EDITORIAL

Vino di Sicilia sul vulcano, nell’orto e online

Dalle falde dell’Etna al giardino botanico di Palermo, i vignaioli curano le loro doc sull’isola e ne coltivano il nome con gli strumenti della rete

Negli ultimi anni, in Sicilia, si è puntato molto sul turismo del vino e sulla salvaguardia delle sue doc. Ne sono nati paesaggi di estrema bellezza, frutto di cura e passione nelle contrade di campagna e sulle isole, come a Pantelleria, dove le antiche culture a terrazze sono definite eroiche e riconosciute come Patrimonio dell’Umanità. Il boom più recente è stato sull’Etna, dove la reintroduzione di vecchi vitigni locali – il nerello mascalese, il perricone,  il carricante – ha rilanciato il vino siciliano, bianco, rosso e rosato, a livello internazionale.

Il successo, che i sommelier spiegano con le qualità del suolo e il microclima alle falde del vulcano, si trova ora davanti all’inattesa frenata da Coronavirus. Per affrontarla è nata la Sicilia Doc Academy che in queste settimane propone alcuni seminari online con esperti di marketing, comunicazione e pubblicità, per continuare a promuovere il Made in Italy all’estero. «È un’iniziativa per ripartire, organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Sicilia Doc», spiega il presidente Antonio Rallo (nella foto), la cui azienda produce vini dal 1860. Nato nel 2012, e oggi arrivato a oltre 3000 soci, il consorzio tutela il brand, vigila sul rispetto dei disciplinari di produzione, e cura anche aspetti relativi all’innovazione. «Molti produttori, che promuovono i loro vini in Cina, Canada e Usa, possono condividere online alcuni strumenti per affrontare i mercati, i loro cambiamenti e le eventuali opportunità che si apriranno dopo la pandemia».

Intanto il consorzio è impegnato anche in altri progetti sperimentali. Per esempio fa parte della Urban Vineyards Association, la rete internazionale delle vigne urbane, che in Italia conta una decina di soci, tra cui la Vigna della Regina a Torino, Senarum Vinea a Siena, Laguna nel bicchiere a Venezia, la Vigna di Leonardo a Milano e la Vigna del Gallo all’Orto Botanico di Palermo. Quest’ultima è un piccolo gioiello, con 95 doc regionali piantate meno di un anno fa di fianco alle serre tropicali. Le piante crescono bene, e richiedono cure continue, tra innesti e lavorazione del terreno, affinché possano in futuro vinificare. Ma il valore è prima di tutto storico: la Vigna del Gallo esisteva già duecento anni fa ed era l’unica in tutta Italia all’interno di un giardino tropicale, dove passeggiò lo scrittore Wolfgang Goethe durante il suo Viaggio in Sicilia, e dove speriamo presto di tornare a passeggiare anche noi.