GOURMET

Cucina e Fogolar

Ambiente caldo e accoglienza familiare, e nei piatti dello chef Stefano Basello gli alpeggi friulani si possono ascoltare

Non è solo il calore del camino e il profumo della legna che rende il ristorante Al Fogolar Best Western Plus Hotel Là di Moret un luogo familiare, ma l’accoglienza della famiglia Marini e dei suoi collaboratori. La struttura si trova alle porte di Udine, nella città dove Boccaccio ha ambientato una delle sue novelle. Il locale che, a gennaio, inaugura la nuova sala gourmet “Fogolar 1905”, anno di fondazione dell’albergo, più piccola attigua al salone principale, vanta numerosi premi prestigiosi riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni fra cui il Best of Alpe Adria della Guida Magna Ben 2015. Un locale molto originale con una collezione di oltre 600 piatti del Buon Ricordo incastonati nel soffitto.

I piatti dello chef Stefano Basello, executive dal 2010, sono realizzati con originalità ed maestria tanto da stupire ed emozionare come “due monete per un caffè”, il salvadanaio di cioccolato che si scioglie quando viene versato lo sciroppo davanti all’ospite o l’antipasto, una tartare di pezzata rossa, montasio, burro alle acciughe nocciole e uovo di quaglia su un piatto di legno accompagnato da auricolari per sentire il rumore dell’alpeggio mentre si assapora il piatto. I prodotti sono quasi tutti a km zero, sia per i fornitori locali che per la raccolta da parte dello stesso chef delle erbe e piante selvatiche per impreziosire i piatti.

La zona vanta numerosi piccoli produttori di formaggio, ma anche carni d’allevamento di primissima qualità, pesce fresco della vicina laguna di Marano e Grado, e diversi prodotti agricoli della ricca campagna friulana. L’elemento principe è il legno, come diversi oggetti come il porta pane e il “crasigne” , basto in legno con spallacci per il trasporto sulla schiena della mercanzia, utilizzato per offrire i dolcetti a fine pasto, ma anche uno degli ingredienti, come da idea dello chef Stefano Basello, del pane per far rivivere gli alberi distrutti dal maltempo che ha colpito il Friuli Venezia Giulia, in particolar modo la Carnia e Sappada, alla fine dello scorso ottobre. Dalla corteccia degli abeti bianchi e rossi, lo chef ha estratto le parti commestibili per ricavarne una sorta di farina da utilizzare ottenendo non solo un pane squisito, soprattutto se accompagnato con il burro, ma soprattutto per far tornare a vivere un territorio e la sua natura.

La farina di corteccia, ricca di fibre, sali minerali e dal basso apporto energetico, priva di glutine. Per questo pane, caratterizzato da un profumo particolare, viene utilizzato anche lievito madre, con l’aggiunta del 20% di farine di abeti bianchi o rossi, o licheni.“Le idee- dice lo chef- partono dalla materie prime che mi offrono i produttori. Maggiore fantasia è nella preparazione dei dolci perché mi ricordano qualcosa di divertente”. In sala, un “veterano” il simpatico maître Renato Gazzola che propone una selezione di vini di Juri Cossa privilegiando le etichette friulane. Una struttura di famiglia, da più di cinque generazioni, i Marini, o meglio i Morèt, per via dei capelli scuri, nel 1905 aprono una piccola osteria con una stalla e un grande cortile con un deposito dove far riposare i cavalli, e rifocillano gli avventori di passaggio offrendo loro il cibo. Già da allora contraddistingue la famiglia Marini per l’ospitalità genuina ancora oggi molto presente e percettibile appena si varca la porta dell’hotel Là di Moret. La struttura ha 86 camere e, dal 2012, vi è Spa Blu Moret, gestita dalla vulcanica Federica, che, da poco, ha una propria linea per il viso di cosmeceutici Q blu, realizzata secondo la biodinamica per ottimizzare il metabolismo e preservare la vitalità di ogni cellula dell’epidermide.