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Forma assoluta

Tra Slovacchia e Polonia c’è un rifugio di montagna che sembra un cubo di ghiaccio ed è completamente sostenibile 

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Di Teresa Cremona

Sembra un cubo di ghiaccio, ma in realtà è un rifugio sostenibile progettato da Atelier 8000 ad High Tatras al confine tra Slovacchia e Polonia. Kezmarska hut è perfettamente integrato con il paesaggio circostante e si confonde con i profili delle rocce di High Tatras che fanno da sfondo. La forma cubica che ruota su se stessa poggiando su uno dei suoi vertici vuole suscitare una sensazione di casualità, quasi di inconsistenza, come se fosse un cubo di ghiaccio staccatosi durante la ritirata dei ghiacciai.
Il rifugio si articola su 5 piani: nel piano interrato si trovano i locali tecnici, il piano nobile è adibito a ristorante mentre i piani superiori ospitano le camere da letto e le aree per il rifugio.

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La superficie esterna del rifugio è costituita da pannelli prefabbricati di 1×1 metro in alluminio di colore chiaro alternati a pannelli fotovoltaici e vetro. “Le superfici vetrate di finestre e pannelli fotovoltaici insieme alla trasparenza e alla lucentezza del metallo completano il quadro del sito con un tocco di chiarore, proprio come i riflessi osservabili sulla superficie di un lago di montagna o dallo scioglimento dei ghiacciai” spiegano i progettisti.
L’involucro esterno trae in inganno gli osservatori ha le sembianze del ghiaccio che sembrerebbero in contrasto con la funzione di rifugio che l’edificio svolge, comunemente luogo di riparo dal freddo e dalle intemperie. Ma all’interno la struttura è costituita da travi in legno lamellare in larice e prevale la sensazione di avvolgente calore.

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La sua particolare conformazione consente di sfruttare al meglio la luce. Poggiando su un vertice, i lati del cubo sono inclinati permettendo a tutti gli ambienti interni di godere di illuminazione naturale diretta per un maggior numero di ore giornaliere. Il rifugio è pensato come un edificio passivo e trae grande vantaggio dalla sua particolare forma in quanto la facciata a sud e quella ad est, perpendicolari alle radiazioni solari incidenti, sfruttano al meglio l’energia solare e sono perciò costituite da pannelli fotovoltaici che garantiscono l’autoproduzione energetica.

Kezmarske Hut