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Milano posa la prima statua di donna

Il primo monumento pubblico dedicato a una figura femminile nel capoluogo lombardo è quello di Cristina Trivulzio di Belgiojoso. La posa il 15 settembre, il 13 giugno il primo appuntamento di un ciclo che segna le tappe emblematiche della sua vita. Concerti per quartetto d’archi e conversazioni sulle sfide delle donne di oggi

Nella girandola degli oltre 120 monumenti pubblici eretti a Milano (con ubicazione talvolta bizzarra: davanti alla Scala vigila Leonardo, in piazza Leonardo c’è Eugenio Villoresi, Garibaldi è in Largo Cairoli e affacciato su Corso Garibaldi c’è il tributo all’ing. Piatti…) pesa un’assenza imperdonabile: nessuna statua nell’emancipato capoluogo lombardo è dedicata a una donna. Uniche eccezioni, l’iconica Madonnina e qualche martire sulle guglie del Duomo, cui faceva da contraltare il neon della ‟Signorina Kores” appeso a palazzo Carminati fino a metà anni ’90. E se considerassimo anche le ‟sorelle Ghisini” del Parco Sempione, inequivocabilmente donne dalla vita in su, verrebbe erroneamente da pensare… Milanesi, popolo di sante, sirene e dattilografe!

Alcune mozioni approdarono in passato e in sordina sulle scrivanie del consiglio Comunale, ma il vuoto si accinge a essere colmato solo nell’Anno Domini 2021 quando, a partire da un’idea de Le Dimore del Quartetto, sarà finalmente dedicata una statua a Cristina Trivulzio di Belgiojoso nel 150° anniversario della sua morte, che ricorre il 5 luglio prossimo venturo.

Patriota, giornalista, imprenditrice, educatrice, viaggiatrice ma anche donna colta, bella, ricchissima, egocentrica e intraprendente. Cristina Trivulzio di Belgiojoso ha vissuto sfidando le convenzioni (e gli austriaci) ed esercitando la propria libertà in un mondo abituato a riconoscere le virtù di una personalità audace solo se declinate al maschile.

Il monumento dedicato a questa eroina del Risorgimento sarà posato il prossimo 15 settembre in piazza Belgioioso, davanti all’elegante palazzo appartenuto alla famiglia dello scapestrato consorte, il principe Emilio Barbiano di Belgioioso. L’iniziativa promossa dalla Fondazione Brivio Sforza e patrocinata dal Comune di Milano si colloca all’interno di un programma più ampio, che rafforza il valore del progetto.

Per celebrare la sfaccettata individualità di Cristina Trivulzio, infatti, da giugno a settembre 2021 Le Dimore del Quartetto organizza un itinerario di concerti di quartetti d’archi all’aperto in 4 luoghi iconici della sua vita: Castello Trivulzio, a Locate di Triulzi (MI); Villa Belgiojoso Brivio Sforza, a Merate (LC), Castello di Masino, proprietà FAI a Masino (TO); Piazza Belgioioso a Milano. Ogni concerto sarà occasione di incontro per raccontare Cristina Trivulzio attraverso una serie di conversazioni condotte da Paola Dubini (Università Bocconi).

I concerti proposti lungo questo percorso vogliono essere un’occasione per promuovere e dare spazio al talento giovanile e femminile attraverso la commissione di composizioni musicali originali dedicate al progetto. Oltre a opere inedite di giovani compositrici contemporanee, il programma musicale prevede un repertorio scritto o ispirato da donne del periodo storico di Cristina Trivulzio di Belgiojoso. [Il programma completo]

Il primo appuntamento è in programma domenica 13 giugno 2021, alle ore 18.30 presso Il giardinone di Castello Trivulzio, a Locate di Triulzi (Mi) dove il Quartetto Dulce in Corde esegue in prima assoluta Di Candele e di Lumi, una composizione originale scritta per l’occasione da Daria Scia, e il Quartetto in la maggiore, op. 41 n. 3, di Robert Schumann.

L’accostamento tra la musica classica e le magioni storiche è un’attività che Le dimore del Quartetto coltiva da tempo e merita attenzione. Il progetto nasce nel 2015, quando Francesca Moncada di Paternò, fondatrice dell’impresa culturale vicino alla omonima Società concertistica milanese, ha l’idea di promuovere dei semplici scambi: alla vigilia di un impegno artistico, giovani quartettisti di provenienza internazionale vengono ospitati gratuitamente in una dimora storica e in cambio offrono ai proprietari un concerto pubblico, durante il periodo di residenza. In questa economia circolare, le dimore diventano una risorsa preziosa per i quartetti e possono avvicinare i visitatori attratti dalla location al repertorio musicale classico, viceversa gli ensemble cameristici possono contribuire alla valorizzazione di un patrimonio culturale privato offrendo l’occasione di scoprire preziosi scrigni d’arte e di storia. [Per approfondimenti, Musica con Vista].

Come sottolinea Francesca Moncada «Questo progetto traccia un itinerario diffuso nella bellezza che ci fa comprendere come la cultura per il nostro Paese può trasformarsi da costo in risorsa, se le realtà che la compongono mettono in campo tutte le capacità che hanno per fare sistema». Nel saggio di Paola Dubini Con la cultura non si mangia: Falso! (2018, Laterza) si sostiene proprio l’importanza dei ‟giacimenti culturali” italiani (che a differenza del petrolio non si esauriscono, ma acquistano valore con il tempo) quale volano per l’economia oltre che fonte di esercizio di un benessere personale e collettivo. Una tesi che avrebbe apprezzato anche Cristina Trivulzio, colei che trasformò in un modello sociale all’avanguardia il proprio feudo a Locate e fondò i primi asili d’infanzia, scuole elementari e istituti professionali anche femminili per i figli dei contadini.

Il traguardo segnato dalla posa del monumento dedicato a questa straordinaria nobildonna vuole essere solo un punto di partenza per un più ampio riconoscimento collettivo dell’azione femminile. Ad attendere un volto da scolpire – non solo nelle nostre piazze ma soprattutto nella nostra memoria – Cristina ha una nutrita schiera di amiche: da Beatrice d’Este a Giuditta Pasta, da Elda Scarzella Mazzocchi ad Ada Negri, da Alda Merini a Camilla Cederna… solo alcune, per rimanere in ambito meneghino. Donne che non attendono il taglio di retorici nastri tricolore ma, per dirla con le parole della protagonista di questa storia:

“Vogliano le donne felici e onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori e alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!”