Un hotel con la sua complessa organizzazione può essere il microcosmo di partenza di un cambiamento che varca i confini dell’hotel, è un modello di sviluppo virtuoso, che può cominciare da un seme. Come insegnano le api, per far crescere e prosperare un alveare non basta un involucro, serve un magico equilibrio tutto intorno.