ITINERARIES

Il nostro Sud America

Laura e Andrea si sono presi un periodo sabbatico per visitare in lungo e in largo il Sud America e viaggiare come le tartarughe:  mettendo “la testa fuori dal guscio”, con gli zaini pesanti a rallentare i loro passi…

Salasaka-Ecuador

Introduzione di V.D.

Il mondo si divide tra chi i sogni li realizza e chi, invece, rimane incastrato tra alibi e giustificazioni che condannano alla lunga a un immobilismo invalidante. Ho conosciuto persone appartenenti a queste due categorie e sono stata io stessa parte di entrambe. Ma, per quella visione romantica che mi perseguita dalla lettura delle opere di Wordsworth e Coleridge, ho sempre parteggiato per i sognatori. Per chi ha il coraggio sfrontato di mandare all’aria routine e abitudini consolidate in nome di un cambio di rotta, di un distacco dalla realtà asfissiante, di un viaggio che è da sempre nella to do list virtuale e che spinge per diventare un progetto reale. È per questo che abbiamo deciso di dare spazio e voce a Laura e Andrea: una coppia di giovani avventurieri che hanno preso lo zaino e un volo e si sono diretti in Sud America alla scoperta di un continente che ha travolto i loro sensi e stravolto il loro trantran quotidiano. Dai pomeriggi scanditi da riunioni e report  a quelli trascorsi insieme ai bambini della Katitawa Escuela, dal coffee break con i colleghi alla degustazione del mate osservando in un silenzio ossequioso la magia e la poesia della natura.

Ecco un estratto del loro racconto.

di Laura Pisano

Sorseggiando del mate mi ritrovo a scrivere di questi sei mesi appena trascorsi in Sud America, un’avventura zaino in spalla di cui sento ancora gli odori, i sapori e vedo i paesaggi e i volti conosciuti nei tanti luoghi visitati. Partendo da Quito, in Ecuador, il percorso si snoda verso sud, toccando l’Amazzonia nord orientale del Perù per poi scendere lungo la costa occidentale, entrare in Bolivia e uscirne dal famoso Salar de Uyuni per raggiungere il nord Argentino e proseguire verso est scendendo fino alla meta finale: Buenos Aires.

L’impatto con il Sud America è a dir poco travolgente: la lingua e la forte componente indigena ci fanno subito sentire in un mondo completamente diverso da quello europeo. Qui la povertà la si nota all’istante, agli angoli della strada, nei bambini che chiedono l’elemosina, nei lustra scarpe presenti in quasi ogni piazza sudamericana, nel randagismo e nelle donne indigene che vendono cioccolatini o cianfrusaglie ai bordi della strada.

Iniziamo il nostro viaggio da Quito, una bellissima città circondata da maestose Ande verdeggianti, forse poco visitata e ancora lontana dal turismo di massa. L’Ecuador, infatti, non sembra apparire come una delle mete più gettonate, se si escludono le affascinanti isole Galapagos. Ma il bello di viaggiare è anche scoprire l’inaspettato, ciò che leggi di sfuggita o che neppure è scritto sulla guida. Noi ci concentriamo sulle altre perle che contiene questa bellissima nazione: il magnifico vulcano Cotopaxi, l’incantevole laguna di Quilotoa, le balene di Puerto Lopez, le feste notturne di Montañita e la bellissima città coloniale di Cuenca. Però, ciò che ci tocca maggiormente nel corso dei primi tre mesi di viaggio è l’indimenticabile esperienza di volontariato che sperimentiamo lungo la nostra permanenza ecuadoriana.

Salasaka, è il nome di un piccolo paesino, una comunità indigena, situata nella provincia del Tungurahua, sulle Ande dell’Ecuador, circondata da sette maestosi vulcani. La popolazione vive di agricoltura e allevamento ma si sostiene anche grazie ai lavori di artigianato, specialmente la tessitura di cui sono abbastanza popolari per la produzione di ponchos attraverso i quali rivive la loro tradizione. All’interno della comunità è presente una scuola, Katitawa Escuela , composta da un solo insegnante e dal fondatore (un uomo americano di 80 anni) in cui noi facciamo volontariato insegnando lingua spagnola e matematica ai bambini dai 4 ai 13 anni. L’organizzazione è volta alla promozione del bilinguismo tra spagnolo e lingua Quichua, la lingua nativa del popolo Salasaka. Impariamo a conoscere piano piano la comunità e anche la realtà in cui essi si ritrovano: molte famiglie vivono in condizioni precarie, senza corrente elettrica e acqua potabile; i bambini vestono indumenti vecchi, sporchi e strappati. Nonostante ciò, non sembrano curarsene e anzi continuano felici a giocare e correre per il giardino della scuola. La vita delle famiglie a Salasaka è scandita da lavori domestici e non solo. Le donne giocano un ruolo importante all’interno della comunità in quanto sono loro che vanno a lavorare nei campi la mattina presto e sono sempre loro che incontri per le strade con in spalla chili di fieno quando a fianco non è improbabile vedere il marito a mani vuote.

Andrea con i bambini della Katitawa Escuela

I giorni scorrono velocemente e dopo aver condiviso momenti di festa e felicità con la realtà del posto, come ad esempio l’Inti Raymi (festa del sole), proseguiamo il nostro viaggio verso la prossima nazione: il Perù.

La cultura peruviana è molto simile per certi versi a quella ecuadoriana. Il denominatore comune è la forte popolazione indigena, che nonostante gli abiti tradizionali differenti, rimane sempre presente sulle strade, nei mercati coloriti dove le donne indigene urlano ai passanti le loro numerose pietanze economiche in cerca di accaparrarsi più clienti possibili. Il Perù è anche artigianato, con i loro quattro camelidi (tra cui il famoso alpaca) dai quali traggono la lana pregiata per tessere maglioni, sciarpe, cappelli di ogni genere. Le Ande diventano sempre più aride rispetto al verde ecuadoriano ma la natura e i paesaggi risultano ancora più ricchi. Passiamo dal color turchese delle lagune di Huaraz al verde intenso dell’Amazzonia, dove ci addentriamo per scoprirne gli animali e le comunità indigene che ancora vivono quasi allo stato primordiale. Qui si parla il Quechua e la storia degli Inca prende sempre più vita man mano che ci si sposta a sud, verso Arequipa o la bellissima Cuzco, base per l’escursione alla famosa città perduta del Machu Pichu.

Machu Pichu_Perù
Amazonia peruviana

Proseguiamo il nostro viaggio toccando alcune delle principali città boliviane, non prima di trascorrere qualche giorno a contatto con la vita agreste degli Ayamara, gli indigeni abitanti la Isla del Sol, nell’immenso lago Titicaca. Cosicché, se La Paz si presenta come un’enorme città caotica, molto sporca e inquinata, con il suo alquanto bizzarro mercato delle streghe, Sucre, la capitale, ci permette di vivere la vita culturale presente anche grazie ai molti studenti che la animano. La Bolivia, forse la nazione più povera tra quelle visitate in Sud America, ci appare ancor più interessante, dove scopriamo un mondo pieno di tradizioni, cultura e paesaggi a dir poco sorprendenti. Passiamo momenti significativi come quello della visita alle miniere di Potosì, dove percepiamo la dura ingiustizia che subirono i boliviani per via dei colonizzatori spagnoli e condividiamo momenti di vita con qualche minatore costretto a lavorare tra i tanti cunicoli bui per poter mantenere la propria famiglia. Prima di lasciare questa nazione, trascorriamo tre giorni attraversando il meraviglioso e scintillante Salar de Uyuni, il più grande deserto di sale al mondo.

La mattina ci si sveglia presto e al calar del sole è meglio trovar riparo in uno degli isolati rifugi tra cui molti costruiti in sale, mentre nella notte scende il gelo e l’oscurità lascia spazio allo scintillio di un meraviglioso cielo stellato. Attraversato il Salar e le sue isole interne, tra cui quella di Incahuasi dai cactus giganti, tra le strade scoscese e polverose, spesso si fanno spazio vulcani dai coni innevati o montagne policromatiche, lagune incantate popolate da eleganti fenicotteri, gaiser e specchi d’acqua dalle colorazioni impensabili come la laguna rossa.

Andre nel Salar de Uyuni-Bolivia

Ed è così che lasciamo questa splendida terra per dirigerci verso l’ultima tappa: l’Argentina. Il nostro percorso prevede la visita di tre città nella parte settentrionale della regione: Salta, con la sua architettura coloniale, è definita la linda (la bella); Mendoza, con il suo buon vino e i numerosi vigneti e Cordoba, città universitaria in cui facciamo visita alla poco distante casa nativa di Che Guevara. L’impatto con l’Argentina è alquanto traumatizzante poiché si ha l’impressione di essere ormai sempre più vicini alla realtà europea. Le Ande ormai restano solo un lontano ricordo, le indigene colorate che animavano i mercati lasciano spazio alle tanto desiderate pizze, pasta e le

famose empanadas. L’Argentina infatti ha una forte componente culturale italiana al suo interno, basti pensare alle due grandi ondate migratorie di fine ‘800 e metà ‘900. Troviamo così moltissimi discendenti italiani riconoscibili anche dal cognome e dal modo di gesticolare tipico della nostra nazione. Visitiamo le imponenti cascate di Iguazù, comprendenti l’intero parco composto da passerelle e sentieri che permettono di inoltrarsi nella foresta e di ammirarle da diverse prospettive e molto da vicino, in particolare la più famosa e singolare Garganta del Diablo (la gola del diavolo). Ci catapultiamo poi in un altro contesto naturale che si trova poco più a sud proseguendo per la costa orientale dell’Argentina: l’Estero del Iberà. Secondo in grandezza solo al grande Pantanal brasiliano, Estero del Iberà presenta una vastissima quantità di animali e una vegetazione esuberante, includendo piante acquatiche, isolette fluttuanti e giacinti galleggianti. Sperimentiamo la tranquillità di questo posto, che poi ritroveremo anche a San Antonio de Areco, a sole due ore da Buenos Aires, in cui apprendiamo la cultura del gaucho.

Cascate di Iguazù-Argentina

Popolo ricco di tradizione, come il mate che anche noi impariamo piano piano a gustare, o ancora l’asado, praticamente carne alla griglia motivo di festa e amicizia, sempre accompagnato da un buon vino tinto. Terminiamo la nostra avventura nella vivace e colorita capitale, Buenos Aires in cui ci lasciamo travolgere dall’animato quartiere di La Boca, i balli di tango per strada di San Telmo con il suo mercato di antiquariato domenicale, i ristoranti chic e i negozi alla moda di Palermo, il cimitero di Recoleta dove fu seppellita la tanto amata Eva Peron e la passeggiata lungo il Puerto Madero.

Torniamo a casa dopo sei mesi con il ricordo ancora vivo di un continente così variegato, pieno di tradizione, dei paesaggi meravigliosi ma che si potrebbe anche definire la terra dei contrasti. Dove la classe media non esiste, dove le problematiche del lavoro minorile vengono meno, dove il randagismo è considerato parte integrante delle città, dove la contrapposizione tra indigeni e meticci vive nei dibattiti politici di tutti i giorni ma dove è anche presente una vasta fetta di popolazione che non ha bisogno di fare l’elemosina ai bordi della strada perché fortunatamente vive in appartamenti alquanto lussuosi, veste indumenti nuovi e puliti, possiede macchine o telefoni di ultima generazione.

Se volete continuare a leggere di questi sei mesi e volete chiedere a Laura e Andrea suggerimenti sull’organizzazione di viaggio: https://travellingliketurtles.wordpress.com/