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Design senza frontiere

Per sentirsi a casa bastano un tavolo, una sedia e pochi altri oggetti semplici che si imparano a costruire ai workshop per rifugiati di SuddenlyHome

Per sentirsi a casa servono almeno un tavolo e una sedia e pochi altri oggetti semplici, che si imparano a costruire nei workshop per rifugiati di SuddenlyHome

Suddenly Home_al lavoro_DSC0367di Sara Magro

Parliamo spesso di mete da sogno. Ma cos’è una meta da sogno? Un’isola deserta con una spiaggia infinita e un solo ombrellone, il vostro? Certo, ma non solo. Significa anche cercare un luogo dove vivere meglio, dove sognare, appunto, un’esistenza più facile. A ogni costo. Lasciandosi alle spalle famiglie, amici, terre, patrie. Ecco, questi Paradisi sempre più difficili da raggiungere sono vere destinazioni, perché cambiano i destini di chi, sopravvissuto al peggior Titanic immaginabile, arriva su terre sognate ma sconosciute.

Suddenly Home_insieme_DSC0341_2Chi sbarca sulle nostre coste deve inventarsi un percorso per l’indomani e per i giorni successivi e nell’attesa di conoscere la sua sorte, sempre incerta, spesso non sa che fare di se stesso. Tra le iniziative di accoglienza e inserimento sociale, SuddenlyHome è un programma itinerante, che prevede la realizzazione di una decina di workshop in altrettanti centri di accoglienza italiani per insegnare ai rifugiati – 30 per workshop, 300 in un anno – come costruire alcuni semplici oggetti di design, come sedie e tavoli. Ad aiutarli c’è una squadra di architetti, designer, ingegneri, esperti di diritti umani migranti che ha creato un format ispirato ai principi di Enzo Mari, designer italiano, secondo il quale “progettare, in fondo, è il miglior modo per non essere progettati”, e tutti devono farlo.

Suddenly Home_al lavoro_DSC0447Con poche risorse SuddenlyHome coinvolge molte persone in poco tempo creando oggetti utili e una rete globale di relazioni umane. I rifugiati sono gli attori principali del processo di integrazione, durante guadagnano soddisfazione, reputazione e riconoscimento delle proprie capacità. Si appropriano di competenze, costruiscono gli arredi per gli spazi che abitano e i luoghi comuni destinati all’incontro e all’inclusione sociale.

Il primo workshop si è già svolto a Rovereto il dal 15 al 17 luglio. Nelle foto, team e rifugiati all’opera.

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