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Bolle di sapone tra arte e scienza

Quando si parla di bolle di sapone il pensiero corre immediatamente a un gioco semplice e poco costoso che diverte molto i bambini. In realtà queste leggerissime sfere dalla superficie iridescente affascinano anche gli studiosi di scienza grazie alla loro “multidisciplinarietà”: per spiegarne l’origine e il comportamento servono infatti materie diverse, come la chimica, la matematica, la fisica e la geometria. Senza contare che, a partire dal Cinquecento, le bolle di sapone hanno affascinato – e continuano a farlo – generazioni di artisti grazie alla loro lucentezza, ai giochi di colore che si creano sulle superfici e alla loro caducità.

A questo affascinante universo effimero la Galleria nazionale dell’Umbria (GNU), che si trova a Perugia, dedica la mostra Bolle di sapone. Forme dell’utopia tra vanitas, arte e scienza, curata da Michele Emmer, già professore di matematica all’Università Sapienza di Roma, e da Marco Pierini, direttore della stessa GNU. Non a caso gli organizzatori provengono da due mondi diversi: l’esposizione perugina, la prima sull’argomento, si presenta infatti come un’inziativa interdisciplinare che, parallelamente al percorso artistico, racconta la nascita dell’interesse scientifico, fisico e matematico riguardante le “sfere saponose”, modelli di una geometria dalla forma molto stabile.

Le opere in mostra, concesse in prestito da importanti istituzioni internazionali – come il Museo statale Hermitage di San Pietroburgo, la Galleria degli Uffizi di Firenze e la National Gallery di Londra – sono una sessantina e coprono un arco di tempo che va dal Cinquecento alla contemporaneità: si possono così ammirare creazioni di Jean-Baptiste-Siméon Chardin, Fra Galgario, Jan Bruegel il Giovane, Gerrit Dou, Karel Dujardin, Man Ray, Max Beckman, Giulio Paolini. Interessante anche la sezione dedicata a stampe, incisioni, fotografie, locandine e manifesti pubblicitari che illustrano la grande fortuna delle bolle di sapone usate per pubblicizzare vari prodotti, in particolare quelli legati alla cura della persona.

Per quel che riguarda la parte scientifica, l’esposizione di Perugia documenta, a partire dal libro Opticks, or a Treatise of the reflections, refractions, inflections and colours of light (1706), scritto dal geniale fisico inglese Isaac Newton, il fondamentale ruolo giocato dalle bolle di sapone nelle ricerche settecentesche sulla rifrazione della luce e sui colori dei quali è composta. Si procede con la descrizione degli studi successivi circa le teorie sulle superfici minime o sulle forme di aggregazione organica della materia per arrivare alle attuali sperimentazioni attraverso l’ausilio della computer grafica, evidenziando come le scoperte odierne sulle soap bubbles influenzino artisti e architetti contemporanei nella creazione delle loro opere.

Bolle di sapone. Forme dell’utopia tra vanitas, arte e scienza. Perugia, Galleria nazionale dell’Umbria, corso Pietro Vannucci 19. Fino al 9 giugno 2019. Informazioni: tel. 075/58668415; gan-umb@beniculturali.it; biglietteria/bookshop, tel. 075/5721009, gnu@sistemamuseo.it; www.gallerianazionaledellumbria.it