DESTINATIONS

La novità del Turismo 2022: l’Arabia Saudita e i suoi tesori

L’apertura dell’Arabia rivela al mondo una città nabatea come Petra: AlUla. La sua regione è la vera scoperta del turismo outgoing. Fra monti di arenaria rossa, graffiti preistorici e edifici da fantascienza, AlUla sorprende tutti

Monumenti Nabatei a Hegra, regione di AlUla, Arabia Saudita.

Un importante accordo di partnership a lungo termine è stato firmato a Parigi, il 10 novembre 2021, fra l’Unesco e le principali autorità politico-culturali dell’Arabia Saudita. Al centro dell’accordo c’è un piano per la sostenibilità ambientale della futura crescita turistica, socio-economica e culturale di AlUla, regione saudita nord-occidentale per la cui tutela e sviluppo la monarchia saudita ha creato nel 2017 un apposito organismo: la Royal Commission for AlUla (RCU). Vera perla del regno saudita, la regione di AlUla è estesa 22.560 kmq (all’incirca come la Toscana) ed è un territorio ricchissimo di siti archeologici e di paesaggi – sia naturali sia culturali – da preservare. Fra questi spicca Hegra, già Patrimonio Unesco dal 2008 per gli importanti monumenti qui realizzati nell’antichità dai Nabatei, un popolo arabo che aveva creato una vastissima rete commerciale. Dal terzo secolo a.C. Hegra fu (semplificando un po’) la “capitale del sud” del regno Nabateo mentre Petra nell’attuale Giordania e Bosra nell’attuale Siria furono, in periodi diversi, le altre capitali nabatee. Conquistata dai Romani nell’anno 106 d.C., Hegra divenne l’avamposto più meridionale di tutto l’impero romano; oggi si estende su un’area di 52 ettari sulla quale sorgono oltre 100 monumenti Nabatei scavati in montagne di arenaria rossa, ocra e gialla. Un paesaggio magnifico.

Elephant Rock, uno dei luoghi iconici della regione di AlUla, Arabia Saudita.

AlUla è un gioiello ritrovato in una capsula del tempo rimasta chiusa per secoli, è una fiaba scolpita nella roccia. Una fiaba che attende di essere conosciuta, perché è rimasta nascosta agli occhi occidentali per lunghissimo tempo. Non c’è da stupirsi che oggi l’Arabia Saudita, riapertasi al mondo,  stia diventando un “must” per il turismo italiano e internazionale.
Attenzione, AlUla non è solo Hegra, la Nabatea. Sono 27.000 i siti archeologici censiti in Arabia Saudita (per mezzo di satelliti e fotografie aeree) e per la grandissima parte sono ancora da studiare. L’accordo con l’Unesco firmato il 10 novembre a Parigi rientra pienamente nell’ambizioso progetto “Journey Through Time” annunciato dalla Royal Commission for AlUla nell’aprile 2021: portare gli studiosi di lingue antiche a decifrare le migliaia di graffiti rupestri, incisi in lingue conosciute e sconosciute, sulle pareti di spettacolari e variopinti canyon. Proseguire gli scavi archeologici dell’antica Dadan (IX-VIII secolo a.C.), capitale del regno dadanita, crocevia di rotte commerciali citato anche nella Bibbia. Valorizzare la Città Vecchia di AlUla, il capoluogo della regione il cui centro storico fu abitato dal 1.100 a.C. fino agli anni Ottanta del secolo scorso. E si potrebbe continuare a lungo…

Il Maraya, avveniristico centro polifunzionale di AlUla: è il più grande edificio a specchi del mondo.

Sviluppo culturale e turistico significa anche innovazione e capacità di visione. Ne è un esempio il Maraya, sorprendente e avveniristico centro polifunzionale (sala concerti, teatro, ristorante, ecc.) che sorge all’imbocco di Wadi Ashaar nel deserto di AlUla. È il più grande edificio a specchi del mondo (9.740 mq di specchi) ed è un orgoglio italiano, creato dallo studio milanese Giò Forma Designers Artists Architects, quello che realizzò l’Albero della Vita a Milano Expo 2015. Maraya è un miraggio nel deserto che riflette il paesaggio circostante cambiando secondo l’ora e la luce del giorno ed è già diventato luogo iconico per tutti i viaggiatori ad AlUla; non a caso è il vincitore nella categoria “Popular Choice” dell’Architizer A+ Awards 2020. Perfettamente integrato nell’ambiente, il Maraya è un ottimo esempio di modernità e sostenibilità.
Tutto ciò si accorda con i princìpi ispiratori di  “Saudi Vision 2030”, strategia politica di modernizzazione della società e diversificazione dell’economia saudita, ivi compreso l’impulso a un turismo di qualità ed ecosostenibile. Possiamo solo accennare a qualcuno dei tanti progetti in campo nella regione di AlUla in linea con la Saudi Green Initiative:  la formazione di grandi riserve naturali (con la reintroduzione del leopardo arabo), ma anche la creazione di “vie verdi” nel territorio di AlUla, cioè piste ciclabili, equestri e pedonali lungo la linea ferroviaria che in epoca ottomana veniva attaccata dai ribelli arabi guidati dal leggendario Lawrence d’Arabia. Un’importante stazione ferroviaria d’epoca, la Hijaz Railway Station che conserva uno dei “treni di Lawrence”, è oggi un centro di accoglienza e informazione turistica.

La piscina a sfioro del resort Habitas AlUla, inaugurato il 1° novembre 2021.

Nei prossimi anni l’aereoporto internazionale di AlUla aumenterà la propria capacità del 300% e sarà collegato con i principali siti della regione per mezzo di una ferrovia leggera. Per accogliere i futuri viaggiatori stanno già nascendo alcuni eco-resort destinati ad un pubblico alto di gamma; giustamente infatti i Sauditi non vogliono ripetere gli errori commessi da Petra, che più volte in passato è stata investita da ondate di turismo di massa ad alto impatto ambientale. Fra i nuovi nati in questa categoria di resort virtuosi spicca Habitas AlUla, prima struttura del brand in Medio Oriente, inaugurata il 1° novembre 2021. Habitas, marchio di ospitalità esperienziale e sostenibile, ha scelto AlUla per l’eccezionalità del suo ambiente e le opportunità che questa regione ancora sconosciuta offre; Habitas Alula si trova nel canyon di Wadi Ashaar (lo stesso del Maraya) e le sue camere sono piccole costruzioni modulari di design a basso impatto ambientale, costruite con materiali ecosostenibili e disseminate nel wadi fra pareti di arenaria scolpite dal tempo. Gli spazi comuni si integrano perfettamente nella natura circostante, a partire dalla lunga piscina a sfioro fra le rocce; altri spazi comuni sono dedicati a yoga e meditazione ma anche alla fruizione di film, documentari sulla cultura della regione, mostre di opere di artisti sauditi e concerti di musica locale. E lo chef del ristorante Tama (che in lingua aramaica significa “Qui”) sposa la cucina saudita con quelle di altre zone del Medioriente, utilizzando sempre ingredienti locali, che arrivano dalle fattorie delle oasi circostanti. Sono i sapori di AlUla, nati dal deserto.

Un bungalow del resort Habitas AlUla, realizzato a basso impatto ambientale.