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Firenze Rive Gauche

Alla scoperta della riva sinistra dell’Arno, al di là di Ponte Vecchio: l’itinerario ideale per chi vuole vivere l’atmosfera più autentica del capoluogo toscano

Firenze, panorama da Ponte VecchioUna Firenze sobria e discreta. Diversa da quella affollata da visitatori mordi-e-fuggi che, sempre più spesso, hanno solo il tempo di dare un’occhiata ai luoghi più rinomati, ovvero il Duomo, Palazzo Vecchio, la Galleria degli Uffizi, l’Accademia, Santa Maria Novella. Una Firenze adatta a chi ci è già stato più volte e vuole scoprirne a ritmi slow i recessi più segreti – quelli amati e frequentati dai fiorentini doc, per intenderci. Una Firenze fatta di botteghe artigiane (dagli orafi ai maestri profumieri, dai cartolai ai calzolai), enoteche, locali dove passare la serata in compagnia, ma lontano dalla pazza folla. Una Firenze per gli amanti del turismo raffinato, ma “low profile”. Per scoprirla vi consiglio di attraversare il Ponte Vecchio per raggiungere la zona chiamata Oltrarno, sulla riva sinistra del fiume, detta anche Rive Gauche fiorentina. Un soprannome del tutto pertinente, non solo per la collocazione geografica, ma anche per il mood, decisamente hipster, soprattutto in due dei suoi quartieri più caratteristici al di là del fiume, San Frediano e Santo Spirito – non a caso lo scorso anno la prestigiosa guida Lonely Planet ha inserito il primo tra i 10 posti di tendenza di tutto il mondo.

Piazza Santo Spirito, una delle più famose di Oltrarno
Piazza Santo Spirito, una delle più famose di Oltrarno

«Questa parte della città, dove si respira un’atmosfera popolare e non artefatta, che conserva ancora un carattere di spontaneità, è come chiusa e protetta dal traffico automobilistico e turistico, in un imbuto creato da una parte da Piazza Torquato Tasso, cuore dei “sanfredianini”, e da viale Petrarca con le mura costeggianti il Giardino Torrigiani, e dall’altra da via Guicciardini, Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli alle spalle, fino a Via Romana: i due lati di questo triangolo immaginario confluiscono nel piazzale di Porta Romana da cui partono i verdeggianti viali che conducono alle colline circostanti. E’ un quartiere dove la gente ha vissuto (e vive tuttora, quasi segnata dal destino) le contraddizioni della miseria e della ricchezza, dell’ignoranza e della cultura ma – come ricordano le pagine di Vasco Pratolini e i quadri di Ottone Rosai – una profonda dignità, un piglio orgoglioso, attivo e un po’ presuntuoso, una sapienza popolare antica, consapevole delle proprie tradizioni, uno spirito di indipendenza provocatoria. Tratti che caratterizzano gli abitanti di queste piccole e strette strade, fra le quali si apre luminosa piazza Santo Spirito, con la raffinata e originale facciata della chiesa, ancora prezioso punto di ritrovo per la popolazione».

La basilica di Santo Spirito
La basilica di Santo Spirito

Dopo aver letto le parole scritte da Elena Capretti nel libro Il complesso di Santo Spirito, non avevo scelta: la mia visita di Oltrarno è cominciata proprio da questa basilica agostiniana che, come il Duomo fiorentino e la sua cupola-capolavoro, fu progettata nel 1434 da Filippo Brunelleschi, genio rinascimentale che, putroppo, morì nel 1446, due anni dopo l’inizio dei lavori di costruzione, partiti con notevole ritardo perché i contrubuti necessari non arrivavano. I responsabili che gli succedettero continuarono l’opera del maestro ma, come sottolinea Capretti, «Antonio Manetti e Salvi D’Andrea, pur con l’intenzione di rispettare la volontà del grande predecessore, preferirono mitigare la portata rivoluzionaria del progetto brunelleschiamo rischiando così di pregiudicare l’uniformità dell’insieme e inserendo spesso un decorativismo estraneo ai pincipi essenziali e sintetici di Filippo».

Il Crocifisso ligneo di Michelangelo conservato nella basilica di Santo Spirito
Il Crocifisso ligneo di Michelangelo conservato nella basilica di Santo Spirito

Resta comunque il fatto che Santo Spirito venne studiata da Leonardo da Vinci, ammirata da Michelangelo Buonarroti e definita da Gian Lorenzo Bernini la chiesa più bella del mondo. Come se non bastasse, c’è un altro motivo per visitare questo complesso agostiniano: al suo interno è infatti conservato un Crocifisso ligneo scolpito proprio da Michelangelo. Si tratta di un’opera giovanile, realizzata tra la primavera del 1493 e l’autunno del 1494, quando l’artista aveva 17 anni, come ringraziamento per l’ospitalità che il priore di Santo Spirito gli aveva offerto dopo la morte del suo protettore Lorenzo il Magnifico: un corpo di Gesù Cristo modellato nel legno, però caratterizzato da una carnosità e da una morbidezza uniche, come sottolineò il Vasari.

Il Giardino di Boboli
Il Giardino di Boboli

Terminata la visita di questo importante basilica e dei suoi chiostri, sono andata alla scoperta del resto di Oltrarno affidandomi un po’ al caso e un po’ all’esperienza di una guida prenotata attraverso Musement, azienda specializzata nell’aiutare i visitatori a pianificare in modo ottimale i propri viaggi e vivere ovunque le migliori esperienze (vi consiglio di dare un’occhiata agli itinerari proposti a Firenze sul sito www.musement.com/it/firenze). Ho così imparato che, come scrive sempre Capretti, «gli attuali nomi delle strade del quartiere di Santo Spirito ricordano che l’industria laniera era, nell’Alto Medioevo (periodo in cui Oltrarno cominciò a svilupparsi, ndr), un settore produttivo molto fiorente: via delle Caldaie fa riferimento ai recipienti di stagno o di rame usati per far bollire le tinture per la lana, via Sant’Onofrio si intitola al protettore dei gualchierai e dei tintori, via e piazza del Tiratorio richiamano l’edificio con terrazza coperta dove si stendevano a sgocciolare e ad asciugare i panni “gualcati” (ovvero pressati) e colorati, a seguito del divieto di eseguire l’operazione sopra i tetti e sui muri esterni delle case».

L'Osteria del santo bevitore
L’Osteria del Santo Bevitore

Come potrete constatare di persona aggirandovi “al di là dell’Arno”, oggi molte di queste strette strade ospitano locali dove vale la pena fare una sosta o negozi artigianali ideali per uno shopping diverso da quello nei centri commerciali. La mia hit parade (necessariamente limitata rispetto alla reale e ricchissima offerta di Oltrarno) comprende L’Osteria del santo bevitore (Via di Santo Spirito, 64/66) che propone prodotti e specialità tipiche, dal pecorino di Pienza al proscutto stagionato del Casentino o quello di cinta senese. Non mancano salumi dei presidi Slow Food o provienienti dall’Umbria e primi piatti gustosi, a cominciare dalla ribollita: il tutto accompagnato da vini provenienti dal Chianti, ma non solo. Restando in tema enologico, in Piazza dei Rossi 1 c’è l’enoteca Le Volpi e l’uva: il locale è piccolo però l’offerta di etichette è ampia e di qualità. Per quel che riguarda gli acquisti, ho sostato a lungo tra banchi e scaffali de Il Papiro (Via Guicciardini 47r ), un vero e proprio paradiso per gli amanti di quaderni e carte realizzate a mano, da quelle marmorizzate a quelle xilografate o litografate. Se vi piace il genere, vi suggerisco di fare una puntata anche alla Bottega di Giulio Giannini & figlio (P.zza Pitti 37/r): conosciuta a livello internazionale per la sapiente arte della rilegatura dei libri (limited edition e non), da sei generazioni produce anche carte marmorizzate a mano, carte fantasia stampate con disegni tradizionali, biglietti e oggetti su richiesta dei clienti.

Il gin Peter in Florence servito alla Ditta Artigianale
Il gin Peter in Florence servito alla Ditta Artigianale

Durante il mio girovagare ho poi ammirato i pezzi unici di Pitti Moasici (Piazza Pitti 23 r), dove si utilizzano pietre dure o sempipreziose per realizzare oggettistica e arredi per la casa, per esempio tavoli, e veri e propri quadri ottenuti accostando tesserine di pietre di diverse tonalità al posto di pennelli e colori: preziose tecniche artigianali che la famiglia Filippis si tramanda di generazione in generazione fin dal XIX secolo. Un altro posto impedibile nei dintorni è Ditta artigianale (Via dello Sprone 5/r ). Al mattino e durante la giornata qui si possono gustare i migliori caffè del mondo (più di 200), selezionati secondo criteri di produzione etica e valorizzazione di ogni singolo passaggio nel lungo viaggio del chicco dalla piantagione alla tazza. Alla sera il bar è uno dei luoghi più quotati tra i fiorentini per l’apertivo o l’after hour. Toglietevi la curiosità di assaggiare un bicchierino di Peter in Florence, il primo London Dry Gin prodotto con ingredienti quasi esclusivamente toscani, a cominciare naturalmente dal ginepro, ma con l’aggiunta di scorza di bergamotto fresca, scorza di limone essiccata, bacche di rosa, fiori di lavanda e rosmarino freschi, radice di angelica, coriandolo, mandorle amare (tutti provenienti da micro-produttori locali specializzati e bio). Senza dimenticare l’ingrediente con la I maiuscola: l’iris, guarda caso fiore-simbolo della città di Firenze, di cui vengono utilizzati non solo la radice, come da tradizione, ma anche i petali, cosa ben più rara, che enfatizza la parte floreale del distillato.

La suite all'interno della Torre Monalda nell'hotel NH Collection Firenze Porta Rossa
La suite all’interno della Torre Monalda nell’hotel NH Collection Firenze Porta Rossa

Infine, per soggiornare vi consiglio un hotel perfettamento in tono con l’itinerario descritto: l’NH Collection Firenze Porta Rossa (via Porta Rossa 19), raggiungibile in pochi minuti a piedi dopo aver riattraversato Ponte Vecchio in direzione del centro. E’ uno degli alberghi più carismatici della città – e il più antico d’Italia – che, insieme all’NH Collection Milano President, ha appena ottenuto la categoria cinque stelle. Ospitato in un edificio storico del XIII secolo, conserva ancora la famosa Torre Monalda, oggi adibita a suite dalle cui finestre si vedono il Duomo e la cupola del Brunelleschi e abbellita da affreschi originali del XIX secolo. Anche nelle altre 71 stanze presente e passato si intrecciano in modo armonioso: i mobili originali d’epoca sono infatti sapientemente accostati ad arredi moderni e divani in stile minimalista dalle tonalità avorio, crema e rosso intenso.

Il ristorante Truffle Experience nell'hotel NH Collection Firenze Porta Rossa
Il ristorante Truffle Experience nell’hotel NH Collection Firenze Porta Rossa

All’interno dell’albergo c’è poi una vera e propria “chicca”: il ristorante Truffle Experience, nato dalla collaborazione tra NH Collection Porta Rossa e Savini Tartufi, una famiglia che tramanda la sua passione per i “diamanti del bosco” di generazione in generazione. Aperto non solo agli ospiti dell’hotel ma anche ai cittadini e ai turisti, il locale è all’interno di una sala completamente affrescata e tutto il menu, dagli antipasti ai dolci, è stato concepito per essere servito con o senza tartufi. A proposito di questi ultimi, chi li ama particolarmente può anche partecipare alla ricerca sul campo grazie alla Truffle Experience proposta dalla famiglia Savini: un’immersione totale, dal bosco alla tavola, nel misterioso mondo della trifola, un’esperienza esclusiva per appassionati di tour enogastronomici (per info: www.savinitartufi.it/it/truffle-experience).