Serbia d’autore

Alla scoperta della “Porta dei Balcani” attraverso l’esperienza di Nicolò Cesa

La Serendipity, ovvero quella particolare condizione che ti porta a fare una felice scoperta mentre stai cercando qualcosa d’altro, esiste. Lo prova l’esperienza di Nicolò Cesa, musicista, sociologo e scrittore, autore della guida di viaggio “Serbia” (Morellini Editore), folgorato da un tour a Belgrado, nel 2012. Cesa resta colpito dal senso di ospitalità, dal calore della gente e dal loro modo di vivere intensamente. Ma anche dal mix di modernità, cultura e retaggi del passato. “Capii subito che questa era la vera Berlino. Imparai la lingua per addentrarmi meglio nella storia, negli usi e nella cultura di questo popolo”, racconta l’autore a The Travel News. La Serbia, naturale crocevia tra l’Occidente e l’Oriente, è stata per secoli luogo d’incontro tra civiltà diverse e complementari, che hanno lasciato un patrimonio storico-artistico molto complesso. A cominciare proprio da Belgrado. “Più che una città, la capitale della Serbia dovrebbe essere un neologismo da inserire nel vocabolario. Un’espressione in grado di racchiudere e spiegare quella disarmante bellezza che nasce dalle dicotomie: Belgrado significa euforia e mestizia, progresso e decadenza, eleganza e disordine, quiete e tormento. Occidente e Oriente. Da sempre città con vocazione e portanza da grande capitale europea, Belgrado offre l’opportunità unica di respirare l’aria di due grandi imperi, quello austroungarico e quello ottomano. Una città ancora autentica, caratterizzata da caffè incastonati in edifici secessionisti e liberty, dove la sera – fino a notte fonda – risuonano melodie jazz.”

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A soli 50 km da Belgrado, al confine con Ungheria, Croazia e Romania la scena cambia completamente. “Per i serbi la Vojvodina, regione autonoma già ai tempi della Iugoslavia, è il simbolo dell’orgoglio nazionale. Dopo la sconfitta della battaglia di Kosovo Polje, nel 1389, e la conseguente avanzata dei turchi verso Vienna, i Serbi si rifugiarono qui, tra le dolci colline della Fruska Gora. Un territorio poco più grande del Veneto, dove oggi convivono in pace ben 26 gruppi etnici, si parlano sette lingue ufficiali e si producono alcuni ottimi vini. Ne è capoluogo Novi Sad, perla asburgica e seconda dopo Belgrado per abitanti e importanza. Nel 2021 sarà la prima città di uno stato non appartenente (almeno per il momento) alla UE a essere Capitale della Cultura”. Presenza costante del viaggio in Serbia, è il Danubio, che attraversa il Paese da Nord a Sud. Seicento chilometri di “fil blue”, lungo il quale si snodano siti di interesse storico di tutte le epoche. Come, per esempio, le testimonianze del periodo mesolitico più antiche d’Europa (a Vinca e Lepenski Vir) o quelle di età romana, tra cui il complesso di Felix Romuliana, oggi Gamzigrad, voluto dal tetrarca Galerio nel 298 d.C. (Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2007). “Il Danubio è anche un confine naturale tra la Mitteleuropa e i Balcani, trait d’union tra culture e geografie differenti”. Storia, influenze culturali, natura, fiumi, condizioni climatiche favorevoli sono le premesse di un’offerta eno-gastronomica interessante.La cucina serba è un’incredibile scoperta per i viaggiatori italiani. Una terra colma di frutteti, vigneti e antiche fattorie, ricca di sfumature gastronomiche sempre differenti. Sono molti i prodotti che da anni vengono protetti e promossi da slow food. In particolare, l’ajvar, una crema di peperoni fatti cuocere lentamente e poi consumati freddi come antipasto, e il kajmak, prodotto lattiero-caseario consumato come contorno con la carne alla griglia, le verdure o, semplicemente, su pane caldo. La produzione vinicola, inoltre, è un settore in costante crescita. Oltre ai bianchi della Vojvodina, sono ottimi i rossi della Valle del Timok e quelli della Serbia centrale e meridionale, come il Prokupac (vitigno autoctono) vincitore di premi internazionali.