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La stagione buona di Atene

La capitale tra grandi ristoranti e piccole botteghe dove si assapora la vera cucina greca. Con due tappe imprescindibili all’Acropoli antica e a quella contemporanea

Non un’insalata greca, non una moussaka né un souvlaki. Per quattro giorni ad Atene non ho mai mangiato un piatto classico. Avete presente la cucina che propinano sulle isole turistiche? Sempre uguale ovunque, un po’ come la pizza e le fettuccine Alfredo in Italia. Ecco no, la cucina greca è molto più ricca e ha orizzonti più ampi sia in senso geografico che di innovazione.

Il museo del Partenone. Foto di Mauricio Munoz su Unsplash
Il Tempio delle Cariatidi sull'Acropoli. Foto di Sergio Garcia su Unsplash

Come prima cosa ho assolto il mio dovere di viaggiatrice visitando l’Acropoli e il suo museo che, oltre ai fregi del Partenone e altri 4.500 reperti dell’Ellade, protegge lo scavo di un antichissimo quartiere ellenico con i suoi edifici e mosaici, aperto al pubblico nel 2019. Sono luoghi sacri. Non solo per i templi e la devozione che rappresentano, ma perché dal Neolitico a oggi la vita brulica ininterrottamente sulla collina e le sue propaggini di ulivi e cipressi.

Quindi ero pronta per conoscere la capitale di oggi, rinata dal quasi default del 2009. Si vive all’aperto, si cammina nella cerchia ristretta del centro e ci si muove facilmente in taxi quando le distanze aumentano (se la guardate dall’Acropoli la città è immensa). L’avrete già sentito dire, ma quando mi sono trovata immersa nella folla all’inaugurazione di un negozio di sandali alla moda di fianco all’hotel Xenodocheio Milos, per un attimo ho pensato di essere a Milano. C’erano giornaliste, content creator, fotografi e un fotomodello muscoloso che incideva le iniziali delle clienti sulle costosissime suole in cuoio.

Atene è caotica come tutte le metropoli, ma lo è in modo più flemmatico. Auto e bus intasano le strade, ma appena prendi un via secondaria si respira l’aria del quartiere. La gente si gode la città, seduta ai tavolini di bar e ristoranti a tutte le ore, chiacchiera, lavora al cellulare mentre beve il caffè, come a Londra o a Parigi. Ma dove fermarsi e cosa ordinare non è affatto scontato, soprattutto se è la prima volta. E solitamente non c’è mai abbastanza tempo per permettersi di sbagliare indirizzo. Mangiare e bere bene è ormai parte sostanziale di ogni esperienza di viaggio, è un modo per integrarsi e capire un posto e cosa sta succedendo.

Il ristorante nippo-greco Nolan. Courtesy Nolan Restaurant

Il pranzo da Nolan (nolanverse.com), il ristorante di uno dei giudici di Masterchef Greece, è il riflesso di un tessuto sociale cosmopolita della città: mamma giapponese, padre greco, Sotiris Kontizas mette nei suoi piatti tanta feta quanto sushi, ed è difficile trovare una definizione: greco? No. Sotiris è cresciuto con la cucina orientale della madre. Quindi etnico? Nooo. È nato e vive ad Atene. Lo chef non ama le definizioni né le restrizioni geografiche, e in questo è contemporaneo, come il suo ristorante senza barriere tra dentro e fuori, senza tovaglie, con ceramiche fatte a mano e sempre pieno per NFC (Nolan Fried Chicken), branzino e finocchio o gamberi, tonno di Alonissos su foglio di riso. Il suo vanto è che oltre ai premi della critica ha vinto quello del pubblico come ristorante preferito, quello che ti viene subito in mente quando qualcuno ti chiede un posto buono, onesto e divertente.

Per capire davvero cosa succede nella scena culinaria ateniese dovrei fermarmi qualche settimana, parlare con i suoi protagonisti, assaggiare tutto dalla taverna all’alta cucina. Ma chi ha tutto questo tempo? DiscoverGreece.com ha semplificato l’impresa. Per noi hanno organizzato una cena sulla terrazza di un appartamento privato con vista sul Partenone illuminato (che emozione!) e un tour gastronomico molto speciale con una guida d’eccezione: Carolina Doriti (@carolina_doriti), chef, autrice, consulente di ristoranti e produttrice di programmi culinari per la tv che in una decina di tappe e mezza giornata ci ha dato un assaggio davvero delizioso di Atene. La sua mission è dimostrare la ricchezza di ricette, tradizioni e ingredienti della Grecia, come racconta nel libro Salt of the Earth (marzo 2023; 32 euro su Amazon). E il suo percorso in città sviscera la storia della cucina greca, coinvolgendo papille gustative e naso. Primo stop al caffè da Kaya (@kaya.spirit). Per essere una micro caffetteria con una decina di macchine allineate su uno scaffale e il banco sulla strada, il menù è incredibile, dal semplice espresso al «freddo cappuccino», una schiuma di latte su cui si versa il caffè che affonda sui cubetti di ghiaccio alla base del bicchiere. È una pausa tra un punto a e un punto b, un momento «do not disturb» che chiunque si può concedere durante la giornata.

Attorno al vecchio Parlamento, oggi museo di storia nazionale, nel Novecento aprivano i negozi più eleganti, come la cioccolateria Aristokraticon (è lì dal 1928) specializzata in marzapane, praline e dolcetti fatti con pistacchi e mandorle, che portano fortuna e si offrono ai matrimoni. E la pita? Si compra (take away) da Harry’s Kitchen, una minuscola panetteria in una stradina pedonale vicino a Syntagma Square: casalinga, genuina e di tanti gusti (ai tre formaggi, agli spinaci, con aneto e cipolla, e così via), è, a detta di tutti, la migliore.

Tra le tappe, c’è anche Pontopolion Kolios, un negozio alimentari vecchio stile che vende mieli di piccolissimi produttori e Mastica (gomma naturale che si produce solo a Chios), e il Central Market che oltre ai banchi di frutta, verdura, pesce e macelleria, ha piccoli ristori come Epiros che prepara zuppe di ogni tipo, come quella con l’ossobuco, e Volvi famoso in tutta la città per l’eccellente souvlaki.

Il sogno di molti viaggiatori è scoprire un indirizzo poco turistico, non troppo caro, dove si mangia bene, in modo autentico. Condivido il mio: Seychelles è una taverna giovane con piatti appetitosi anche se serviti in modo un po’ spartano. Provate: taramasalada (una crema a base di uova di carpa da spalmare sul pane); seppie alla griglia; manzo al vino con orzo e olio di Zante e per contorno l’amaranth, un’erba spontanea che si fa bollita. @seychellesrestaurant

E a proposito di scoperte, sapevate che il babà è il dessert della domenica degli ateniesi? Babà au Rum è il nome del primo cocktail bar di Atene entrato nella lista The World’s 50 Best Bars. Ovviamente il rum è l’ingrediente base onnipresente. Di fronte, In Love Again è una pasticceria che prepara il babà anche per la prima colazione.

Il team del ristorante Soil raccoglie erbe e fiori nell’orto fuori città. Courtesy Soil Restaurant

Al ristorante Soil, lo chef Tasos Mantis crea il menù in base alle erbe e ai fiori che crescono nel suo orto fuori città, freschi d’estate, fermentati d’inverno. E vale per ogni portata, dal gambero con arancia, noci pecan e calendula al macaron al bergamotto. Ogni piatto delle 15 portate è un’opera d’arte tra contenuto e contenitore, fatto a mano dalla ceramista Elia Lampiri, moglie dello chef e fondatrice di Mud Lab. Le stelle Michelin (la rossa e l’anche più prestigiosa verde) sono arrivata subito. Giustamente.

Antipasti al Pelagos, ristorante stellato del Four Seasons di Atene

Luca Piscazzi ha iniziato la sua carriera al Four Seasons di Londra come allievo di Anne-Sophie Pic, chef francese con molte stelle nel curriculum. E lui ha appreso in fretta, aggiungendo un’innata dose di italianità e ingredienti delle isole greche nel menù del ristorante Pelagos, al Four Seasons di Atene, dove è oggi executive chef: carciofi di Tinos, lumache di Creta, spaghetto freddo alle vongole con caviale e coulisse di mandorla, loukoumades. Meritata la stella Michelin, anche per la vista mare. Arrivate prima di cena, ordinate un Martini al carrello e godetevi il tramonto: da solo, vale il viaggio.

Il ristorante Delta al quinto piano del SNFCC, due stelle Michelin e una stella verde

C’è un’ultima tappa per avvicinarsi all’Atene di oggi. È l’SNFCC (Stavros Niarchos Foundation Cultural Center), modernissimo complesso progettato da Renzo Piano, per ospitare la Biblioteca Nazionale, il Teatro d’Opera sotto un tetto che in realtà è un prato con quasi 1.500 alberi e 300.000 piante. Qui gli ateniesi vengono per svagarsi e anche per assaggiare la cucina innovativa del Delta Restaurant, tre stelle Michelin, due rosse e una verde. Gli chef George Papazacharias e Thanos Feskos, dopo le esperienze nelle migliori cucine d’Europa, usano ingredienti provenienti dal loro orto, dalla pesca sostenibile o da allevamenti etici per realizzare il loro unico menù degustazione di 12 portate (vegano e vegetariano su prenotazione).