EDITORIAL

Crans-Montana, i “paletti” che hanno salvato lo sci

Primo bilancio di fine stagione dai comprensori sciistici che hanno sfidato la pandemia: «non si riportano casi di contagi attribuibili alla pratica degli sport invernali». Screening, mascherine e distanziamento hanno impedito al virus di fare breccia sulle piste

La travagliata stagione sciistica 2020/21 volge al termine – quella dell’unico Paese dell’arco alpino, la Svizzera, in cui gli impianti sono sempre rimasti aperti, suscitando non pochi mal di pancia nei nostri comprensori parimenti innevati. Ci siamo chiesti se sia stato davvero possibile proteggere sciatori e personale senza rinunciare al piacere e all’indotto generati dagli sport invernali e sì, confessiamo di aver sciato anche noi in tempo di Covid. Dopo una giornata trascorsa sulle piste di Crans-Montana – 140 chilometri di tracciati che si sviluppano su un dislivello di 1500 metri, tra giganti innevati che incorniciano il panorama con 18 cime oltre i quattromila – la convinzione è che il rispetto di buone regole sia sempre il miglior deterrente contro virus e paura.
Qualora l’ubiqua cartellonistica non fosse sufficiente, le risposte ai dubbi sul regolamento in vigore sono affidate ai Covid Angel, gruppi di volontari che alla partenza degli impianti dispensano informazioni e segnalano eventuali comportamenti inappropriati. Cosa vuol dire sciare ai tempi della pandemia? Istruzioni per l’uso e impatto sui servizi sono evidenti a tutti: l’ingresso nei negozi che noleggiano attrezzatura da sci è contingentato; le stazioni di partenza degli impianti sono state riprogettate per garantire il distanziamento tra le persone (se l’affluenza è alta occorre avere un po’ di pazienza poiché si rischia qualche minuto di coda in più); la capienza abituale delle cabinovie è ridotta di 2/3, vige l’obbligo di tenere i finestrini aperti ed è garantita l’igienizzazione dell’ambiente 4-5 volte al giorno; mascherine obbligatorie non solo all’interno di cabinovie e funivie, ma anche su tutti gli impianti di risalita all’aperto e in tutte le aree di attesa; i punti ristoro sulle piste sono aperti ma garantiscono esclusivamente il servizio di asporto; nei ristoranti degli hotel (gli unici aperti) è consentito pranzare allo stesso tavolo solo a un numero massimo di tre o quattro persone distanziate (se non “congiunti”); i dipendenti del turismo sono sottoposti a test a intervalli regolari. Protocolli analoghi li avevamo ideati anche noi ed erano pronti per essere messi in pista …prima del dietrofront di San Valentino, comunicato in extremis da Palazzo Chigi.
Certo, l’affluenza nei comprensori elvetici non ha raggiunto i numeri degli scorsi anni e gli skipass rilevano mediamente un calo del 30% dovuto prevalentemente all’assenza dei turisti internazionali, anche se non sono mancati  i nostri transfrontalieri del week end, complici i controlli piuttosto indulgenti alle dogane del Belpaese (*). Purtroppo l’irresponsabilità fa di tutto il mondo Paese e l’eventualità di après ski “autogestiti”, così come di assembramenti nelle piazze della movida italiane sono fenomeni che prescindono dalla pratica degli sport invernali.

La decisione della Confederazione è stata supportata da investimenti sulla sicurezza sanitaria e da studi scientifici. Tra questi segnaliamo una  ricerca realizzata dal Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (EMPA) sulle funivie di Engelberg, da cui emerge che il rischio di contrarre il coronavirus durante una risalita in cabinovia di 12 minuti è 100 volte inferiore a quello di una giornata lavorativa di otto ore in un ufficio di due persone. Ognuno cerca di portare neve al proprio mulino, ma è pur vero che il sistema sanitario cantonale garantisce che a Crans-Montana non è stato segnalato nessun contagio attribuibile alla pratica dello sci e a detta del direttore degli impianti di risalita Aletsch Bahnen AG, Valentin König Le misure di protezione si sono dimostrate adeguate. Dopo le vacanze di Natale e Capodanno, non è stato riportato alcun aumento dei casi di Covid dovuti al turismo sportivo invernale”.
Un bilancio che potrebbe offrire qualche spunto di riflessione.

* Italia – Svizzera, ricordiamo le regole in vigore fino al 30.3.2021 per varcare il confine in andata e ritorno. I protocolli per l’ingresso variano a seconda della regione di provenienza: in pratica chi giunge con mezzo privato da una regione confinante non deve neppure esibire il modulo d’entrata ed è esentato dall’obbligo di registrarsi tramite il portale, diversamente da quanto previsto per i residenti di altre zone. Per il rientro in Italia, invece, occorre sottoporsi a tampone (molecolare o antigenico) effettuato nelle 48 ore prima e il cui risultato sia negativo; in alternativa vige l’obbligo di quarantena (10 giorni).

In occasione di questa trasferta, gli agenti preposti al controllo degli ingressi a Gondo (Ch) hanno richiesto e passato al setaccio i documenti che, nel nostro caso, attestavano la circolazione per lavoro; al rientro in Italia, la dogana di Iselle ha dato via libera al transito, senza effettuare controlli.