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25hours Hotels: a prova di Instagram

Il gruppo tedesco strizza l’occhio ai Millennials globetrotter puntando sulle aree in comune per favorire la socializzazione. L’anno prossimo il debutto in Italia

Gli hotel della famiglia 25hours sintetizzano ciò che un turista globetrotter, sensibile al design e aperto a nuovi incontri cerca quando viaggia. Ogni struttura – e ogni stanza – è diversa dall’altra e sembra terreno di sperimentazione negli arredi e nei decori, con un piglio ironico evidente. Le lobby e gli ambienti comuni trasmettono convivialità e invitano ad accomodarsi con un drink in mano, ancor prima di disfare i bagagli. Il gruppo tedesco, fondato nel 2005, debutterà l’anno prossimo in Italia. Ci siamo confrontati con il Managing Director Michael End.

I 25hours hotels sembrano strizzare l’occhio ai Millennials. Lo si intuisce fin da quando si mette piede nelle aree comuni delle vostre strutture. La sensazione è che il vostro gruppo abbia puntato proprio su questi ambienti, a partire dalle lobby e dagli spazi per gli eventi: oltre al design desiderate offrire luoghi che favoriscano l’interazione dei vostri ospiti?

Il nostro claim è “You know one, you know none” e sintetizza appieno la nostra filosofia: non vogliamo creare prodotti standardizzati, benché strutture replicabili sarebbero certamente più semplici da gestire. Stiamo cercando nuove risposte alle domande di una clientela urbana, cosmopolita, colta, consapevole di cosa ci sia dietro un brand.

Lei ha ragione, il nostro focus è più sugli spazi pubblici che sulle stanze. Naturalmente le camere sono importanti, di design e confortevoli. Ma quasi sempre ci si dorme a prescindere dal resto. L’avventura e l’esperienza di 25hours si svolge nella lobby, nelle lounge, nel ristorante, al bar, negli shop. Sì, si tratta di questi luoghi dove c’è interazione tra gli ospiti e le persone del luogo.

Managing Director Michael End 25hours Hotels

Da dove viene il nome 25hours?

L’orario extra nel nostro brand vuole evocare qualcosa di speciale e irregolare, un’ora oltre quella convenzionale. Abbiamo voluto ricorrere all’idea di qualcosa di dinamico, un’esperienza, una sorpresa. In un hotel 25hours l’ospite ottiene qualcosa di più di un letto per la notte. Vogliamo l’esperienza complessiva nei nostri hotel venga ricordata oltre al pernottamento.

Le vostre prossime aperture nel 2020 saranno a Firenze e a Dubai: quanto è importante per voi il mercato italiano?

All’inizio dell’anno abbiamo aperto il nostro primo hotel oltre il confine linguistico tedesco, il 25hours Hotel Terminus Paris. Si è trattato di un passo cruciale dopo 16 anni in paesi di lingua tedesca. Lo sviluppo a Firenze e a Dubai ci rende un’azienda internazionale a tutti gli effetti.

Il 25hours Hotel Piazza San Paolino sarà il nostro primo progetto sul suolo italiano. L’Italia è sempre stata importante per noi da una prospettiva di business. È ad esempio un mercato decisivo per i nostri hotel a Vienna e Zurigo. Siamo sicuri che l’hotel di Firenze sarà il primo ma non l’ultimo in Italia. In particolare, Milano e Roma sono in cima alla nostra lista dei desideri. Firenze è un inizio perfetto in ogni caso. La città e la regione Toscana sono una base molto buona base dal punto di vista culturale, storico e culinario per un prodotto come i nostri. Siamo sicuri che l’interior designer Paola Navone e il suo team stiano facendo un ottimo lavoro per interpretare la storia locale in un modo “fresco”.

Dal suo punto di vista come sta evolvendo l’industria dell’ospitalità e cosa si aspettano oggi gli ospiti?

Dal nostro osservatorio possiamo dire che riceviamo una tipologia ampia di ospiti e che di fatto non esistono più target specifici. I nostri ospiti e in general chi non cerca solo un posto letto vuole qualcosa di speciale, una nicchia. L’esperienza individuale è diventata un must. Non è più una questione di lusso, ma di servizio tailor-made. Senza dimenticare il criterio di instagrammabilità: non a caso i nostri hotel spopolano sui social!

25hours hotel vienna25h_Zurich West