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L’isola dei tesori

La Bisentina, in mezzo al Lago di Bolsena, riapre alle visite con l’accesso alla misteriosa Malta dei Papi e due nuove opere di arte contemporanea

Fino a un anno fa, l’isola Bisentina, un’isola in mezzo al lago di Bolsena in provincia di Viterbo, non era nella lista dei luoghi visitabili e quasi nessuno ne conosceva neppure l’esistenza. Un patrimonio monumentale e naturalistico che la famiglia Rovati, attuale proprietaria, ha messo a disposizione del pubblico dall’estate 2022. Quest’anno l’isola riapre con nuovi percorsi e nuovi progetti fino al 5 novembre.

Nuove scoperte

Per la prima volta si può attraversare la Malta dei Papi, un cunicolo scavato nel tufo che sbuca in una camera con un pozzo al centro, citata da Dante nel Paradiso (canto IX, vv. 52-54) come carcere a vita per gli eretici. Ubicata sotto il monte Tabor, il punto più alto dell’isola, era usata come cisterna in epoca romana, ma la sua origine è probabilmente molto più antica e legata alle acque termali che scorrono sotto di essa, un grande ventre sotterraneo all’interno del quale venivano celebrati rituali legati alla nascita e alla fertilità. Ad accogliere gli ospiti c’è l’installazione sonora Celestia del compositore Roberto Cacciapaglia, in una versione site specific.

Percorsi paralleli

Altro gioiello è la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo. Commissionata da Alessandro Farnese Junior al Vignola come ampliamento della preesistente chiesa di San Giovanni Battista, nella quale a suo tempo Ranuccio Farnese aveva voluto un mausoleo per la famiglia. La cupola di piombo e la facciata sono già state restaurate, mentre ci vorrà ancora qualche tempo prima di accedere al suo interno.

Si possono visitare tre delle sette cappelle edificate fra XV e XVI secolo su un percorso che fu meta di pellegrinaggio religioso vicino alla Via Francigena: la cappella a pianta ottagonale di Santa Caterina attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane posta su uno sperone di roccia alto 22 metri; la cappella del Crocefisso o del Monte Calvario, che conserva preziosi affreschi attribuiti a Benozzo Gozzoli; e la cappella della trasfigurazione sul Monte Tabor.

Nei campi, coltivati a ulivo e ritiro di uccelli selvatici, spicca il Grande Vecchio, un leccio di oltre 600 anni, protetto dall’opera site specific Il Vello d’Oro di Federico Gori. È uno dei progetti site specific a cui se ne aggiungono due nuovi: quello sonoro nella Malta dei Papi e Fondere una roccia di Unurgent Argilla, una composizione di tre vasi, frammenti e tavole di studio dei materiali scavati che mette in evidenza l’identità materica, geologica e sentimentale dell’isola. I tre vasi sono esposti vicino alla cappella sul monte Tabor, che contiene un affresco della Trasfigurazione attribuito alla scuola di Benozzo Gozzoli.

www.isolabisentina.org