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Libri proibiti, quadri di Rubens e app interattive. La rinascita di Plantin-Moretus ad Anversa

Il Museum Plantin-Moretus di Anversa festeggia 150 anni di storia pubblica e il restyling del suo percorso espositivo. Un’esperienza immersiva tra torchi originali, volumi rari e capolavori d’arte per rivivere l’inizio della comunicazione moderna

Se c’è un indirizzo ad Anversa capace di far viaggiare nel tempo senza nostalgia, è l’imponente dimora dei Plantin-Moretus. Qui l’odore dell’inchiostro incontra la tecnologia 2.0. Nel 2026 lo storico complesso della celebre dinastia di stampatori compie 150 anni da museo e riapre le porte con un allestimento completamente rinnovato.

NOVE GENERAZIONI SOTTO LO STESSO TETTO

Tutto ha inizio nel 1576 in Vrijdagmarkt, nel centro di Anversa. Christoffel Plantin e la moglie Jeanne Rivière fondano qui la loro abitazione e la celebre tipografia Officina Plantiniana. Non è una semplice bottega, bensì l’epicentro dell’innovazione editoriale e culturale del Rinascimento europeo. È tra queste mura, infatti, che vengono perfezionati i caratteri tipografici più eleganti dell’epoca -uno su tutti, il mitico Garamond- e stampati volumi capaci di cambiare per sempre il destino della scienza e della letteratura mondiale. Dai torchi della famiglia Plantin-Moretus sono uscite opere storiche fondamentali: dal primo atlante moderno firmato Ortelius alla monumentale Biblia Regia in cinque lingue commissionata da Filippo II di Spagna, fino ai più innovativi trattati botanici e di anatomia.

Un successo senza precedenti, grazie all’abilità di Plantin e al suo equilibrismo politico e religioso. Sotto il banco dell’Officina passava, infatti, un mercato clandestino di opere non destinate alla luce del sole, tra scritti eterodossi e testi che eludevano la rigida censura dell’epoca. Il segreto di questo successo unico? Un fiuto imprenditoriale infallibile, un pizzico di doppio gioco, manovre politiche spregiudicate e strategie matrimoniali calcolate al millimetro per proteggere l’impero di famiglia. 

Nel 1876, quando l’ultimo erede Edouard Moretus decise di chiudere i battenti della storica stamperia, la città di Anversa rilevò l’intero edificio conservando l’archivio, gli arredi e gli strumenti di lavoro esattamente così come la famiglia li aveva lasciati.

UN’ESPERIENZA IMMERSIVA TRA PASSATO E FUTURO 

Oggi questo gioiello belga -l’unica stamperia d’epoca preindustriale al mondo giunta intatta fino a noi- attira oltre centomila visitatori all’anno. È stato il primo museo al mondo a essere iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Ma guai a definirlo un luogo nostalgico. Il museo di Anversa si è rifatto il look e la grande riapertura è fissata per il weekend del 5 e 6 dicembre 2026, con un’esclusiva festa d’inaugurazione in puro stile XVI secolo.

Grazie al nuovo allestimento curato dall’architetto Koen Bovée e dal drammaturgo Gerry De Mol, la casa-officina tornerà a popolarsi di vita. I visitatori saranno guidati da una nuova app immersiva, schermi discreti e proiezioni suggestive dove saranno proprio i vecchi abitanti a fare da ciceroni durante la visita.

Al piano terra, Martina (la figlia del fondatore Plantin) e il nipote Balthasar vi accompagneranno tra le eleganti stanze private e i laboratori in fermento, dalla sala dei correttori di bozze alla fonderia dei caratteri, fino al negozio storico. Al primo piano, invece, spazio alla meraviglia pura: una collezione sconfinata di volumi rari, mappe di Mercatore, capolavori dipinti da Rubens e Jordaens (amici intimi di famiglia) e persino i due torchi da stampa più antichi del mondo.

Foto di: ©Lucid