EDITORIAL

Dylan / Schatzberg un libro

Bob Dylan è già una star planetaria quando nel 1965 incontra il fotografo Jerry Schatzberg dando inizio a due anni di collaborazione. Centinaia di scatti fotografici e la copertina di “Blonde on Blonde” suggellano quel periodo irripetibile raccontato ora in un libro edito da Skira.

Per la copertina del “Saturday Evening Post”, 1966
Per la copertina del “Saturday Evening Post”, 1966 | Foto di Jerry Schatzberg

«Forse un giorno il tuo nome farà il giro del paese come il fuoco di un incendio» aveva detto profetica Chloe Kiel, nella cui casa al Village, Bob Dylan era stato per qualche tempo ospite nel 1962, semisconosciuto menestrello folk agli albori della carriera. La profezia di Chloe non ci avrebbe messo molto ad avverarsi sebbene nel repertorio del ragazzo smilzo del Minnesota con nonni di origine ebraica provenienti dall’Ucraina non ci fosse «neanche una canzone che avrebbe potuto passare per le radio commerciali». Robert Allen Zimmerman musicava storie di «immorali distillatori di liquori clandestini, madri che affogavano i loro figli, Cadillac che avevano benzina solo per cinque miglia, alluvioni, incendi nelle sedi dei sindacati, buio pesto e cadaveri sul fondo dei fiumi.» Non era certo roba da radiofili, non cercava di piacere a nessuno e non trasudava dolcezza. Ma all’epoca sembrava funzionare, almeno nei locali del Greenwich village e nei club di New York dove i fanatici del folk si radunavano come gli appartenenti ad una setta.

Durante la registrazione di Highway 61 Revisited, 1965
Durante la registrazione di Highway 61 Revisited, 1965 | Foto di Jerry Schatzberg

«Arrivai nel cuore dell’inverno. Non cercavo né denaro né amore. Ero in uno stato di esaltata consapevolezza, ben deciso a seguire la mia strada, privo di senso pratico e visionario dalla testa ai piedi. La mia mente era tesa come una trappola e non avevo bisogno dell’approvazione di nessuno. Non conoscevo neanche un’anima in quella buia e gelida metropoli, ma le cose sarebbero cambiate presto, molto presto» racconta lo stesso Dylan nella sua biografia Chronicles Volume 1.

Messo sotto contratto dalla Columbia, con il  secondo album  “The Freewheelin'” del 1963 si era suo malgrado trasfigurato da cantante folk a profeta generazionale e nel 1965 dopo la contestata svolta elettrica di “Bringing It All Back Home” aveva abbandonato definitivamente i panni dell’introverso folksinger. Le sue composizioni scalavano le classifiche ed erano diventati la colonna sonora di una generazione che aspirava al cambiamento.

Durante la registrazione di Highway 61 Revisited, 1965
Durante la registrazione di Highway 61 Revisited, 1965 | Foto di Jerry Schatzberg

A questo punto, nel 1965 compare Jerry Schatzberg fotografo affermato al servizio di riviste prestigiose in un epoca in cui padroneggiare la tecnica fotografica fatta di luce, alogenuri d’argento ed esposimetri manuali poteva davvero fare la differenza. L’occasione per incontrare Dylan in parte casuale è favorita dalla conoscenza che Schatzberg ha di Sara Nozinsky all’epoca moglie di Dylan. «Ricevetti una telefonata da sua moglie. Disse: “Bobby ha saputo che vuoi fotografarlo”. Risposi: “Sì, mi piacerebbe molto. Spero sia possibile”. Dopo aver chiacchierato un po’, mi diede l’indirizzo dello studio in cui stava registrando Highway 61 Revisited e mi disse che sarei potuto andare lì in qualsiasi momento. Così, il giorno dopo presi la mia mini Nikon e partii per una nuova avventura.» Il trentottenne Jerry incontra Bob che di anni ne aveva solo ventiquattro, scatta fotografie durante le fasi di registrazione dell’iconico Highway 61 Revisited, cuore della cosiddetta  trilogia elettrica (Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited, Blonde on Blonde) che aveva scatenato l’ira dei puristi dell’ortodossia folk. Le foto piacciono e per due anni Schatzberg lavora con Dylan scattando in studio e all’aperto nel Meatpacking District, il quartiere dei mattatoi che il fotografo frequentava con i genitori pellicciai sin da bambino.

L’anima di Dylan, 1966
L’anima di Dylan, 1966 | Foto di Jerry Schatzberg

Il libro Dylan/Schatzberg raccoglie il lavoro di quegli anni, 262 pagine in bianco e nero e a colori corredate dalla ristampa di alcune interviste dell’epoca.

Niente superlativi però, si tratta dell’onesto lavoro di un rodato professionista alle prese con un ragazzo che a 24 anni era già entrato nella storia deciso a rimanerci come dimostra il Premio Nobel per la letteratura assegnatogli nel 2016. Schatzberg oggi novantaduenne ha selezionato dai suoi archivi immagini che molti photo editor avrebbero impietosamente scartato se prive della presenza nobile di Bob Dylan. Illuminante per capire le visioni sempre controcorrente dell’artista, come  la scelta fatta personalmente di uno “scatto sbagliato” perché mosso, usato invece per la copertina di Blonde on Blonde nel 1966. Utile per intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo e tuffarsi nelle seducenti atmosfere anni Sessanta, quando nulla pareva impossibile.

Blonde on Blonde Copertina, 1966
Blonde on Blonde Copertina, 1966 | Foto di Jerry Schatzberg

Schatzberg e Dylan dopo quell’incontro si persero completamente di vista cristallizzando quell’esperienza in un’ideale e a quanto pare irripetibile età dell’oro. Il libro ci restituisce pagina dopo pagina alcuni folgoranti bagliori di quell’epoca, ed è probabilmente questo il suo maggior pregio.

Dylan / Schatzberg 28,5 x 32,5 cm, 262 pagine, Skira Editore € 55