GOURMET

Cucina solidali

Diciotto ristoranti torinesi, da 2 stelle Michelin alla trattoria tradizionale, si uniscono in un progetto per aiutare i senzatetto. Da marzo a oggi, hanno servito 35 mila pasti

Consegna del cibo alla mensa dei bisognosi. | Foto di Davide Dutto

Durante l’epidemia da COVID19 all’inizio di marzo 2020, la solidarietà è diventata un ricorso necessario soprattutto per qualcuno. Durante il lockdown hanno chiuso i bar e gli alberghi diurni, dove i senzatetto potevano bere un caffè, caricare il cellulare, fare una doccia . (Leggi qui il nostro articolo)

Per far fronte all’emergenza specialmente, lo scorso 20 marzo alcuni ristoratori torinesi si sono riuniti per offrire un pasto caldo a chi è senza dimora. E fino a oggi, grazie a questo progetto chiamato “Cucine Solidali”, hanno già distribuito 35 mila pasti. «Ciò che mi ha stupito di più è stata l’adesione spontanea dei ristoranti che ogni giorno, in autogestione, svolgono un servizio prezioso senza mai tirarsi indietro. Lo sforzo organizzativo e il carico di lavoro supplementare è ripagato dall’entusiasmo continuativo per l’iniziativa unica almeno nel panorama gastronomico italiano», racconta Andrea Chiuni, coordinatore del progetto, e chef dei ristoranti Tre Galline, Tre Galli e Carlina.

L’elenco dei ristoranti è man mano aumentato e oggi, con i tre di Chiuni, sono 18, tra alta cucina, trattorie, etnici: Ristorante Carignano, Del Cambio, La Limonaia, Fuzion, Accademia Food Lab Condividere, Du’ Cesari, Eataly, Era Goffi, Magazzino 52, Opera, Spazio 7, San Giors, Vale un Perù, Gaudenzio, Vimini. Ogni giorno, gli chef preparano i pasti nel proprio ristorante, poi passa a ritirarli la Croce Verde per la consegna alla mensa dei Frati Minori, alla Comunità di Sant’Egidio e agli asili notturni del Centro Torinese di Solidarietà.

Ora l’ambizione è costruire una gastronomia torinese di alta qualità, etica e non solo alimentare, che aiuti a colmare il divario tra divertimento e nutrimento, opulenza e sopravvivenza, abbondanza e scarsità.

Il progetto è stato documentato dal fotografo Davide Dutto e da un video di animazione di Wilson Querin e Angelo Mastrolonardo.