ECOTOURISM

Tre vacanze in bici. Due subito e una per dicembre

In Toscana, in Sicilia e, prossimamente, nel deserto del Negev, in Israele

Giro in bicicletta tra le colline della Toscana.

Sarà l’estate a due ruote.  Un po’ perché in bici si sta all’aria aperta e distanziati senza fare alcuno sforzo, un po’ perché andare al mare su prenotazione, oppure chiusi nei gazebo, per chi cerca il contatto con la natura, potrebbe avere poco senso. In Italia, nel 2019 secondo un recente studio di Isnart e Legambiente, la Toscana raccoglie l’11 % del cicloturismo in Italia, di cui il 5% sono stranieri.

Nell’estate post-Covid la bicicletta è protagonista con il suo lento andare, anche sulle salite grazie alla pedalata assistita, scelta ormai nel 35% dei casi, soprattutto dalle famiglie. Secondo uno studio di Isnart e Legambiente, nel 2019, la Toscana ha raccolto l’11 % del cicloturismo italiano. La preferenza va alle zone pianeggianti con percorsi dedicati e tour operator specializzati che si occupano di tutto, dalla selezione dei percorsi al trasporto dei bagagli, alla prenotazione di soggiorni nei borghi di sosta. Per i ciclisti più allenati possono procurare mountain bike per scoprire anche luoghi selvaggi, vie ferroviarie dismesse, percorsi di mezza montagna.

Su e giù per i borghi della Val d’Elsa (senza bagagli)
La Toscana è naturalmente predisposta ad accogliere i ciclisti, anche se la prima regione d’Italia per piste ciclabili è il Trentino. In Val d’Elsa, attorno al borgo di Casole, un bordo si 4000 abitanti, è nato un “hub” dedicato (terredicasolebikehub.it) che propone 173 chilometri di percorsi e servizi ad hoc. «Un percorso a loop attorno alla valle, attraversa paesaggi di rara bellezza», spiega l’esperta di marketing e cicloturismo Silvia Livoni  Colombo. «L’idea risale al 2016. La Val d’Elsa era già stata scoperta da americani, inglesi, australiani attratti dalla Toscana degli Etruschi. Sei comuni hanno accolto l’idea di mettere in rete i percorsi  sulle vie bianche di ghiaia, che, così ben conservate, esistono solo qui». Con la tassa di soggiorno sono stati realizzati i servizi: colonnine per la ricarica delle bici elettriche, segnaletica, trasporto dei bagagli. «Dal nostro portale – spiega Silvia – si può prenotare una vacanza di una settimana con soste nei borghi, degustazioni nelle cantine, visite ai giardini, cambiando scenario ogni giorno. In media si percorrono 40/60 chilometri al giorno, ma i ciclisti allenati ne fanno fino a 100». Per quanto riguarda l’ospitalità, è stata adeguata ai protocolli di sicurezza anti Covid, varia con opzioni dal country al luxury, e appartamenti in resort e giardino privato.

Dall’Etna alle spiagge
In Sicilia si trovano spettacolari paesaggi esotici, a massimo due ore da casa, per gli italiani. Tra vulcani, piccole isole, chilometri di spiagge spesso solitarie anche in alta stagione, macchia mediterranea e  tropicale.  Anche nell’ isola la  febbre da mountain bike è in piena esplosione. Alcuni tours operator locali si sono specializzati nel turismo in bicicletta e organizzano itinerari, noleggi e soggiorni. I percorsi più belli sono tra mare e montagna, sulle strade sterrate poco percorse nei parchi dell’Etna e dei Nebrodi. Ma ci sono percorsi più semplici sulle strade pianeggianti tra muretti a secco e splendide campagne vicine al mare, poco trafficate, per esempio in provincia di Ragusa.

Il deserto del Negev, in Israele, è un luogo ideale per giri in bici. L’operatore Coast2Coast organizza viaggi per ciclisti in SIcilia e in Israele.

Il deserto di Israele su due ruote
Sembra strano di questi tempi, ma è importante riprendere in considerazione l’idea di fare anche un viaggio più lontano. Chi ama esplorare il mondo in bici, si può spingere, almeno con la fantasia ma presto anche prenotando un volo, fino al deserto del Negev, in Israele. Il deserto è tuttora abitato dai nomadi, eredi dei Nabatei, antichi commercianti di spezie, incenso e mirra, che sui commerci tra Oriente e Mediterraneo fondarono un fiorente Regno con capitale a Petra, in Giordania. Adesso si può ripercorrere la loro storia attraverso un itinerario in bicicletta che collega quattro città e splendidi parchi naturali nel deserto.  Ci sono tratti più impegnativi e lughi, e altri fattibili anche con i bambini. L’accoglienza è ben organizzata, in country lodge, kibbutz, piccoli alberghi e resort di lusso con giardini botanici e collezioni d’arte private. Rientrano tutti nella categoria bike hotels, attrezzati per il noleggio e la manutenzione.

La stagione giusta per visitare il Negev è da Natale a Pasqua, perché in altri periodi le temperature del deserto diventano proibitive per la pedalata. E visto che siamo fuori stagione, abbiamo tutto il tempo per programmare al meglio il viaggio per i prossimi mesi. «Il deserto e i suoi parchi si possono visitare anche in jeep», spiega Alen Gafny, guida esperta che accompagna i turisti sulle alture del Ramon Crater, dove si estrae il rame dai tempi dei Faraoni d’Egitto e dove è stato allestito un centro di studi per l’adattamento alle condizioni di vita su Marte. «La sfida in questi posti apparentemente privi di vita è stabilire un contatto profondo con la natura. Di notte, per esempio, altipiani e depressioni sono popolati da caproni, stambecchi, asini asiatici, iene e lupi. E basta soffermarsi un po’ a osservare quello che c’è intorno per distinguere i colori stratificati di diverse ere geologiche, dal verde al giallo, al rosso, alle infinte sfumature di grigi che cambiano a seconda della luce del giorno». Un buon punto di partenza è Eilat, dove c’è anche un nuovo  aeroporto internazionale. In un paio d’ore d’auto si raggiungono  i parchi naturali di Timna, En Avdat e Ramon Crater. Al Timna Park si affittano bici, anche con seggiolini e traini, e  si pedala per chilometri su percorsi semplici di due/tre ore. La sera ci si rilassa in piccoli alberghi o campeggi, cenando al ristorante all’aperto davanti al lago e allo spettacolo imponente dei Pilastri di Re Salomone illuminati.

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