ECOTOURISM

Vacanze studio sotto il mare

Il futuro del diving? Sarà sempre più responsabile e coinvolto in progetti di sostenibilità. Per esempio liberare i fondali dalle reti alle Isole Egadi con Marevivo e trapiantare coralli alle Maldive con l’Università Bicocca

Sylvia Earle, ambientalista e attivista californiana.

La regina degli abissi, la subacquea e ambientalista californiana Sylvia Earle, che si batte senza sosta per la salvaguardia degli oceani finanziando campagne informative e progetti di ricerca, ha puntato tutto il suo intervento streaming in occasione dell’Earth Day sul concetto della vulnerabilità della razza umana di fronte agli eventi pandemici della storia. Il mare – ha spiegato – contiene gran parte della vita del pianeta, un mondo ancora da conoscere, studiare e proteggere, per la nostra stessa sopravvivenza.

Ma ai tempi del coronavirus e dopo, la subacquea sarà quella di prima? E che senso avrà esplorare i fondali nell’era post Covid-19, mentre cambiamento climatico, riscaldamento globale e pressione antropica, dall’inizio degli anni ’90, ha già distrutto la gran parte delle barriere coralline, e cioè il più grande essere vivente del pianeta? Alcuni atolli del pacifico delle isole Fiji e Kiribati sono già stati evacuati a causa dell’ innalzamento del livello del mare. Il turismo del futuro, negli ultimi paradisi marini rimasti, non potrà che essere sostenibile.

Anche la subacquea sportiva diventerà un’attività sempre più responsabile, obbligata a non danneggiare i delicatissimi equilibri degli habitat marini, e se possibile, coinvolta in progetti di sostenibilità, raccolta di informazioni e dati utili per migliorare le condizioni di sopravvivenza delle piccole comunità locali e delle specie minacciate.

Settembre 2019. Con l’Operazione reti fantasma di Marevivo, nell’Area Marina Protetta delle Egadi, sono state raccolti oltre 3 quintali di reti abbandonate .

In questi giorni, nei fondali della costa napoletana e di Cosenza, è partita la campagna nazionale di Marevivo, in collaborazione con le Forze dell’Ordine: sono state avviate le prime immersioni per raccogliere immagini e dati sulla sorprendente ripresa della vita marina in queste settimane di lockdown, in totale assenza di disturbo antropico. Presto iniziano anche le prime immersioni in Sicilia, dalla costa palermitana a Sciacca e Pantelleria. L’obiettivo è fornire dati per i centri di ricerca. Non bastano certo queste poche settimane di fermo e di riduzione drastica delle attività umane sull’ambiente marino pera fermare gli effetti del cambiamento climatico in corso.

Gli studenti dell’Università Bicocca di Milano durante un workshop del progetto MaRHE, alle Maldive.

Paolo Galli, biologo dell’Università Milano Bicocca dirige da molti anni il laboratorio sugli atolli delle Maldive, dove da anni si portano avanti con successo sperimentazioni di reimpianto del corallo (coral restoration) sui reef danneggiati dal fenomeno di sbiancamento (bleaching) che dagli anni ’80 a oggi ha distrutto oltre il 60% delle barriere. Le cause sono varie e connesse: gli uragani, il riscaldamento crescente degli oceani, i raggi ultravioletti, i cambi di salinità, la pesca con metodi distruttivi, ma soprattutto la sempre più alta concentrazione di C02 dissolta in mare e la maggiore acidità che danneggiano la formazione dei coralli. «Speriamo di tornare presto alle Maldive sia per valutare lo stato di salute della scogliera corallina – spiega Galli –  dove purtroppo lo sbiancamento non si è fermato nemmeno in queste settimane. Dobbiamo riprendere al più presto le attività nel nostro vivaio di coralli da trapiantare, proprio come si fa per le piante, nel reef danneggiato. Non appena si può tornare sul posto del progetto, ricominciamo i workshop  di biologia marina per i nostri studenti volontari e sub, e i corsi di addestramento della comunità locale per intervenire autonomamente, utilizzando la resilienza propria dei coralli».

Quello che succede sotto i mari è, né più né meno, il riflesso di quello che succede fuori. E la richiesta unanime di chi si occupa di ambiente e sua tutela  i sub han che  gli appassionati di vacanze subacquee sono invitati a rispettare   dunque è quella di scegliere vacanze sub sempre più responsabili, rispettando norme ambientali anti-spreco per l’uso di acqua, riciclo dei rifiuti, zero plastica, ed  immergersi negli ultimi paradisi del pianeta tra forme e colori irripetibili,  non solo per scattare foto e vivere l’emozione  unica del mare, ma anche per studiare la fauna ittica, capire la relazione con l’habitat tropicale minacciato, imparare a riconoscere le comunità di pesce, o perfino dare una mano a restaurare la vita sui fondali ed eliminare la plastica. Anche la subacquea ambientale può così contribuire  a  preservare l’ecosistema e le sue risorse minacciate, dalle quali dipende la vita dei piccoli pescatori locali e il futuro del turismo sostenibile.

Chi lavora in mare, e lo vive tutto l’anno, è abituato ad affrontare protocolli di sicurezza ed eventuali emergenze. E sa che per le immersioni creative sarà tutto diverso, anche se la comunità scientifica ritiene che il Covid-19 perda la sua virulenza in acqua. Intanto la comunità sub, amatoriale e professionista, si riorganizza e vive sui social, dove pubblicano video e immagini da togliere il fiato. Nello spirito comune della gente di mare che non vuole smettere di sognare.