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Cracco in Galleria

Quattro piani, dalla pasticceria all’alta cucina, dal calice di vino al cocktail con sigaro: uno spazio aperto a tutti

Ristorante Cracco_bar

Dire che ha aperto il nuovo ristorante di Cracco è improprio. Per varie ragioni. Innanzitutto perché non è il suo nuovo ristorante, ma il suo primo progetto indipendente, come ha ribadito più volte durante la presentazione. Infatti prima era con Peck, mentre questa volta è lui l’imprenditore insieme alla moglie Rosa. Secondo ristorante è un termine riduttivo. Infatti è piuttosto uno spazio su più piani, con molte funzioni, come usa oggi: bar e caffetteria, cantina, salone privato e, ovviamente, anche ristorante. Ed è aperto tutti i giorni, dalle 8 del mattino a sera inoltrata, dalla prima colazione al dopo teatro.

A suo vantaggio gioca senz’altro il nome, Carlo Cracco lo sanno anche i bambini chi è, e senz’altro la posizione, dentro la bellissima Galleria Vittorio Emanuele II, che come ha detto il sindaco Sala è il termometro della città: basta guardare il passeggio per capire se  Milano vive un periodo di gloria o di decadenza. Oggi, comunque, la Galleria rappresenta una Milano coraggiosa, che ha voglia di superare la crisi e tornare brillante com’era. E l’apertura di Cracco è un ulteriore tassello, di fronte a Marchesi e al suo Osservatorio di fotografia, tra Louis Vuitton, Versace, Gucci.

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Quindi si entra in un ambiente sontuoso come non siamo più abituati a vedere. E lo chef lo dichiara: «Basta il minimalismo assoluto. Abbiamo voluto dare spazio alla decorazione». E Laura Sartori Rimini e Roberto Peregalli, i responsabili di bassorilievi e lesene intarsiate, mosaici, affreschi, carte da parati, divani in velluto verde e bordeaux, ammettono di aver avuto carta libera, senza pensare a creare il solito palcoscenico per il monologo del piatto d’autore. No. Qui la scenografia è un ingrediente insostituibile al pari di quelli che il superchef usa nel suo menu. Ambiente e menu si completano ad ogni livello, per un caffè e un croissant, per una degustazione di vini o per una cena importante. Da Cracco per la prima volta si può spendere meno di 5 € per la colazione, godendo il fascino di un posto progettato da un importante studio di architettura.

Al Cafè, al piano terra, le pareti sono in stucco, dipinte a mano con un motivo a damasco che ricorda i disegni Fortuny, il  pavimento in mosaico è in accordo cromatico con l’esterno, il grande bancone-bar della fine dell’800 è stato trovato a Parigi. Di grande impatto l’ascensore, che ad ogni piano subisce una metamorfosi per sintonizzarsi con l’ambiente circostante, costruito in ferro e decorato a finto bronzo con inserti in vetro al piano terra, in specchio e metallo dorato al primo piano, infine dipinto con una patina scura in cantina. La proposta gastronomica del Cafè è più semplice rispetto al Ristorante, con piatti meno elaborati, per pranzi e cene veloci e informali. Una novità importante è lo spazio dedicato alla pasticceria e alle creazioni in cioccolato del pastry chef Marco Pedron: dalle brioche del mattino alle torte, dalle praline ai biscotti, tutto verrà creato e prodotto nel laboratorio al piano ammezzato. Dolci e cioccolato si possono mangiare lì o portare via.

Al primo piano una sala d’accoglienza rivestita con una boiserie grigio-azzurra e una carta da parati dipinta a mano a grandi corolle floreali introduce al Ristorante: tre sale e due privé. A sottolineare il protagonismo delle grandi finestre sull’Ottagono e la Galleria un’architettura a bassorilievo di archi e lesene che incorniciano grandi specchi anticati moltiplicano le prospettive, applique in metallo e alabastro diffondono una luce soffusa, la moquette ocra e marrone a fiori sembra uscita dall’Atelier Martine di Paul Poiret. A ridosso degli specchi, un omaggio all’arte milanese del ‘900 con tre piatti in ceramica appesi, courtesy della galleria Robilant+Voena.

Nel menu si trovano i classici dello chef, dall’insalata russa caramellata al tuorlo d’uovo marinato, dal risotto allo zafferano e midollo alla piastra al rombo in crosta di cacao, mentre il Fumoir in stile Art Deco ha una carta a parte, con ostriche, spaghetti al caviale e salumi Spigaroli.

Ristorante Cracco

I piatti di Richard Ginori, ideati dagli architetti e realizzati per Cracco, sono ispirati all’architetto milanese Gio Ponti.

Il secondo piano, cui si accede privatamente dal cortile in via Pellico, è concepito come uno palco di teatro: senza arredi a parte un bancone in marmo di Levanto, permette di personalizzare l’ambiente a seconda dell’occasione. La Sala Mengoni, dalle pareti coperte da una resina speciale a rilievo a doppio disegno, con un effetto di ferro argentato. Il pavimento è in seminato, il recupero di un affresco ottocentesco con un motivo di putti ha suggerito i decori degli altri soffitti. Ancora una volta il posizionamento degli specchi crea tutta una serie di rimandi e riflessi in un incessante dialogo con la cupola della Galleria.

La cantina dalle pareti rosso lacca ha più di 2000 etichette e di 10mila bottiglie, specialmente italiane e francesi, anche in vendita al pubblico.

I numeri: 50 coperti circa al piano terra, dehors incluso, 50 al primo piano, fino a 100 posti seduti e 150 in piedi al secondo.

Ad aprile parte il progetto “Galleria Cracco”, che coinvolge alcuni artisti italiani nel realizzare opere site specific per le “lunette” dell’ammezzato. L’idea è nata in collaborazione con l’agenzia di comunicazione Paridevitale e Sky Arte HD, ed è espressione della volontà di Cracco in Galleria di porsi come un luogo di sperimentazione.

Il lungo e complesso iter realizzativo e progettuale di Cracco in Galleria è raccontato nel documentario “Cracco Confidential”, in onda ad aprile sul Canale 9 di Discovery Italia.