Che futuro per gli hotelier?

Al Aldo Melpignano conduce una tavola rotonda su come può evolvere il ruolo dell’hotelier

Al Aldo Melpignano conduce una tavola rotonda su come può evolvere il ruolo dell’hotelier  

schermata-2016-09-22-alle-19-36-12di Sara Magro

Al Matter, giornata di dibattito sul viaggio durante il Pure di Marrakech, lo scorso 12 settembre, alcuni hotelier si sono riuniti per discutere di come sviluppare e far crescere la loro attività un po’ oltre l’ospitalità. Moderatore era Aldo Melpignano di Borgo Egnazia, Hugo Pizzinini di Rosa Alpina, Stefan Wieser e suo figlio Jan Clemens Von Wieser di Ciasa Salares, Marcello Murzilli di Eremito Hotelito dell’Alma, il proprietario di Villa Nocetta e Valerie Wilson, la storica travel designer degli Stati Uniti. Tra i temi affrontati, alcuni molto tecnici legati al software e all’hardware dell’albergo, nei 30 minuti a disposizione, sono emersi argomenti come la rilevanza del “solo traveler”, il maggior coinvolgimento del personale nel rapporto con gli ospiti – devono relazionarsi di più con gli ospiti? devono utilizzare gli stessi spazi per i pasti? -, le potenzialità degli alberghi come land operator per l’esplorazione della zona (e questo è un argomento che ho sollevato personalmente, credendoci molto). Con mia grande sorpresa ho scoperto che i San Domenico Hotels hanno da poco inaugurato un DMC, ovvero un’agenzia che si occupa di sviluppo turistico del territorio. Si chiama Indigenous, ed è il primo grande passo di un rinnovamento sostanziale e, oserei dire, rivoluzionario. Infatti, come già dicevo in un articolo dello scorso gennaio su Il Sole 24 Ore, chi meglio di un albergo può aiutare a conoscere un territorio, i suoi segreti, le sue eccellenze? Destination Hotel è un nome che mi pare si addica agli alberghi che sanno essere base e osservatorio del luogo in cui si trovano, perché non solo aiutano ad orientare gli ospiti ma spesso diventano fautori della destinazione.