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Incredibile Dresda

La capitale della Sassonia è una delle città più affascinanti della Germania: vibrante, ricca di storia, arte e cultura, ma soprattutto splendido esempio di rinascita, nonostante i momenti bui della Storia

Una veduta del centro storico di Dresda – Foto: DMG/Sylvio Dittrich (DML-BY), courtesy Dresden marketing GmbH

Confrontando le vedute di Dresda dipinte tra il 1747 e il 1767 dall’artista veneziano Bernardo Bellotto, più noto come Canaletto – conservate nella Gemäldegalerie Alte Meister (Galleria degli antichi maestri) – e gli scorci della città attuale verrebbe da pensare che poco sia cambiato nel corso dei secoli. In realtà la capitale della Sassonia, definita la “Firenze tedesca” da Johann Gottfried Herder, un grande della letteratura e della filosofia germanica vissuto tra il 1744 e il 1803, ha subito più di una disastrosa distruzione nel corso del tempo.

Uno scorcio di Dresda dipinto dal Canaletto – Foto: Michael R. Hennig (DML-BY), courtesy Dresden marketing GmbH

LA  “FIRENZE DELL’ELBA”
Dresden, questo il suo nome in lingua originale, incominciò infatti a trasformarsi nella “Firenze tedesca”, appellativo che nell’uso popolare venne corretto in quello di “Firenze dell’Elba” dal nome del fiume che la attraversa, negli ultimi anni del Seicento, dopo che un pauroso incendio nel 1681 ne aveva distrutto la parte più vecchia e dopo che ne fu decretata la ricostruzione con il nome di Dresden Neustadt, la città nuova di Dresda. L’artefice principale di questo rinnovamento – che nel Settecento permise alla città di raggiungere uno splendore pari a quello del capoluogo toscano e di diventare un importante crocevia culturale tra Germania, Polonia e Boemia – fu Federico Augusto, detto il Forte, della dinastia Wettin, che da elettore sassone diventò anche re di Polonia.

Il cortile dello Zwinger. Foto: Patrick Eichler (DML-BY), courtesy Dresden Marketing GmbH

LO ZWINGER, CAPOLAVORO BAROCCO
A rendere più bella quella che ai tempi era una metropoli vera e propria contribuirono così, in anni diversi, architetti di fama. Tra i più ricordati, Johann Christoph Knöffel che lavorò per l’avvedutissimo primo ministro reale conte Heinrich von Brühl ed è considerato il fondatore del rococò sassone: suo è infatti il progetto del Kurländer Palais, costruito tra il 1728 e il 1729, appunto il primo edificio della città edificato in questo stile.

Una veduta generale dello Zwinger – Foto: Sebastian Weingart (DML-BY), courtesy Dresden marketing GmbH

Nel corso della vita Knöffel lavorò sempre più assiduamente come assistente del celebre architetto Matthäus Daniel Pöppelman – nominato nel 1691 sovrintendente generale all’edilizia di Dresda e architetto di corte di Augusto il Forte – che diede alla città un nuovo volto: si deve infatti a lui la realizzazione dello Zwinger, un complesso architettonico straordinario in stile barocco – diventato il simbolo della capitale della Sassonia- ornato da innumerevoli statue, ninfe e putti, scolpite da diversi artisti che operarono sotto la vigile direzione dello scultore Balthasar Permoser.

Uno scorcio dello Zwinger – foto Sven Döring / Agency Focus (DML-BY), courtesy Dresden Marketing GmbH

LA MADONNA SISTINA DI RAFFAELLO
Originariamente lo Zwinger doveva essere una semplice orangerie, ma durante la costruzione fu usato come luogo di festeggiamenti in occasione, nel 1719, delle nozze del principe e delfino Federico Augusto con l’arciduchessa Maria Josepha: matrimonio che sancì l’unione tra la dinastia Wettin e la Casa d’Asburgo. Qualche anno dopo l’edificio fu trasformato nel Palazzo reale delle Scienze, sede delle varie collezioni e dei musei voluti dai regnanti. A cominciare dalla già citata Gemäldegalerie Alte Meister, una delle pinacoteche più importanti d’Europa, la cui primitiva raccolta risale a Federico il Saggio, elettore di Sassonia vissuto a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento e mecenate di artisti del calibro di Albrecht Dürer e di Lucas Cranach. Oltre che di questi ultimi, la ricchissima galleria ospita, tra le altre, opere di Botticelli, Jan Van Eyck, Mantegna, Pinturicchio, Tintoretto, Rembrandt, Veronese, senza dimenticare un capolavoro: la Madonna Sistina di Raffaello.

La Madonna Sistina di Raffaello – Foto: Michael R. Hennig (DML-BY), courtesy Dresden marketing GmbH

MEISSEN, IL REGNO DELLA PORCELLANA
Tra i diversi musei ospitati nello splendido Zwinger non si può dimenticare il Mathematisch-Physikalischer Salon, nell’ala nordoccidentale, che raccoglie pregiati orologi e antichi strumenti scientifici e astronomici tra i quali un globo celeste arabo del XII secolo.

Il Padiglione dello Zwinger che ospita la Porzellansammlung (Collezione di porcellane) – Foto: ddpix.de (DML-BY), courtesy Dresden Marketing GmbH

Merita una menzione speciale la Porzellansammlung (Collezione di porcellane) nel cosiddetto Deutscher Pavillon, il padiglione tedesco. Si tratta di una delle più grandi collezioni al mondo – circa 20.000 pezzi – voluta da Augusto il Forte: raccoglie capolavori cinesi e giapponesi, databili dall’antichità al XVII secolo, che affiancano gli splendidi pezzi provenienti dalla vicina Meissen, località sull’Elba che ospita il castello di Albrechtsburg: quest’ultimo fu trasformato, nel 1710, in manifattura di porcellana dopo la scoperta che il caolino, abbondante nella zona, permetteva di creare quella “pasta dura” che ha reso i manufatti del posto famosi in tutto il mondo. La fabbrica ora non è più nel maniero, ma è visitabile dal pubblico che può osservare da dietro le quinte gli abilissimi artigiani all’opera (www.erlebniswelt-meissen.com).

Il Castello di Meissen – Foto: Erik Gross (DML-BY), courtesy Dresden Marketing GmbH

FÜRSTENZUG, IL CORTEO DEI PRINCIPI
Lo Zwinger si trova nel cuore della Alte Stadt, la città vecchia, vicino a monumenti che oggi come ieri incantano il visitatore, per esempio la Semperopera (il teatro dell’Opera), progettata da Gottfried Semper, architetto che nell’Ottocento fu anche incaricato di completare lo Zwinger con una galleria che delimitava il cortile quadrato, rimasto aperto verso il fiume Elba: la nuova ala dell’edificio fu realizzata in stile rinascimentale ed è caratterizzata da un magnifico arco nella parte centrale.

La Semperoper – Foto: Frank Exß (DML-BY), courtesy Dresden marketing GmbH

Poco distante dallo Zwinger c’è un altro simbolo di Dresda: la Katholische Hofkirche, detta anche Cattedrale della Santissima Trinità, costruita dall’architetto italiano Gaetano Chiaveri tra il 1738 e il 1751 per volere del figlio di Augusto il Forte. Il cuore di quest’ultimo è conservato nella cripta della chiesa, ma nell’edificio ci sono anche i sarcofagi degli altri membri della casata Wettin. Tutti quelli che, per secoli, furono i regnanti di Sassonia sono raffigurati in un maestoso mosaico di piastrelle in porcellana lungo 102 metri, il Fürstenzug (Corteo di principi): una sorta di lunga processione cronologica, opera di Adolf Wilhelm Walther, che abbellisce il muro esterno dello Stallhof, il cortile delle scuderie che appartiene al complesso edilizio del Dresdner Residenzschloss, il palazzo reale, uno degli edifici più antichi della città.

Una guida in abiti storici davanti al Fürstenzug – Foto: Sven Döring / Agency Focus (DML-BY), courtesy Dresden Marketing GmbH

IL TRONO DEL GRAN MOGUL AURANGZEB
Nonostante ripetuti restauri e successive ricostruzioni, il palazzo reale conserva ancora tutto il suo fascino storico e ospita ben cinque importanti musei, tra i quali le cosiddette Grünes Gewölbe (Volte Verdi), fondate da Augusto il Forte e costituite dall’Antica Volta Verde (Historisches Grünes Gewölbe) e dalla Nuova Volta Verde (Neues Grünes Gewölbe). La prima, cui si accede solo su prenotazione, raccoglie circa 3.000 capolavori storici di arte orafa, oggetti realizzati in ambra e avorio, vasi in pietra preziosa ed elaboratissime statuette in bronzo; nella seconda si possono ammirare più di 3.000 oggetti di valore, compreso il capolavoro del gioielliere di corte Johann Melchior Dinglinger: il Trono del Gran Mogul Aurangzeb, una complessa miniatura che raffigura la corte di questo imperatore ed è composta di 132 figure dorate e smaltate decorate con 4.909 diamanti, 160 rubini, 164 smeraldi, uno zaffiro, 16 perle e due cammei (www.skd.museum).

Il Palazzo reale visto dallo Zwinger. Foto: Frank Exß (DML-BY), courtesy Dresden Marketing GmbH

BOMBARDAMENTI A TAPPETO

Poco distante dal palazzo reale c’è un altro luogo iconico di Dresda: la Brühlsche Terrasse, non a caso definita da Johann Wolfgang von Goethe “il balcone d’Europa” visto che da qui si ha uno splendido colpo d’occhio sul fiume Elba, sull’altra riva e sui principali monumenti del centro storico. Di fronte a tanta bellezza, è difficile immaginare che quasi tutti gli antichi edifici che oggi ammiriamo  non sono originali: eppure ci appaiono praticamente identici a quelli esistenti ai tempi del Canaletto

Una foto di Dresda dopo i terribili bombardamenti del febbraio 1945 – Foto: Tom Schulze (DML-BY-NC), courtesy Dresden marketing GmbH

Il motivo è semplice nella sua tetra tragicità: come dicevamo all’inizio, Dresda è stata distrutta più volte nel corso del tempo, ma senza dubbio la pagina di storia più dolorosa e drammatica, dopo il già citato incendio del 1681, è stata scritta durante la Seconda guerra mondiale, quando la città subì uno dei bombardamenti più devastanti di tutto il conflitto. Era il 13 febbraio del 1945, martedì grasso di Carnevale, quando sul cielo di Dresda comparvero all’improvviso circa 800 bombardieri della Royal Air Force britannica. In tre ondate successive furono sganciate 2.700 tonnellate di bombe che sorpresero letteralmente la popolazione: tranne poche eccezioni, la maggior parte delle persone non fece in tempo a correre nei rifugi, anche perché le sirene d’allarme avevano suonato una volta sola. Nei giorni successivi l’opera di distruzione fu completata dalle Fortezze volanti americane, in formazioni di mille apparecchi ciascuna. Risultato: circa l’85 per cento della città fu irrimediabilmente distrutto e i morti furono circa 35.000, anche se all’epoca della Guerra fredda tra Est e Ovest qualcuno, per motivi di propaganda politica, azzardò la cifra di 250.000 vittime.

Dresda nel febbraio 1945 – Foto: Tom Schulze (DML-BY-NC), courtesy Dresden marketing GmbH

DOPO LA DISTRUZIONE, LA RINASCITA
Nonostante tutto, Dresda è risorta dalle ceneri. Parte della ricostruzione della città è iniziata quando la città faceva parte della DDR (Deutsche Demokratische Republik, ovvero Repubblica democratica tedesca), periodo in cui sono stati riedificati, tanto per citare i monumenti più importanti, lo Zwinger, la Semperopera, la Cattedrale, l’Altmarkt con la Kreuzkirche (la Chiesa della croce), parte del Palazzo reale e sette degli otto ponti sul fiume Elba, tutti distrutti dai bombardamenti tranne uno.

Il cortile dello Zwinger oggi – Foto: Michael R. Hennig (DML-BY)

LA RICOSTRUZIONE DELLA FRAUENKIRCHE
Diverso destino è toccato alla Frauenkirche, la chiesa dedicata a Nostra Signora, innalzata tra il 1726 e il 1743 da George Bähr e anch’essa crollata durante il secondo conflitto mondiale. Nel 1992, tre anni dopo la caduta del muro di Berlino e a riunificazione tedesca già avvenuta, di questo capolavoro dell’arte barocca, caratterizzato da una cupola che superava i 90 metri di altezza battezzata “Die steinerne glocke” (la campana di pietra), non restava che un cumulo di rovine dietro la severa statua di Martin Lutero, in Neumarkt. Ma quando si decise finalmente di farla rinascere, la riedificazione fu relativamente veloce, considerando anche che i lavori di assemblaggio vennero effettuati principalmente con materiali originali che prima dovettero essere repertoriati, come i tasselli di un gigantesco puzzle: fino al 1994 vennero sgomberate le macerie, nel 1996 venne completata la costruzione della volta della cripta e nel 2005 la chiesa, di culto luterano, venne nuovamente consacrata. Oggi è uno dei luoghi più iconici della città, basti pensare che i visitatori sono più di 2 milioni all’anno!

La Frauenkirche affacciata su Neumarkt, la piazza più famosa del centro storico – Foto: Frank Exß (DML-BY), courtesy Dresden marketing GmbH

NEUSTADT, LA CITTÀ NUOVA
A questo punto vale la pena lasciare l’Altstadt, la città vecchia, e attraversare il ponte Augustus, rappresentato anche in un celebre dipinto del 1748 del Canaletto conservato alla Gemäldegalerie Alte Meister, per raggiungere la già citata Neustadt, la città nuova. Giunti al di là del fiume Elba, imperdibile una passeggiata lungo la Hauptstrasse, una delle strade pedonali più importanti di Dresda, ombreggiata da alti platani e impreziosita dal Goldener Reiter (Il cavaliere dorato), una statua che rappresenta Augusto il Forte a cavallo. Purtroppo la maggior parte degli edifici che si affacciavano su questo viale furono distrutti dai bombardamenti del 1945 e alcuni di quelli visibili oggi, che ospitano abitazioni e uffici moderni, sono stati ricostruiti in uno stile architettonico un po’ anonimo, tipico dei Paesi dell’Est.

Il Cortile degli elementi, uno dei luoghi della Città nuova più amato da studenti e giovani – Foto: Tommy Halfter (DML-BY), courtesy Dresden marketing GmbH

Basta però lasciare questa arteria principale, comunque piacevole da percorrere, per ritrovarsi in un ambiente più intimo, caratterizzato da costruzioni gradevoli e non eccessivamente alte, pieno di boutique, gallerie d’arte, negozi di abiti e oggettistica vintage, ristoranti, locali etnici, caffè e bar dove la sera si riuniscono i giovani della città.

Battelli a vapore sull’Elba, sullo sfondo la Frauenkirche e la Brühlsche Terrasse – Foto: Sylvio Dittrich (DML-BY), courtesy Dresden Marketing GmbH

IL CASTELLO DI PILLNITZ

Tornati sui propri passi, si può salire a bordo di un suggestivo e storico battello a vapore – il punto di approdo è sotto la Brühlsche Terrasse – e fare una gita nei magnifici luoghi che caratterizzano i dintorni di Dresda. Costeggiando il fiume verso oriente si arriva a Pillnitz, sede di un altro bellissimo castello – anch’esso realizzato da Pöppelman per volere di Augusto il Forte – che fu la residenza estiva di molti sovrani di Sassonia.

Il Castello di Pillnitz – Foto: Patrick Eichler (DML-BY) , courtesy Dresden Marketing GmbH

La cittadina più famosa è però la già citata Meissen, sempre sull’Elba ma a occidente della capitale sassone (www.touristinfo-Meissen.de). Oltre che per la porcellana, è conosciuta anche per gli ottimi vini. Tra i migliori della zona ci sono sicuramente quelli prodotti nelle cantine dello Schloss Proschwitz dove si trova il più antico vigneto privato della Sassonia: da più di 850 anni le uve, coltivate in una splendida e panoramica location alle spalle del castello di Albrechtsburg, danno vita a etichette pregiate, dagli spumanti metodo classico al Pinot bianco, dal Pinot nero al Riesling, per esempio quello, imperdibile, dell’annata 2006, ottenuto da grappoli raccolti con vendemmia tardiva (www.schloss-proschwitz.de).

Vigneto nei pressi del Castello di Meissen – Foto: Sebastian Weingart (DML-0), courtesy Dresden marketing GmbH

GLI EVENTI ESTIVI A DRESDA
Il prossimo 20 luglio i vini del vigneto di di Proschwitz, insieme a birre locali e delizie culinarie, saranno l’intermezzo goloso de La notte dei castelli, uno degli avvenimenti più importanti dell’estate a Dresda: fin quasi all’alba si ballerà nella cornice fantastica dei parchi dei castelli dell’Elba, le ex residenze reali di Albrechtsberg, Lingner e Eckberg, nei sobborghi della città.

La residenza di Albrechtsberg – Foto: Michael R. Hennig (DML-BY), courtesy Dresden marketing GmbH

Concerti di musica di vario genere (jazz, rock, tango, musica latina e altro) allieteranno questa lunga serata di mezza estate che si concluderà al Saloppe, un’area verde sulle sponde del fiume Elba, tra il castello di Albrechtsberg e la Neustadt, dove si trova la più popolare e antica birreria di Dresda (http://www.dresdner-schloessernacht.de, solo in tedesco). Assolutamente da non perdere anche il Festival di Canaletto, dal 16 al 18 agosto: eventi, spettacoli musicali, esperienze uniche per adulti e bambini e un’offerta culinaria che spazierà dalla cucina tradizionale sassone alle specialità internazionali. La dimostrazione che, nonostante gli alti e bassi della Storia, la gioia di vivere della Capitale sassone è rimasta intatta. Come ai tempi di gloria immortalati nelle memorabili opere del grande artista veneziano. Anzi, ancora di più!

Informazioni: www.dresden-elbland.de; www.visit-dresden.travel; www.touristinfo-Meissen.de; www.sassoniaturismo.it

La vista sulla Città vecchia da un prato sulla riva dell’Elba -Foto: Sven Döring (DML-BY), courtesy Dresden Marketing GmbH