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Robert Capa: non solo bianco e nero

Per la prima volta in Italia, ai Musei Reali di Torino, gli scatti a colori del celebre fotografo ungherese, diventato famoso per i suoi reportage di guerra

Un membro dell’equipaggio di una nave americana fa segnalazioni a un convoglio alleato che attraversa l’Atlantico (1942) – Credits Robert Capa International Center of Photography Magnum Photos

Quando si parla di Robert Capa, fotografo ungherese nato nel 1913 divenuto famosissimo per i reportage bellici – dalla guerra civile spagnola alla seconda guerra mondiale, dalla guerra arabo-israeliana alla prima guerra d’Indocina – vengono subito in mente le sue toccanti immagini in bianco e nero, prima fra tutte Il miliziano colpito a morte (The Falling Soldier), ritratto in Spagna nel 1936 durante il sanguinoso conflitto tra l’esercito repubblicano e le forze nazionaliste. In realtà Capa lavorò regolarmente anche con pellicole a colori, come testimonia una lettera scritta a un amico della sua agenzia di New York il 27 luglio 1938, quando era in Cina a documentare la guerra sino-giapponese: «Spediscimi immediatamente 12 rulli di Kodachrome con tutte le istruzioni su come usarli… In breve, tutto ciò che dovrei sapere perché ho un’idea per Life».

Capucine, modella e attrice francese al balcone (Roma, 1951) – Credits Robert Capa International Center of Photography Magnum Photos

E ancora, Capa fotografò a colori Ernest Hemingway nella sua casa a Sun Valley, in Idaho, e utilizzò color film anche durante la traversata dell’Atlantico su una nave merci con un convoglio alleato, scatto pubblicato dal Saturday Evening Post. Dopo il secondo conflitto mondiale, Capa abbandonò il b/n utilizzando esclusivamente pellicole a colori, soprattutto per fotografie destinate alle riviste di quel periodo, come Holiday e Ladies’ Home Journal (Usa), Illustrated (UK), e l’italiana Epoca. Quelle immagini avevano lo scopo di raccontare al pubblico americano ed europeo la vita quotidiana di persone comuni e Paesi lontani, in maniera radicalmente diversa rispetto ai reportage di guerra dei primi anni della sua carriera. L’uso sapiente del colore consentì a Capa di fare un incisivo ritratto dell’alta società del tempo. Nel 1950 fotografò le stazioni sciistiche più alla moda dell’Alpi svizzere, austriache e francesi e le rinomate spiagge francesi di Biarritz e Deauville per il fiorente mercato turistico presentato dalla rivista Holiday. Scattò anche diverse fotografie di moda, lungo le banchine della Senna e in Place Vendôme a Parigi.

Humphrey Bogart e Peter Lorre sul set di “Il Tesoro dell’Africa” (1953) – Credits Robert Capa International Center of Photography Magnum Photos

Riprese poi diversi attori e registi sui set cinematografici, tra i quali Ingrid Bergman nel film Viaggio in Italia di Roberto Rossellini, Orson Welles in Black Rose e John Huston in Moulin Rouge. Nello stesso periodo realizzò anche una serie di ritratti, per esempio quello di Pablo Picasso, immortalato su una spiaggia con il figlio Claude, e quello dello scultore Alberto Giacometti nel suo studio a Parigi.

L’americana Judith Stanton (Zermatt, Svizzera, 1949-50) – Credits Robert Capa International Center of Photography Magnum Photos

Una buon parte di queste immagini a colori, insieme a lettere personali e appunti presi dalle riviste sulle quali furono pubblicate, si possono vedere alla mostra Capa in color, ai Musei Reali di Torino fino al 31 gennaio. Come spiega Enrica Pagella, direttrice di questi musei, «il percorso è costituito da 150 immagini che appartengono alla collezione conservata all’International Center of Photograhy di New York e che sono arrivate a Torino qualche mese prima dell’emergenza sanitaria. Grazie all’accordo con la società Ares, è possibile presentare per la prima volta in Italia, in un’unica mostra, un ritratto della multiforme società internazionale del dopoguerra, grazie al sapiente ed elegante uso del colore. Un’esposizione  importante, sia per la qualità delle immagini sia per l’opportunità di estendere l’offerta dei Musei Reali all’attività di un grande maestro del Novecento. Una sfida espositiva che accompagna la ripresa dopo i mesi del confinamento, un modo per “andare più vicino” al pubblico e alla vita, proprio come suggeriva uno degli insegnamenti di Capa: “Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete andati abbastanza vicino”».

Capa in color
Torino, Musei Reali-Sale Chiablese
Fino al 31 gennaio 2021, dal martedi al venerdì 10-19; sabato e domenica
10-21, i biglietti possono essere acquistati online sul sito
www.capaincolor.it