EDITORIAL

Bolzano, una marcia in più con le bici da corsa

Dall’ascia di Ötzi ai telai in carbonio delle bici che si danno appuntamento ogni anno a Bolzano per il Giro delle Dolomiti c’è la storia di un mondo. Che la città italiana da anni ai vertici delle classifiche per qualità dell’ambiente e della vita ci invita a scoprire

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Non sappiamo se è il Giro delle Dolomiti ad averci portato a Bolzano o l’idea di conoscere meglio la porta d’accesso ai luoghi incantati dell’Alto Adige da cui ci è capitato di transitare spesso, ma con fugace attenzione. Nel dubbio, abbiamo scoperto una destinazione che dalla sua conca immota e benestante irradia energia e fa leva su un’offerta turistica costruita su buone pratiche.

C’è Juan Diego dalla Colombia, Karen dalla Russia, Clasine dall’Olanda, Pavel dalla Repubblica Ceca, Kirill dalla Bielorussia, Hannu dalla Finlandia… E non si contano, oltre alla vasta partecipazione nazionale, le decine di pedali germanofoni e anglosassoni. In tutto sono oltre seicento i ciclisti schierati alla partenza della seconda tappa del Giro delle Dolomiti, che da Bolzano percorre un anello di 133 chilometri e un dislivello di quasi 2000 metri. Lo scalpiccio dei tacchetti sull’asfalto cessa progressivamente mentre la giungla di velocipedi hi-tech (telai monoscocca “full carbon”, scintillanti freni a disco, forcelle in titanio…) si addensa ai nastri di partenza. Poco dopo, l’esercito su due ruote di Re Laurino è già in sella e muove verso la val di Funes alla conquista del Passo delle Erbe, uno dei luoghi più suggestivi delle Dolomiti, valico storico di tre precedenti giri d’Italia. Raggiunto il Würzjoch, sfiancati e felici, è come se i cicloamatori provenienti da oltre 30 paesi diversi parlassero tutti la stessa lingua. Prima del tratto a cronometro, quando la salita sfiora una pendenza del 17% e la catena arranca sulla corona più grande della ruota posteriore, ogni metro in più è una grande conquista. A cosa pensa un ciclista nei momenti più impegnativi della tappa? «Faccio troppa fatica per pensare – risponde Davide dopo aver ripreso fiato – ma alzo la testa e il verde e la natura qui intorno mi danno la forza per continuare a pedalare». L’energia che sprigiona il paesaggio è palpabile: la tappa è incorniciata dal Gruppo delle Odle e dal Sass de Putia (dalla cui forcella passa il sentiero attrezzato tracciato da Reinhold Messner in ricordo del fratello Günther, deceduto sul Nanga Parbat); dove non sono i boschi sono le distese di pascoli che lambiscono i monti pallidi a declinare il verde nelle sue infinite tonalità. Le emozioni più grandi nascono spesso da una grande fatica. Dopo una pausa corroborante sul valico, allietata dal gelato offerto nel punto ristoro, il corteo si snoda in discesa verso Luson: il fiato corto lascia il posto all’adrenalina, che irrompe da un mix di velocità, tornanti e un fondo stradale con qualche dissesto (ancorché ottimamente segnalato).  Il percorso vira verso Bressanone e punta al “campo base”, la Fiera di Bolzano (partner del Giro), da cui erano partiti al mattino.
Giunto alla 43esima edizione, il Giro delle Dolomiti si articola in sei tappe che hanno per epicentro Bolzano (ma prevede una “trasferta” a Brunico, con i pullman dell’organizzazione). Per molti è un appuntamento ricorrente ogni anno, mentre i nuovi iscritti crescono da tutto il mondo. La corsa piace perché permette di pedalare su strada in assoluta sicurezza (tutti i tratti cronometrati sono al traffico) e l’atmosfera che si crea tra i partecipanti è sportivamente conviviale: due caratteristiche che scarseggiano altrove, a detta dei ciclisti abituati a frequentare le granfondo.
La svolta è stata data tre anni fa, quando la direzione del comitato organizzatore passa alla guida di  Simon Kofler affiancato da Luca Gransinigh (attivi dietro le quinte tutto l’anno ma in sella anche loro almeno in una tappa). I conti si riassestano, la squadra lascia spazio alle nuove leve, il Giro saluta l’ingresso di nuovi sponsor e attira partecipanti da tutto il mondo. Il coordinamento di quella che si sta affermando come la più bella settimana per i ciclisti amatoriali della bici da corsa comporta un impegno ingente e il team durante i giorni clou è in costante fibrillazione per garantire servizi all’avanguardia, un’efficiente assistenza agli iscritti (dai massaggiatori, ai meccanici, alle tappe ristoro, al trasporto zaini lungo il percorso), sicurezza lungo i tracciati, copertura mediatica… Un entusiasmo supportato anche dalle istituzioni e dai privati che hanno colto l’importanza di una manifestazione capace di dimostrarsi anche un volano qualitativamente pregiato per l’economia del territorio.

Bolzano passepartout

Sono diverse le ragioni per cui Bolzano merita un soggiorno mirato. Dalla musica all’arte, dall’hotellerie alla natura circostante. Senza dimenticare una gastronomia che non arresta mai la ricerca di lavorazioni innovative sulla base di ingredienti sempre più selezionati.

Dove andare

Museo Archeologico dell’Alto Adige
È sempre Ötzi la principale meta di molti turisti in visita nella città di Bolzano (più di 5 milioni di visitatori in 20 anni). A costo di sembrare banali ci uniamo al coro di chi ci ha preceduto nel condividere l’emozione che suscita l’incontro con l’uomo venuto dal ghiaccio. La mummia del Similaun (3300-3100 a.C.) è illustrata in ogni dettaglio: il suo profilo medico e antropologico e le caratteristiche del magnifico corredo di indumenti e di attrezzi che aveva con sé al momento della morte sono resi comprensibili al pubblico integrando reperti, testi didattici e postazioni video e multimediali. E gli interrogativi ancora aperti lasciati dal reperto e dal giallo della sua morte rendono la materia di studio estremamente “viva”. (www.iceman.it)

Museion
L’edificio realizzato per ospitare il museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano (realizzato dallo studio di architettura KSV Krueger, Schuberth, Vandreike di Berlino) è di per sé già un’opera di ampio respiro. Si inserisce nel contesto urbano creando un ponte simbolico (l’arte che unisce) e reale tra le due parti (e “anime”) della città attraversata dalla Talvera che scorre a pochi metri dalla struttura: i ponti sul fiume infatti sono anch’essi parte dell’architettura del museo, richiamata nell’utilizzo di metallo e vetro. Di notte, quando il profilo dei ponti è illuminato e così pure la facciata squadrata del Museo sulla quale intervengono proiezioni o giochi di luce lo spettacolo è ancora più suggestivo. Mostre ed eventi accolgono le posizioni più rappresentative della scena artistica contemporanea, in una prospettiva di respiro internazionale. (www.museion.it)

Altopiano del Renon
Quando il centro di Bolzano si trasforma in una stube accesa anche d’estate una gita sull’Altopiano del Renon è quanto di più piacevole. Dal centro città, ogni 4 minuti parte una cabina che in 12 minuti arriva a Soprabolzano, mentre l’afa rimane mille metri più a valle. Da qui il trenino a scartamento ridotto che in alcuni casi fa ancora sfoggio dei vagoni belle epoque (che prima dell’avvento della funivia partiva da Bolzano) conduce a Collalbo. Una passeggiata sul sentiero che conduce alle bizzarre Piramidi di terra (pinnacoli formati da coni di materiale morenico sui quali poggiano grandi massi), la visita alla Commenda Longomoso, il Museo dell’apicoltura Maso Plattner offrono spunti di interesse per grandi e bambini. (www.ritten.com)

Dove dormire

Hotel Laurin
L’accogliente, solido, benestante comfort di un hotel di lusso qui non cede mai alle note impersonali dei grandi alberghi. La storia dell’Hotel Laurin – nato nel 1910 quando ancora comandava l’impero dell’aquila bicipite – rivive senza ostentazione nell’ampio scalone all’ingresso, nei dettagli delle porte e nei mobili in stile Liberty, nelle antiche doppie finestre, nel meraviglioso giardino con piante rare e secolari (da non perdere la spettacolare rosa di Merano che, avvinghiata ad un cedro, si inerpica verso il cielo fino a toccare i 28 metri di altezza). Frequentato da alcune very important person come dai bolzanini che si incontrano per un aperitivo con gli amici o per una cena raffinata ma non inaccessibile. (www.laurin.it)

Bere e mangiare

Officina del gelo Avalon
Nelle migliori classifiche delle migliori gelaterie artigianali d’Italia la presenza Avalon oscilla tra le top venti. Ma Paolo Coletto non ci sta: conosce il valore del suo prodotto e non vuole aver nulla a che fare con ciò che viene definito oggi, per legge, “gelato artigianale” e che prevede l’uso di semilavorati e basi che a malapena vedono prodotti freschi. Non è il suo caso. Oltre agli ingredienti selezionati dai masi dell’Alto Adige (erbe aromatiche, frutta, latte) il chilometraggio si estende nell’assortire l’Uva morena del Cile, le cortecce di cannella dal Madagascar, il cacao Criollo dal Venezuela, il mango dal Pakistan, l’essenza di rosa dalla Bulgaria, il caffè arabica dall’India. Perché ciò che conta è il sapore che si sprigiona da prodotti conservati nella loro integrità, nel suo piccolo laboratorio come in un mondo che non conosce confini. L’ossessione al dettaglio dei grandi professionisti si coniuga a una creatività tutta italiana e uno spirito zen favorito dai molteplici viaggi in oriente. Così ai grandi classici affiancano “avogado e latte di capra”, “zafferano, fior di latte, rosa e miele di castagno”, “campari, arancia e angostura”. Ogni assaggio è un’esperienza a sé. (www.officinadelgeloavalon.eu)

Fishbank
Un aperitivo al “banco del pesce” di Bolzano. Oggi Cogo – natali veronesi, bolzanino d’adozione – serve Hugo e Spritz dai banconi di marmo che durante gli anni ’30 arredavano la pescheria cittadina.

Vögele
È un classico, ma non annoia mai. I muri del locale che si apre sotto le volte dei portici di Bolzano sono del sec XIII e dal 1840 la famiglia Kauman gestisce quella che un tempo era un’osteria e un locale di incontri clandestini la cui parola d’ordine per accedervi dà oggi il nome al ristorante (significa “uccellino”). Piatti della tradizione preparati con cura. (www.voegele.it)

Zum Signater Hof
Salmerino di montagna al vapore con insalata di patate, testina di vitello con cipolla e aceto, guanciale di manzo brasato al Lagrain. Sono alcuni dei piatti dell’ottima trattoria gestita dalla famiglia Lobiser, con vista panoramica su Bolzano dall’altipiano del Renon. (info@signaterhof.it)

Info
IDM Südtirol
www.suedtirol.info