HOSPITALITY

Sotto il vulcano

Lungo le pendici dell’Etna ci sono numerose cantine che, oltre a produrre vini unici al mondo, aprono le loro porte ai visitatori: non solo per degustazioni, ma anche per ospitalità ad alto livello

Il vulcano Etna – courtesy Firriato

Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante, Catarratto, palmento, contrada: sono parole che citeremo più volte in questo articolo e che sentirete nominare spesso se visiterete le cantine che sorgono lungo le pendici dell’Etna, la “colonna del cielo” secondo l’antico poeta Pindaro o “Gebel” nella definizione degli Arabi che dominarono la Sicilia tra l’827 e il 1091. Per i siciliani, invece, quello che è il massimo vulcano d’Europa (3.357 metri) – e uno dei maggiori colossi eruttivi di tutto il globo – ancora oggi è semplicemente “la Muntagna”. Una “montagna” grandiosa e generosa, non a caso Patrimonio mondiale dell’Unesco, alla quale portano estremo rispetto perché sanno bene che, nonostante le ripetute eruzioni o meglio proprio grazie a esse, lungo i suoi versanti nel corso dei millenni il disfacimento progressivo delle masse di lava, ceneri e lapilli ha dato vita a terreni particolarmente fertili, adatti alla coltivazione di numerose specie vegetali: dagli agrumi ai banani alle quote più basse, fino appunto a diversi vitigni ad altezze generalmente comprese tra i 500 e i circa 1.300 metri slm.

courtesy Cottanera

Un “laboratorio” naturale e un ecosistema unico al mondo con caratteristiche territoriali e climatiche proprie, diverse da tutto il resto della Sicilia: questo anche grazie alla tenacia dei tanti uomini che, nel corso dei secoli, hanno saputo domare un territorio ostile, trasformando un paesaggio tipicamente lavico in uno agreste e coltivabile, che oggi ci regala vini impareggiabili, ricchi di fascino: siamo nella zona dell’Etna Doc, denominazione nata nel 1968 (la prima Doc della Sicilia) per valorizzare e proteggere le produzioni dei vini Etna autoctoni e il loro territorio, seguita dalla nascita del Consorzio di tutela dei vini Etna Doc nel 1994. Per la precisione, all’articolo 3 del disciplinare di produzione si fa riferimento alle zone di produzione ricadenti esclusivamente nella provincia di Catania nei Comuni di Biancavilla, S. Maria di Licodia, Paternò, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande, Aci S.Antonio, Acireale, S.Venerina, Giarre, Mascali, Zafferana, Milo, S.Alfio, Piedimonte, Linguaglossa, Castiglione e Randazzo.

courtesy Cottanera

Questo territorio di produzione è suddiviso in 133 Contrade – ecco uno dei termini citati all’inizio – delle quali il Consorzio stesso ha fatto una mappatura ben precisa, la Mappa delle Contrade dell’Etna, realizzata con il contributo del Dipartimento Agricoltura dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Sicilia. Come sottolinea Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna Doc e amministratore della Cantina Cottanera, «l’incredibile biodiversità che l’Etna custodisce si esprime non solo all’interno dei diversi versanti del vulcano dove è presente la nostra viticoltura, ma anche nelle tante Contrade a partire dalle diverse stratificazioni delle colate laviche e dall’esposizione dei vigneti. Tutti fattori che rendono ogni Contrada quasi un unicum all’interno dell’areale etneo, in grado di donare poi sfumature differenti ai suoi vini».

Nerello Mascalese – courtesy Tornatore

Per verificare in prima persona quanto i vini ottenuti da vitigni coltivati in diverse contrade, pur appartenendo alle stesse varietà autoctone dell’Etna (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per rossi, rosati e spumanti; Carricante e, in minor misura, Catarratto per i bianchi) siano in grado di regalare un ampio spettro di piacevolissime sensazioni – ovvero profumi e gusto molto diversi a seconda della parcella di provenienza – non ci resta che andare alla scoperta di alcune delle cantine (e dei loro vigneti) più rappresentative del versante nord del vulcano. Come tante altre che si possono visitare in tutta la Doc Etna, si tratta di meravigliose nicchie di biodiversità pensate per un turismo sostenibile e di qualità, ovvero per visitatori che non solo amano il vino, ma che voglio anche conoscere luoghi, prodotti, piatti tipici e vivere in prima persona tutte le emozioni che un territorio unico e magico come questo può offrire.

Le sei cantine delle quali parleremo fanno parte di Assovini Sicilia, l’associazione di vitivinicoltori siciliani – che riunisce 100 aziende vitivinicole con l’obiettivo di promuovere il vino siciliano di qualità nel mondo – attualmente presieduta da Mariangela Cambria (Cottanera) (www.assovinisicilia.it). Ad unire gli associati sono il grande amore per la Sicilia e la consapevolezza che il territorio e il vino dell’isola rappresentano un valore unico nel panorama enologico italiano e mondiale.

Inoltre, è opportuno ricordare che questi sei viticoltori recentemente hanno presentato le loro etichette di qualità alla ventesima edizione di Sicilia en primeur – l’annuale anteprima dei vini siciliani organizzata da Assovini Sicilia – considerata una delle più importanti vetrine del vino italiano nel mondo. Pronti a scoprire queste etichette in prima persona partendo per un wine tour nel segno dell’eccellenza?

Tradizione millenaria
Come si legge sull’Enciclopedia Treccani, il palmento, altra parola citata all’inizio di questo articolo, «è una vasca larga e poco profonda, con pareti di mattoni o di calcestruzzo, o anche scavate nella roccia impermeabile, usata per la pigiatura e la fermentazione dei mosti nell’Italia meridionale». In senso lato, in Sicilia questo termine indica il luogo dove avvenivano la pigiatura dell’uva e la fermentazione del mosto: l’architettura rurale tipica del territorio etneo dal medioevo fino al ‘900 inoltrato, ovvero una cantina costruita in pietra lavica e organizzata su più livelli, seguendo la morfologia del terreno e la pendenza naturale della roccia in modo da favorire il deflusso del mosto grazie alla forza di gravità.

Palmento Costanzo – courtesy Palmento Costanzo

Visitando Palmento Costanzo avrete la possibilità di vederne uno, oggi cuore della produzione vinicola dell’azienda dopo un sapiente e meticoloso restauro: rispettando la struttura su più livelli, ogni tecnologia è stata adattata per mantenere lo spirito di produzione arcaico, senza snaturare gli spazi a disposizione. Dove un tempo avveniva la pista, cioè la pigiatura con i piedi, adesso ci sono le zone di pigiatura, diraspatura e fermentazione delle uve in tini tronco conici di rovere; al livello inferiore si trovano i serbatoi di acciaio – tra i quali l’“arancia”, vasca a spicchi per vinificare vini diversi contemporaneamente – , mentre al piano terra è stata mantenuta la bottaia, dove sono collocate le botti di rovere austriaco e le botti Ovum in legno di rovere francese che, grazie alla loro forma, favoriscono i moti convettivi per un bâtonnage naturale del vino. Proprio come avveniva nell’antichità, ogni lavorazione procede per gravità, senza l’utilizzo di pompe, preservando il più possibile l’integrità delle uve e la loro naturale espressività da qualunque tipo di forzatura meccanica.

L’interno del Palmento Costanzo – courtesy Palmento Costanzo

Tutti i vigneti di questa cantina, 18 ettari in tutto, si trovano principalmente in Contrada Santo Spirito, nel Comune di Castiglione di Sicilia e nel cuore del Parco dell’Etna (parcoetna.it). I vari tipi di uva – solo varietà autoctone, ovvero Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto – si coltivano secondo la tradizionale tecnica ad alberello su pali di castagno. La vinificazione avviene separatamente anche per raccolti provenienti dallo stesso tipo di vitigno perché ogni appezzamento è reso unico dalle colate laviche sedimentate nel tempo e questo si sente chiaramente nel bicchiere. Impossible elencare tutti i vini prodotti, trai più iconici che potrete degustare in loco Contrada Santo Spirito Rosso e Contrada Santo Spirito Bianco.

Vigna nei pressi di Palmento Costanzo – foto P.Pardieri

La cantina propone ai visitatori wine&food experience e wine tasting, seguiti da un tour guidato tra le vigne di Contrada Santo Spirito e nell’antico palmento. Inoltre, a breve verrà inaugurato un albergo diffuso in vigna: gli ospiti potranno alloggiare fra i vigneti alle pendici dell’Etna in diverse strutture rurali sapientemente restaurate e dotate di tutti i comfort.
Info e prenotazioni: www.palmentocostanzo.com; hospitality@palmentocostamzo.com, tel- 0942 983239.

Raffinato blend di sicilianità e contemporaneità
Un piccolo angolo di paradiso alle pendici del vulcano: l’azienda vitivinicola Cottanera è la testimonianza tangibile dell’amore per il territorio etneo di Francesco, Emanuele e Mariangela Cambria che, insieme allo zio Enzo, portano avanti la sfida lanciata dal padre Guglielmo, ovvero realizzare sull’Etna un presidio di viticoltura moderna, che miri soprattutto alla ricerca della qualità grazie alle più moderne tecnologie, ma rispettando rigorosamente le tradizioni di questa terra. Tradizioni, gelosamente custodite e tramandate di generazione in generazione, che i tre fratelli, con grande senso dell’ospitalità, fanno conoscere ai visitatori della cantina e ai turisti che alloggiano presso la struttura a loro riservata, Dimora Cottanera.

Dimora Cottanera – courtesy Cottanera

Quest’ultima, immersa trai vigneti, è frutto di una sapiente ristrutturazione contemporanea della storica villa di famiglia e dei magazzini che contenevano le nocciole un tempo prodotte dall’azienda agricola. Ospita 13 camere, distribuite in ambienti diversi per forma e cromie, arredate con un sapiente mix di pezzi artigianali ed elementi di design. Anche la scelta dei materiali usati per la ristrutturazione è molto raffinata, a cominciare dalla pietra vulcanica tradizionale dei luoghi etnei che caratterizza gli spazi di alcune suite.

Una suite di Dimora Cottanera – courtesy Cottanera

Come sottolineano i fratelli Cambria, «si tratta di un blend personale di sicilianità e contemporaneità. Una filosofia di ospitalità contraddistinta da un’unica volontà: vestire di sobria eleganza i luoghi dei campi coltivati e dei prati, senza disturbarne l’essenza, ma cercando contemporaneità grazie a materiali naturali, con sottili richiami alla storia e, infine, circondati dai suoni della natura, autentico plus del vivere in campagna».

La piscina di Dimora Cottanera – courtesy Cottanera

Per quel che riguarda i luoghi della campagna, anche in questa azienda c’è ancora l’antico palmento, memoria storica della famiglia e della sua passione per il vino: è arredato con vecchie botti, conserva tuttora la pressa e il torchio originali e contiene una nicchia dove scoprire le vecchie annate Cottanera. A proposito di vino, tutte le etichette dell’azienda derivano da uve coltivate su suolo lavico a un’altitudine da 680 metri slm fino a oltre 800 metri, lungo le pendici settentrionali dell’Etna, nelle Contrade Cottanera, Diciassette Salme, Calderara, Zottorinotto e Feudo di Mezzo, nel Comune di Castiglione di Sicilia. Ogni intervento viene rigorosamente fatto a mano per estrarre il massimo dal territorio, senza stravolgerlo in alcun modo e la filosofia aziendale è volta a ottenere, già in vigna, uve di grande equilibrio, ridotte nelle quantità, per riuscire a ricavarne tutta la complessità aromatica che contraddistingue questi terreni.

Il dehor di Dimora Cottanera – courtesy Cottanera

Le etichette prodotte, molte delle quali premiate da prestigiose guide enologiche, sono 10, tutte caratterizzate da grande raffinatezza, personalità ed equilibrio: sei rossi tra i quali l’Etna Doc Riserva Contrada Zottorinotto e l’Etna Rosso Contrada Feudo di Mezzo; due bianchi, Etna Doc Bianco e Etna Doc Bianco Contrada Calderara; un Etna Doc Spumante Brut e un Rosato Etna Doc.

L’Azienda Agricola Cottanera con l’Etna sullo sfondo – courtesy Cottanera

Li potrete degustare in abbinamento ai piatti della tradizione, serviti nell’accogliente cantina e tutti rigorosamente preparati in loco, come del resto l’indimenticabile prima colazione di Dimora Cottanera, a base di torte, crostate e biscotti fatti in casa, formaggi, pregiati salumi dei Nebrodi, marmellate e frutta a chilometro zero e, last but not least, pregiato miele dell’Etna.
Info e prenotazioni: dimoracottanera.com; info@dimoracottanera.it: tel. 338 2220205.

La prima colazione di Dimora Cottanera – courtesy Dimora Cottanera

Arte e design tra le vigne
Quando cammini tra le vigne dell’azienda Pietradolce senti tutta la vitalità dell’Etna la cui cima appare maestosa alle spalle dei filari: siamo sul versante nord del vulcano tra le Contrade Rampante, Zottorinotto, Santo Spirito e Feudo di Mezzo, a un’altitudine tra i 650 e i 950 metri slm, sempre nel Comune di Castiglione di Sicilia. Le varietà prodotte sono esclusivamente autoctone – Carricante e Nerello Mascalese – e le vigne, coltivate nella classica forma ad alberello, sono costituite prevalentemente da piante prefillossera, tra i 90 e i 150 anni di età, ovvero quelle che, grazie a condizioni pedoclimatiche e altimetriche specifiche di alcune aree coltivate alle pendici del vulcano, riuscirono a resistere alla devastazione causata, a partire dalla seconda metà dell’800, da un insetto parassita chiamato appunto fillossera della vite.

La sala accoglienza di Cantina Pietradolce – courtesy Pietradolce

I metodi di coltivazione, meticolosi e artigianali, così come la cernita delle uve, fatta rigorosamente a mano, raccontano un attaccamento viscerale alla terra e alle buone pratiche della tradizione etnea. Ma questo non significa non guardare al futuro: basta entrare all’interno della cantina per rendersi conto che il rispetto delle consuetudini si unisce a un utilizzo ponderato delle tecniche vitivinicole più avanzate. Per non parlare poi della nuova cantina, perfetto mix di artigianato locale e arte contemporanea: antichi oggetti rurali condividono infatti gli ampi spazi con opere d’arte attuali create da maestri del calibro di Giorgio Vigna e Alfio Bonanno.

Un’opera d’arte di Giorgio Vigna a Cantina Pietradolce – courtesy Pietradolce

Anche all’esterno della cantina noterete come modernità e rispetto del passato convivano in armonia: accanto al roof garden con vista spettacolare cresce, infatti, una collezione botanica che raccoglie una selezione di specie vegetali spontanee dell’ecosistema etneo.

La bottaia di Cantina Pietradolce – courtesy Pietradolce

Durante le visita in cantina potrete degustare diverse etichette, tra le quali Barbagalli Etna Rosso Doc, Feudo di Mezzo Etna Rosso Doc, Pietradolce Etna Bianco Doc, Pietradolce Etna Rosato Doc: vi accorgerete sicuramente che la diversa composizione minerale del suolo vulcanico di ogni Contrada si riflette nel bicchiere dando vita a vini peculiari e unici che sono l’espressione schietta del terroir di provenienza.
Info e prenotazioni: www.pietradolce.it; info@pietradolce.it; tel. 3440640839.

Uno scorcio di Cantina Pietradolce – courtesy Pietradolce

Storie di campagna
70 ettari di vigneto, 8 ettari di uliveto e 5 ettari di noccioleto: sono i numeri dell’Azienda agricola Tornatore, attiva in campo enologico dal 1865 e attualmente la più grande vigna di Etna Doc nell’area di produzione. Ci troviamo nel Comune di Castiglione di Sicilia, tra 550 e 700 metri slm e la coltivazione di uve avviene in diverse Contrade tra le quali Crasà, Piano dei Daini, Zottorinotto, Pietrarizzo, Malpasso, Pietramarina, Torre Guarino, Carranco e Trimarchisa. I vitigni presenti sono quelli autoctoni siciliani previsti dal disciplinare di produzione dei vini Doc Etna, quindi i già citati Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto che danno vita a numerose etichette tra le quali Etna Rosso Doc Riserva, Etna Rosato Doc e spumante Valdemone.

La sala degustazioni della Cantina Tornatore – courtesy Tornatore

Senza dimenticare Etna Rosso Pietrarizzo Doc ed Etna Bianco Doc Pietrarizzo, entrambi provenienti da uve dell’omonima Contrada, la più rappresentativa dal punto di vista organolettico perché, grazie a un sottosuolo ricco di pietra lavica, conferisce ai vini una certa costanza nel tempo. Le uve usate per produrre questi e altri vini vengono selezionate e trattate manualmente al fine di esaltare al meglio le caratteristiche di ogni singola vigna. Per quel che riguarda l’invecchiamento, avviene in botti di rovere situate in ambiente completamente interrato con isolamento ottenuto con blocchi di basalto dell’Etna.

Le vigne di Cantina Tornatore – courtesy Tornatore

Oltre a escursioni alla scoperta delle vigne – che si sviluppano su decine di terrazze sostenute da muretti a secco in pietra lavica dell’Etna – l’Azienda propone ai propri ospiti la possibilità di degustare sotto la guida di un esperto enologo le numerose etichette prodotte, accompagnate da delizie siciliane quali i formaggi e i salumi Dop dei Monti Nebrodi. Una wine experience molto piacevole, personalizzabile secondo le esigenze dei visitatori, durante la quale si apprende anche la storia della famiglia, presente sul territorio fin dal 1680 e particolarmente legata alle tradizioni agricole e vitivinicole locali.
Info e prenotazioni: www.tornatorewine.com; info@tornatorewine.com, tel. 095 7131576 (winery); 347 3764036/335 7385417 (hospitality manager).

Formaggi e salumi Dop dei Nebrodi – foto P.Pardieri

Bollicine di Sicilia
Tra i primi grandi brand siciliani ad arrivare sull’Etna c’è sicuramente Firriato: un marchio che ha saputo valorizzare le specifiche peculiarità del suolo di origine vulcanica creando vini dalle caratteristiche organolettiche particolarmente pregiate. Per esempio, le etichette della collezione Le Sabbie dell’Etna (Etna Bianco, Etna Rosato ed Etna Rosso) o quelle della Collezione Cavanera Etna Doc Selezione (Ripa di Scorciavacca e Rovo delle Coturnie). Senza dimenticare Signum Aetnae, un Etna Rosso Doc Riserva ottenuto da Nerello Mascalese coltivato in un vigneto prefillossera con piante di oltre 140 anni, età stabilita da un’accurata analisi dendrocronologica svolta dall’Università di Palermo. Tra i “figli prediletti” della viticoltura di montagna c’è anche lo spumante metodo classico Gaudensius, declinato in 4 varianti: Blanc de Noir, Blanc de Blancs, Rosé e Pas Dosé.

La Cantina Firriato – courtesy Firriato

Per degustarli – e godere di tutta la bellezza del territorio – si può alloggiare presso il Cavanera Wine Resort, un’accogliente struttura alle falde dell’Etna incastonata tra i vigneti di Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto, tra i Comuni di Castiglione di Sicilia e Randazzo. Le stanze a disposizione degli ospiti sono in tutto 21, arredate con tutti i comfort, mentre le mura seicentesche del palmento ospitano una suite dove ogni dettaglio è stato accuratamente pensato, reinterpretando e modernizzando l’atmosfera tipica delle antiche case etnee, per chi ama il savoir vivre.

Il Cavanera wine resort – courtesy Firriato

Oltre a rilassarsi nella vicina piscina, nella palestra con vista sulle vigne o passeggiando nel bosco, gli ospiti possono coccolare i sensi nel wine bar e nel ristorante La Riserva Bistrot dove si può gustare una cucina raffinata che, però, non perde d’occhio la tradizione siciliana: ogni proposta in menu e negli abbinamenti cibo/vino è infatti strettamente legata all’anima di questi luoghi. A proposito di vino e cibo, da non perdere la wine experience che, oltre alla visita dei vigneti e della cantina, prevede masterclass o degustazioni personalizzate, a seconda dei gusti e del tempo a disposizione.
Info e prenotazioni: www.cavanera.it; cavanera@firriatohospitality.it; https://visit.firriato.it/wine-masterclass; tel. 366 6260186.

Couscous preparato dallo chef de La Riserva Bistrot – foto P.Pardieri

Parola d’ordine: rispetto del territorio
Molti ricorderanno il saggio La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia, dedicato al geniale fisico teorico – sparito in circostanze misteriose – che faceva parte del leggendario gruppo de “i ragazzi di via Panisperna”, ricercatori capeggiati dal celebre Enrico Fermi. Quando assaggerete gli ottimi vini prodotti dall’Azienda Graci fermatevi per un attimo a pensare allo scienziato perché Contrada Muganazzi, nel cuore di Passopisciaro a 700 metri slm, oggi impiantata per 2,5 ettari a Nerello Mascalese e per 3 ettari a Carricante, apparteneva proprio a lui e alla sua famiglia, come l’elegante dimora tuttora esistente.

Un vigneto di Cantine Graci – courtesy Graci

Un luogo incantevole, come del resto le altre ContradeFeudo di Mezzo, Arcurìa, Barbabecchi, nel cuore della valle dell’Alcantara tra i 600 e i 1.000 metri slm – dove Alberto Graci, uno dei protagonisti della rinascita enologica dell’Etna, dal 2004 coltiva i vitigni autoctoni (Nerello Mascalese, Carricante e Catarratto) con grande attenzione e rispetto del territorio, della tradizione e della peculiarità di ogni annata.
Per rispettare anche l’espressione del terroir, ovvero per non alterare la naturale energia creativa della terra lavica, l’azienda ha scelto di non praticare il diserbo. Inoltre, non vengono utilizzate barrique, ma solo botti e tini grandi prodotti con legni stagionati molto a lungo. Tra i vini firmati Graci, Etna Rosso Doc, Etna Rosso Doc Arcurìa, Quota 1000 Barbabecchi Doc Sicilia, Etna Bianco Doc Arcurìa, Etna Bianco Doc Muganazzi, Etna Bianco Doc, Etna Rosato Doc.

Prima di procedere alla degustazione, chiedete di visitare l’antico palmento dell’800, perfettamente conservato e tuttora funzionante: proverete un’emozione unica, quasi una vibrazione che, anche se solo per pochi istanti, vi farà capire come, da questa parti, l’arte di fare il vino sia frutto di una sapienza antica, addirittura millenaria. Una volta giunti in cantina, assaggiando le varie etichette noterete poi una notevole diversità tra un’annata e l’altra e tra i vini prodotti dalle stesse varietà di uva, ma da vigne diverse: tutto merito dell’incredibile energia vitale de “la Muntagna”!
Info e prenotazioni: www.graci.eu; info@graci.eu

La vendemmia in una delle Contrade di Cantine Graci – courtesy Graci