A Galatina, nel cuore del Salento, le storie passano dalle chiese affrescate alle case a corte, dalle leggende alle tavole. E anche dal pasticciotto, il dolce di pasta frolla e crema che qui appartiene quasi al paesaggio. È in questo intreccio di memoria, tradizione e cultura popolare che dall’11 settembre all’8 novembre 2026 torna Yeast Photo Festival, giunto alla quinta edizione con il tema A Matter of Taste: il cibo come materia da fotografare, ma soprattutto come lente per raccontare identità, comunità e trasformazioni.
A 25 chilometri da Lecce, Galatina è quella di una volta. Le mura del Trecento, le insulae medievali, i palazzi nobiliari e le case a corte restituiscono una città stratificata, dove la storia documentata convive con leggende che continuano a farne parte.
È qui che San Paolo avrebbe concesso alla città l’immunità dal veleno di ragni, scorpioni e serpenti. Da questa storia nasce il rito delle tarantate: chi veniva morso, si raccontava, poteva guarire attraverso la musica e la danza. La leggenda sopravvive nella Cappella delle Tarantate, nella chiesa di San Paolo, dove il pozzo di acqua benedetta ricorda ancora il rituale accompagnato dai tamburelli.
Poi c’è il gusto. Il pasticciotto, nato secondo la tradizione nel 1745 quando il pasticciere Andrea Scalone utilizzò gli avanzi di una torta per creare un piccolo dolce di pasta frolla ripieno di crema, è diventato uno dei simboli gastronomici del Salento.
È proprio il rapporto tra cibo e identità il filo conduttore dell’edizione 2026 di Yeast. Il festival porta in città fotografi internazionali che usano la tavola, il lavoro della terra e la produzione del cibo per raccontare mondi spesso lontani.
La messicana Koral Carballo, con Memories of Tender Bonds, torna da oltre dieci anni in una comunità afro-mestiza dello stato di Veracruz, osservando come i pasti condivisi diventino un archivio di relazioni, appartenenza e memoria. Il cibo non è soltanto ciò che si consuma ma il luogo in cui una comunità si riconosce.
In Daughters of the Sea, la fotoreporter iraniana Forough Alaei racconta invece le pescatrici dell’isola di Hengam, nel Golfo Persico: donne che escono all’alba su piccole imbarcazioni e pescano nonostante le restrizioni che per anni hanno impedito loro di ottenere licenze e svolgere lavori considerati troppo pericolosi. Il mare diventa così fonte di sostentamento, ma anche spazio di autonomia e resistenza.
Il fotografo e filmmaker americano Bob Miller, con The Last Generation, guarda alle fattorie familiari di medie dimensioni che stanno scomparendo dagli Stati Uniti. Attraverso le storie dei figli degli agricoltori racconta una generazione costretta a scegliere tra continuare il lavoro della famiglia, trasformarlo o abbandonarlo, mentre con la scomparsa delle aziende agricole si perde anche un rapporto con la terra e con il cibo.
Il festival dedica spazio anche ai vincitori della seconda Open Call for Curators. Laura Tota presenta Pietre, pane e festa di Davide Fecarotti, un progetto sulle tradizioni del pane siciliano che intreccia fotografie, archivi e racconti orali attorno alla costruzione partecipata di un forno in terra cruda. Giulia Tornesello porta invece Custodi dell’Instabilità di Camillo Pasquarelli, un viaggio tra ristoranti, cucine e sale da pranzo italiane dove il cibo diventa un archivio di memorie, migrazioni e cambiamenti sociali.
A Galatina, dunque, la fotografia non arriva semplicemente a occupare chiese e palazzi. Entra nella storia del luogo e la mette in relazione con altre storie del mondo. Dal Messico alla Sicilia, dall’Iran alle campagne americane, A Matter of Taste racconta il cibo come qualcosa di più di una necessità o di un piacere: è una forma di memoria, un gesto di appartenenza e, talvolta, un modo per resistere.

