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Il paradosso Untaggable

Nei giorni della Vendemmia del quadrilatero della moda milanese, una tavola rotonda per definire i prodotti “fuori classe”

Nei giorni della Vendemmia 2016, nel quadrilatero della moda milanese, una tavola rotonda per definire i prodotti “fuori classe”. Tra gli ospiti, tutti imprenditori enologici, Cristina Nonino, Chiara Soldati e il sommelier Luca Gardini

Cristina Nonino, dell'omonima azienda di grappa
Cristina Nonino, dell’omonima azienda di grappa

di Sara Magro

A furia di inventare tag con cui sinteticamente etichettare i prodotti, sembrano finiti quelli per definire alcuni “fuori classe” che non si possono riassumente in una parola. Ed è così che nella nostra vita social, siamo arrivati a coniare il termine #untaggable*, contraddittoriamente preceduto da tag, da attribuire a oggetti che hanno a che fare con l’esperienza molto più che con il possesso esclusivo. Lo stesso abusato “lusso” non si addice più, anche perché nella sua arbitraria divulgazione, diventa sempre più necessario aggiungere l’aggettivo qualificante – vero o falso lusso – e dunque definire i parametri di ciascuna delle due categorie. Capite bene che il discorso diventerebbe troppo lungo e filosofico per catturare l’attenzione di cui siamo precariamente attrezzati. L’argomento è stato tema di un’interessante tavola rotonda che si è svolta lo scorso 7 ottobre nel contesto della Vendemmia promossa dall’associazione Montenapoleone, l’appuntamento milanese che abbina alta moda e vino. Moderati da Antonio Vettese, sono intervenuti sul tema untaggable l’editore e produttore vinicolo Paolo Panerai, Cristina Nonino AD dell’omonima azienda di distillati, la produttrice di vino piemontese Chiara Soldati, il sommelier Luca Gardini e Marco Caprai delle omonime cantine di Montefalco in Umbria.

Il sommelier Luca Gardini
Il sommelier Luca Gardini

Dato il contesto enologico della manifestazione, gli ospiti hanno parlato soprattutto di vino, un prodotto che si presta perfettamente ai concetti di eccellenza, genuinità, tradizione ma anche innovazione, esclusività. «Il vino è soprattutto semplicità – ricorda il sommelier Luca Gardini, autore della classifica dei “50 best” vini del mondo –  parla della terra, di chi ci vive e chi ci mangia. Coltivare la vite è un lavoro di fatica, esperienza, immensa dedizione». Fa bene a ricordare che il vino non è solo moda, come spesso viene invece comunicato. Perché dietro c’è comunque un lavoro prevalentemente artigianale e agricolo, che è fin troppo lontano dal fashion e dalle tendenze nel lifestyle, e anzi ne evidenzia le contraddizioni.

Chiara Soldati, della cantina La Scolca che produce Gavi dei Gavi, esempio di rispetto della natura
Chiara Soldati, della cantina La Scolca che produce Gavi dei Gavi, esempio di rispetto della natura

Dover ricorrere a un termine come “untaggable” pone diversi quesiti sull’insufficienza, ma solo apparente, delle definizioni linguistiche, e sullo snaturamento operato da un certo marketing, sulla superficialità della comunicazione fatta di etichette (questo significa “tag” in italiano, non dimentichiamolo). Ci troviamo costretti a togliere qualunque definizione per riflettere sul valore di certi prodotti e certi contesti. Un’impresa difficile in cui si sono cimentati Panerai, che parla di prodotti “fuori classe”, Chiara Soldati che estrapola i concetti di unicità e genuinità dell’esperienza, Cristina Nonino che racconta l’intuizione del padre nel fare la pregiata Grappa Cru di Monovitigno Picolit e di sua madre che ha perseverato nel realizzarla, del premio letterario che porta la famiglia di distillatori ad espatriare in altri campi della conoscenza e dell’esperienza, creando una collisione virtuosa tra mondi apparentemente distanti. Mentre Marco Caprai, attraverso il Caso Montefalco, analizzato dall’Istituto e Ricerca della Fondazione Agnelli, testimonia come essere “untaggable” sia frutto di una forte identità e di un legame con le proprie origini.

Marco Caprai
Marco Caprai

Gli ospiti del salotto hanno usato tutte le due ore disponibili per sviscerare il concetto di untaggable secondo loro, portando esempi, usando metafore, ricorrendo a lunghe perifrasi. Possiamo allora azzardare una conclusione: tutti noi  vogliamo sfuggire alla sintesi dei tag, e siamo sempre alla ricerca di esperienze che non si possono liquidare in una sola parola, che meritano al contrario lunghe descrizioni e racconti per ricordare ma anche per trasmettere le emozioni che hanno lasciato. Untaggable, per noi, è qualcosa che merita anche un po’ di sana retorica, che è uno degli strumenti di comunicazione di cui l’uomo evoluto si è dotato per scambiare pensieri, parole, idee. Largo al dibattito!

* Untaggable è il claim inventato per una campagna Audi.

#Untaggable, #CristinaNonino, #Chiara Soldati, #VendemmiaMonteNapoleone,