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Le soste di Ulisse

Itinerari nella Sicilia dove si mangia bene e si beve anche meglio

Itinerari epici nella Sicilia dove si mangia bene e si beve meglio

Angelo Treno chef del ristorante di proprietà "Al Fogher" Piazza Armerina
Angelo Treno chef del ristorante di proprietà “Al Fogher” Piazza Armerina

di Enrico Saravalle

Ma siamo sicuri che i vagabondaggi di Ulisse sulle coste del Mediterraneo fossero davvero una odissea? Meglio considerarli tappe di un Grand Tour cultural-goloso durante il quale al mitico eroe non mancava nulla: né i piaceri della vita (buon cibo, buon vino, buona compagnia) né la scoperta di usanze, civiltà, tradizioni e costumi. Forse ispirato da questa rilettura spregiudicata del poema omerico, un gruppo di ristoratori, albergatori  e produttori di vino siciliani (al suo interno, i più bei nomi dell’hotellerie, della ristorazione e delle cantine isolane) ha deciso di proporre agli ulissidi del terzo millennio itinerari che prendono il via dalla cultura alimentare dell’isola e portano, di conseguenza, alla scoperta di tesori e di importanti testimonianze artistiche. E, come Omero dissemina l’epico vagabondare del suo eroe di episodi eccezionali, così “Le Soste di Ulisse” hanno creato un percorso virtuoso che abbraccia l’intera isola e che incrocia siti d’eccellenza dove il mangiar bene e il bere meglio sono alcuni dei segreti che contraddistinguono la sicilian way of life.

Gaetano Basiriccò
Gaetano Basiriccò

Ed è così che nell’albo d’oro de “Le Soste di Ulisse” si ritrova la meglio Sicilia, quella di Ciccio Sultano (chef de Il Duomo) e del Barocco di Ragusa Ibla; quella di Peppe Barone (anima e mente de La Fattoria delle Torri) e delle scenografie metafisiche di Modica; quella di Pino Cuttaia (nume tutelare de La Madia) e del Liberty di Licata; quella di Gaetano Basiricò (grande interprete della cucina isolana da Serizzo) e della spagnoleggiante Trapani; quella di Angelo Treno (il suo regno è tra i fornelli de Al Fogher) e dei mosaici di Piazza Armerina. Ma questi sono solo alcuni dei nomi. E per l’ospitalità? Anche qui, c’è solo l’imbarazzo della scelta: tra costa e interno sono stati individuati alberghi di charme, country hotel e resort dove regalarsi relax e coccole. Qualche indirizzo? Donna Carmela (con vista sull’Etna) e Seven Rooms Villadorata (nel centro storico di Noto), Locanda don Serafino (nascosta nei vicoli di Ragusa Ibla) e Capofaro (wine resort a Salina), Villa Igiea (e le sue esuberanti  architetture liberty) e Palazzo Brunaccini (entrambi nel cuore di Palermo).

I partner delle etichette di vaglia non sono da meno: si parla, infatti, di Tasca d’Almerita e Firriato, Planeta e Donnafugata, Duca di Salaparuta e Florio, Baglio di Pianetto e Cantine Gulfi. Non è poco. Ma non è neanche tutto qui. Quello che succede ai tavoli de“Le Soste di Ulisse” ha qualcosa di magico nelle alchimie della materia prima e nel modo di proporla. In fondo la filosofia è proprio questa: abbinare le cucine tutte diverse tra loro, ma tutte ugualmente legate alla territorialità per piatti, vini, produzioni olearie e casearie, alla sosta culturale, dove colori, suoni, atmosfere strappino il viaggiatore alla realtà quotidiana per trasportarlo in altri tempi e in altri spazi. Quelli che il cieco Omero avrebbe dato la vita per poter vedere.

http://www.lesostediulisse.it