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Storia di Golfo Aranci, la Sardegna ancora da scoprire

Margherita Morvini aveva intuito le potenzialità turistiche di questa zona all’inizio della Gallura. E vi aprì un hotel che ancora oggi è un’ottima base per godersi mare, buon cibo e cultura

Veduta parziale di Golfo Aranci. Foto di Marco Restelli.

Tutti hanno sentito parlare della leggendaria Costa Smeralda, ma ben pochi sanno che un pezzo della sua storia inizia in un albergo situato a Golfo Aranci, in un vicino angolo della Gallura. «Era il 1961, Golfo Aranci era solo un borgo di pescatori e il turismo in Sardegna era ancora di là da venire. Quando fu inaugurato l’Hotel Villa Margherita, a firmare il registro c’era anche un ospite molto illustre: Karim al-Husayni, IV Aga Khan. Sì, l’uomo che l’anno seguente avrebbe comprato i terreni della futura Costa Smeralda, e che nel 1969 avrebbe fatto costruire l’aeroporto internazionale di Olbia-Costa Smeralda, dando inizio al turismo in Sardegna». A parlare è Marco Soldati, oggi direttore e proprietario del quattro stelle con servizi di ospitalità impeccabili, che deve il suo nome alla fondatrice, Margherita Morvini: fu questa donna tenace a credere per prima nelle potenzialità turistiche di questo tratto di costa sarda, e ad arredare l’ hotel, inizialmente, con i mobili di una nave da crociera.

A scoprire per prima il fascino di Golfo Aranci e della vita semplice dei suoi abitanti fu una grande fotografa tedesca, Marianne Sin-Pfältzer, che arrivò in Sardegna a metà degli anni Cinquanta del secolo scorso e decise di rimanerci. Oggi una trentina di gigantografie – tratte dai suoi scatti degli anni ’50 e ’60 – decorano le casette basse del piccolo centro storico: ritraggono la vita nel porticciolo, i ragazzi che riparano le reti di pesca, le anziane sedute sulla porta di casa, con uno sguardo antropologico sensibile alla bellezza nascosta di Golfo Aranci, un luogo che la fotografa tedesca amava e in cui credeva.

Gigantografia da una foto di Marianne Sin- Pfälzer. Centro storico di Golfo Aranci. Foto di Marco Restelli.

Golfo Aranci non ha avuto il suo Aga Khan e oggi è un pezzo di Costa Smeralda fuori dalla Costa vera e propria, ancora in attesa di essere valorizzato davvero. Eppure è a pochissimi chilometri da Porto Cervo e Porto Rotondo e ha due caratteristiche invidiabili: un mare altrettanto bello e prezzi di accoglienza molto inferiori. Per innamorarsene basta andare sulle spiagge intorno al paese o, ancora meglio, arrivare in barca alla vicina Riserva naturale di Capo Figari e Isola di Figarola. Le acque blu cobalto, prospicienti ripide falesie a picco sul mare, sono note anche come Golfo dei Delfini: qui l’attività di dolphin watching  in senso ecosostenibile è monitorata dalla onlus Worldrise, impegnata in programmi di protezione e valorizzazione dei mari.
Altra esperienza affascinante è quella della visita al museo sommerso (MuMart, Museo Marittimo d’Arte) che si trova nella laguna formata dalla Terza Spiaggia di Golfo Aranci: presenta sculture ancorate sul fondale marino in uno spazio racchiuso dalle reti, in cui fauna e flora si mischiano con le opere d’arte. Un’esperienza di diving e snorkeling unica in Europa, realizzabile anche a bordo di un piccolo sottomarino.

Isola di Figarolo, Golfo Aranci. Foto di Elena Bianco.

Il lungomare di Golfo Aranci, da pochi anni reso più elegante e punteggiato da moderne boutique, si offre alla ripresa del turismo: ma di che tipo? Già oggi il paese presenta ristoranti da “turismo di massa” che offrono di tutto fuorché cucina sarda. (Poiché la cucina è indubbiamente  cultura, stare in Sardegna e non mangiare sardo è assurdo. Per apprezzarne davvero i sapori bisogna andare al mare davanti alle barche dei pescatori, alla Pescheria Cecilia o alla Trattoria del Porto).

Dunque, quale turismo si vuole sviluppare qui? «Puntiamo a un turismo famigliare che trovi le occasioni di divertimento tipiche della Costa Smeralda, ma vada anche a conoscere la cultura della Gallura», dice l’assessore al turismo Luigi Romano. Più indirizzata a un turismo slow e consapevole la consigliera comunale Alessandra Feola, che sottolinea con orgoglio «l’inclusione di Golfo Aranci nel Cammino 100 Torri, un grande Cammino Italiano che percorre le coste di tutta la Sardegna offrendo il territorio a un turismo rispettoso e a basso impatto ambientale».

Trattoria del Porto di Golfo Aranci, zuppa di pesce golfoarancina. Foto di Elena Bianco.

Alessandra Feola sottolinea anche la necessità di scoprire l’entroterra con i suoi tesori culturali: nella zona di Golfo Aranci e Olbia ci sono meraviglie archeologiche databili al secondo millennio a.C., come il Pozzo Sacro di Milis e la Tomba dei Giganti di Su Mont’e s’Abe. Ma quanti turisti lasciano per un giorno le spiagge per scoprire l’incanto di questi straordinari siti pre-nuragici? È ovvio che ci vorrebbe ben altra campagna di informazione.

Con questo spirito, forse, la cultura sarda sceglie di uscire dai confini nazionali e di fare il giro dell’Europa. Con la grande mostra “Sardegna isola megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storie di pietra nel cuore del mediterraneo”. Un evento espositivo nel senso pieno dell’espressione, che dal 1 luglio 2021 si è aperto a Berlino, poi sarà a San Pietroburgo e quindi a Salonicco,  per arrivare finalmente in Italia (a Napoli) solo fra un anno, dal 10 giugno 2022. Lo aspettiamo con pazienza.

Tomba dei Giganti di Su mont’e s’Abe, Gallura. Foto di Elena Bianco.