EDITORIAL

Che tempo fa (ora che in giro non c’è nessuno)

Cosa possiamo imparare dal Coronavirus?

Non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi. La scienza da alcuni decenni si sta interrogando sui problemi ambientali che affliggono il pianeta. A partire dal surriscaldamento globale, cioè quei 2 gradi di contenimento della temperatura terrestre da non superare se si vuole arginare la catastrofe che è già in corso. Il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, hanno ammonito gli studiosi del cosiddetto “climate change”. Intanto gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: plastica in mare, buco nell’ozono ed effetto serra, perdita di biodiversità e di foreste primarie, surriscaldamento del mare, scioglimento dei ghiacciai, sbiancamento della barriera corallina, migrazioni per cause climatiche. Non è un problema del futuro, è una realtà di oggi, nonché una pesante eredità per le prossime generazioni. A sorprenderci alla sprovvista, arriva ora una nuova pandemia, un virus killer che sta precipitando il mondo globalizzato in una crisi economica paragonata dagli economisti in questi giorni a quella del Secondo Dopoguerra. A dimostrarci il senso di quel mantra che già circolava che “ In natura tutto è connesso”.

Sul sito del World Economic Forum, il WTTC (World Tourist  Council) stima che il Covid 19 potrebbe portare a una perdita di 50 milioni di posti di lavoro nel mondo, con il continente asiatico in testa, seguito dagli Usa, poi da Europa e Americhe. Ci vorranno almeno 10 mesi per recuperare i livelli occupazionali, si legge, e tutto dipenderà dal livello di restrizioni adottate per contenere il rischio di contagi. Senz’altro, l’industria del turismo avrà bisogno di almeno 10 mesi per ripartire. Già, ma come?

Un blog di esperti accreditati come Opendemocracy si spinge oltre guardando in avanti, e pubblica in queste ore il parere di esperti sociologi e politici, mettendo sotto evidente accusa la globalizzazione dominante che ha azzerato la capacità del pianeta di sostenere la vita stessa. Alcuni autori si chiedono, se il Coronavirus offrirà un’occasione di rimediare, e come questo sarebbe possibile. La questione, non di facile risposta, sembra tuttavia rilevante, essendo in gioco la mobilità e il delicato rapporto tra attività produttive e risorse ambientali, che appunto nono sono infinite.

Per fare un esempio pratico, pensiamo al turismo globale, un’ industria che muove l’economia anche di paesi afflitti da gravi problemi sociali e da instabilità politica. Oggi, con aerei, metropolitane, treni e navi fermi da alcune settimane, si corre in fretta alla stima dei danni economici. L’ambiente intanto sta migliorando, l’aria delle metropoli è più respirabile, delfini e volatili ripopolano aree prossime ai centri abitati. Ne dobbiamo tenere conto a pandemia superata, cercando di consolidare gli eventuali effetti positivi del dramma che stiamo vivendo. E sarà compito degli scienziati e degli addetti alle politiche ambientali indicarci la via verso uno sviluppo sostenibile. Che non sia soltanto accademica, ma  concreta e percorribile.

Nel prossimo articolo, sempre sul Cambiamento Climatico, analizziamo le strategie adottabili con Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, esperto di energie rinnovabili coautore con G.B. Zorzoli del libro Le trappole del clima. E come evitarle (edizioni Ambiente, febbraio 2020).