EDITORIAL

Algeria romana

Viaggio in Algeria sulle tracce dell’Impero Romano: città, anfiteatri, templi nello scenario grandioso del Mediterraneo d’Africa a sole due ore di volo dall’Italia.

«Sfida al potere» «Rivoluzione pacifica» «Rivoluzione senza precedenti in Algeria», sono questi alcuni dei titoli dedicati all’Algeria in questi ultimi mesi dopo anni di oblio. Sappiamo poco di questo paese, il più vasto fra quelli africani dove l’Italia starebbe dentro quasi otto volte e che se ci fosse un’autostrada si potrebbe raggiungere da Cagliari in meno di tre ore. Sappiamo così poco che pensare ad un viaggio in Algeria ci viene difficile, anche se questo è il paese dove nacque e morì  di Sant’Agostino, uno dei pilastri della cultura occidentale.

Tutto questo per dirvi che in Algeria ho deciso di andarci. Ho rivisto, il film «La battaglia di Algeri», di Gillo Pontecorvo, con il racconto della rivolta per l’indipendenza. Ho riletto anche i «Cristiani di Allah», il romanzo di Massimo Carlotto, ambientato nel 16° secolo, al tempo in cui Algeri era la capitale della pirateria nel Mediterraneo, rifugio di rinnegati cristiani convertiti all’Islam.

Nel mio viaggio non ci sarà il deserto, il paesaggio delle grandi dune, i cammelli, gli accampamenti, i massicci torreggianti dell’Hoggar, tema prediletto dell’ iconografia classica del paese. Viaggerò lungo le strade dell’impero di Roma, che sotto il cielo che fu di Cartagine,  impose per secoli, il suo modello d’ordine e bellezza.

Algeria - Per le strade di Algeri
Algeria – Per le strade di Algeri | Foto di Gianmario Marras

In meno di tre ore arrivo da Roma al centro di Algeri, le architetture d’epoca coloniale riverberano la luce ancora intensa di questo pomeriggio nordafricano. Sui gradini della “Grande Poste”, un edificio in stile moresco del 1910, a pochi passi dalla stazione metropolitana di Tafourah, due turiste europee, consultano una mappa, alle loro spalle, gruppi di giovani discutono al sole, le mamme e bambini passeggiano negli ombreggiati giardini, mentre il traffico scorre intenso sul boulevard Khemisti. La parte bassa della città fu realizzata in epoca coloniale e arriva fino al mare: larghi viali, spazi verdi, ed eleganti palazzi neoclassici, si alternano a vicoli bui con edifici dai muri scrostati e bisognosi di restauro: una Marsiglia d’Africa sulla riva opposta del nostro mare.

Algeri - La "Grand Poste" in stile neo moresco
Algeri – La “Grand Poste” in stile neo moresco | Foto di Gianmario Marras

A un’ora d’auto da Algeri, c’è Tipasa, le rovine romane qui scendono fino al mare. Leggo le parole dello scrittore Albert Camus: «In primavera, Tipasa è abitata dagli dei e gli dei parlano nel sole e nell’odore degli assenzi, nel mare corazzato d’argento, nel cielo d’un blu crudo, fra le rovine coperte di fiori e nelle grosse bolle di luce, fra i mucchi di pietre. In certe ore la campagna è nera di sole».

Algeria - La città romana di Tipasa
Algeria – La città romana di Tipasa | Foto di Gianmario Marras

È sabato, coppie di innamorati e intere famiglie, fanno picnic fra le rovine, scattano foto, si stendono al sole sui prati e sulla spiaggia. A Tipasa la città romana del II secolo, è distesa fra poggi e ombrosi boschetti, su un’area molto vasta. L’Unesco l’ha inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità, segnalandone però anche il rischio di sparizione a motivo di degrado e speculazione edilizia sempre incombenti.

Algeria - Tipasa
Algeria – Tipasa | Foto di Gianmario Marras

A Cherchell, si arriva percorrendo una strada costiera, fra il mare e la campagna. L’antica capitale del regno di Mauretania, conserva nel suo museo una raccolta eccezionale di busti marmorei, teste scolpite e mosaici, dell’epoca in cui sulla Numidia, alle soglie dell’anno zero, regnava il dotto e illuminato Giuba II, educato a Roma e imparentato con Cleopatra. Dalla grande piazza, fra colonne e alberi secolari, mi affaccio verso il vecchio porto, affollato di  pescherecci colorati, mi sento dentro una cartolina d’epoca, un mondo appartenente alla memoria, ormai perduto.

Algeria - Cherchell a ovest di Algeri
Algeria – Cherchell a ovest di Algeri | Foto di Gianmario Marras

Non ho molto tempo, l’auto diretta ad Algeri mi sta aspettando. Domani vado a Djemila. Quanto è distante il deserto? 400 chilometri o poco più, dietro le alture dell’Atlante. Lungo la fascia costiera di 1200 chilometri, la più fertile e più abitata, dilagarono dopo la sconfitta di Cartagine i Romani. Strinsero alleanze e costruirono città. Fra le alture oltre Setif, sul finire del 1° secolo, venne fondata la colonia di Cucuil, in arabo Djemila che vuol dire “la bella”.

Algeria- Djémila, costruita nel I sec. fu abbandonata dopo la caduta dell’Impero Romano
Algeria- Djémila, costruita nel I sec. fu abbandonata dopo la caduta dell’Impero Romano | Foto di Gianmario Marras

Mirabile appare Djemila, sul dorso di rilievi irregolari, con colonne, templi, ville e mosaici, terme, archi trionfali, i resti del mercato ed il teatro affacciato sulle colline. Mi perdo nel labirinto di questi sassi antichi e  camminando arrivo fino al punto più alto, fino al quartiere cristiano, con i resti di basiliche e battistero.

Algeria - Autostrada Djemila-Costantine
Algeria – Autostrada Djemila-Costantine | Foto di Gianmario Marras

Via dall’incanto di Djemila, eccomi sull’autostrada per Constantine, un’altra meraviglia, un’altra sorpresa. Perfino Alexandre Dumas, non seppe trattenersi nel definire Cirta, l’antica capitale di Numidia, una «città fantastica, qualcosa di simile all’isola volante di Gulliver». Costruita su una piattaforma di roccia, dalle pareti precipiti, scavate da un profondo canyon, è un nido d’aquila all’apparenza imprendibile, che i romani comunque conquistarono e distrussero, ricostruendola con un nuovo nome in onore dell’imperatore Costantino. Oggi, a collegare la città vecchia con quella nuova, ci sono, sospesi nel vuoto, ponti da record: Sidi M’Cid, il più alto di tutti, realizzato nel 1912, lungo 164 metri e alto 175 o il Mellah Slimane, del 1925, sospeso a 100 metri, lungo 125 e largo solo 2,5 metri!

Algeria- Costantine, sorge sul sito dell’antica Cirta e deve il suo nome all’imperatore Costantino
Algeria- Costantine, sorge sul sito dell’antica Cirta e deve il suo nome all’imperatore Costantino | Foto di Gianmario Marras

Al Museo cittadino, uno dei più vecchi d’Algeria, fra reperti del neolitico, stele puniche, statue romane, mi soffermo nella sala dedicata a Tiddis, che visiterò domani, con una raccolta di ceramiche funerarie e votive finemente decorate e con iscrizioni in punico e latino.

Ciò che resta della romana Castellum Tidditanoru, non è imponente, ma la suggestione del luogo in cui fu costruita, rende l’esperienza impareggiabile: la terra rossa sulla quale ancora sorgono le rovine, è ravvivata dal verde e dal colore intenso delle fioriture di primavera. Case, colonne archi, santuari dedicati a diverse divinità come quello di Mitra, annunciato da un enorme fallo alato scolpito nella roccia, sprigionano il fascino dell’antico, ma vibrano ancora come il racconto di una storia scritta ieri. Il paesaggio, qui fa la differenza. Le pietre rosse si stagliano vivide sullo sfondo di un cielo cobalto, dall’alto si domina il solitario nastro d’asfalto che conduce al sito e la gola spettacolare di Khrened, scavata dal fiume Rhumel, lo stesso fantasioso artefice della forra di Constantine.

Algeria - Tiddis, in epoca romana Castellum Tidditanorum
Algeria – Tiddis, in epoca romana Castellum Tidditanorum | Foto di Gianmario Marras

Le pietre parlano, in quest’Africa romana, della grandezza dell’impero, ma anche della sua fragilità una volta raggiunto il punto di massima espansione. Commercio, diplomazia e forza militare, venivano usati per tentare di mantenere il controllo sui  territori dell’impero più vasto della Terra. Lo capisco meglio fra l’erba alta che circonda le vestigia della fortezza di Lambaesis, eretta dalla Legio III Augusta come base di sorveglianza sui confini con il deserto e sui traffici commerciali. I 5000 soldati di quel presidio, fondarono anche Thamugadi, l’odierna Timgad, la più splendente visione dell’impero che sia dato di vedere oggi in terra d’Africa.

Algeria - Timgad, fondata attorno all’anno 100 sotto l’imperatore Traiano
Algeria – Timgad, fondata attorno all’anno 100 sotto l’imperatore Traiano | Foto di Gianmario Marras

La sua grandiosità sbalordisce: a schema ortogonale, con porte cerimoniali mercato centrale, quartiere degli artigiani, templi, complessi termali, biblioteca e  teatro per 3500 spettatori. La sua importanza andò scemando dopo l’invasione vandalica e cessò del tutto, con la conquista araba nel VII secolo.

All’aeroporto di Annaba, in attesa del volo per Algeri, ricompongo i ricordi del mio viaggio, Annaba fu centro importante, soprattutto in epoca cristiana, quando con il nome di Hippo Regius ebbe come vescovo Sant’Agostino, nato in un villaggio poco più a sud.

Algeria - Annaba, con il nome di Hippo Regius ebbe come vescovo Sant’Agostino
Algeria – Annaba, con il nome di Hippo Regius ebbe come vescovo Sant’Agostino | Foto di Gianmario Marras

Dopo il decollo, dall’oblo dell’aereo vedo arenili sperduti, calette appartate fra promontori ammantati di vegetazione, le case sono poche e sembra non esserci traccia di turismo. Poi l’aereo vira sul blu del mare, fino ad Algeri, la seducente “città bianca”. Nel mio programma per questa sera c’è scritto: visita alla Casbah.

Algeria - La Casbah di Algeri
Algeria – La Casbah di Algeri | Foto di Gianmario Marras

La musica in Algeria

Da secoli all’incrocio di importanti flussi migratori, l’Algeria è un vero e proprio continente musicale. La cultura dell’Africa profonda incontra il Mediterraneo, dando origine ad una moltitudine di generi: la classica musica algerina nata dall’incontro delle sonorità arabe e di quelle andaluse, giunte dopo la riconquista cristiana della Spagna, divisa nelle tre scuole di Tlemcen, Algeri e Costantine (detta malouf); la musica beduina, proveniente dal Maghreb, con l’arte della poesia cantata e accompagnamento di flauti e percussioni; la musica e le danze del Sahara, con tutte le sue diverse particolarità dovute all’immensità della regione, con uno speciale risalto per il ruolo femminile. A queste si aggiunge la musica religiosa,  per accompagnare salmodie coraniche e pellegrinaggi. Ma il genere più famoso, quello che ha mescolato tutto, facendo balzare la musica d’Algeria ai primi posti nelle hit mondiali è il Rai (vuol dire”punto di vista”): nato negli anni ’30, nel calderone etnico culturale di Orano, dove per prime le donne cominciarono a cantarlo nei caffè (mitiche le interpretazioni di Chieka Rimitti), il Rai, cominciò a prendere quota negli anni ’70, connotandosi come genere ribelle e inviso al potere politico e religioso. Influenzati dal rock e dal blues i musicisti Rai divennero rapidamente e delle star in patria. Il Rai era riuscito a rompere gli argini del conformismo, mescolando i generi classici della musica algerina, con tutto quanto di innovativo si poteva pescare intorno, con un successo travolgente che dilagò nel mondo. Fra i musicisti più noti: Cheb Khaled definito il Re del Rai che ha duettato con Santana, Cheb Mami che ha cantato con Sting e Zucchero e il gruppo Raïna Raï, definiti i Pink Floyd del Rai.

Organizzazione del viaggio: Vista le precarie condizioni di sicurezza è altamente consigliato affidarsi ad un operatore turistico specializzato nei viaggi in Algeria, che si curerà di risolvere i problemi burocratici e organizzativi durante la permanenza nel paese.

I Viaggi di Maurizio Levi  In programma partenze autunnali e primaverili alla scoperta dell’Algeria romana www.viaggilevi.com

Informazioni generali: www.algerianembassy.it

Documenti di viaggio: la procedura per entrare in Algeria non è ordinaria, oltre al passaporto con validità di almeno 6 mesi e visto del costo di 85 euro, è necessaria ulteriore documentazione. Consultare questo link:  ambalgeri.esteri.it