REPORTAGE

Zambesi Project

Da domenica 6 settembre, ogni giorno, quando trova la connessione, Bruno Zanzottera pubblicherà racconti di foto e parole del suo viaggio lungo il fiume Zambesi

Da domenica 6 settembre, ogni giorno, quando trova la connessione, Bruno Zanzottera pubblicherà racconti di foto e parole del suo viaggio lungo lo Zambesi, uno dei fiumi più lunghi dell’Africa

di Bruno Zanzottera (Parallelozero.com)

Zambesi: 4° fiume più lungo dell’Africa (2660 km con un bacino di 1.330.000 km2). Il suo corso é interrotto in molti punti da rapide e salti che lo rendono difficilmente navigabile. Il più celebre di questi è quello scoperto da David Livingstone nel 1855, a cui diede il nome di Cascate Vittoria.

Un reportage lungo uno tra i più importanti fiumi africani con lo scopo di raccontare uno spaccato dell’Africa odierna, con i grandi cambiamenti avvenuti in questi ultimi due secoli. E che vuole inoltre affrontare le problematiche relative allo sfruttamento delle acque del fiume, con le dighe di Kariba e Cabora Bassa, oltre al recentissimo progetto di diga a valle delle cascate Vittoria, che potrebbe definitivamente stravolgere un territorio Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

1° Giorno – Alcuni percussionisti della Comunità Dibutipu Chisuma situata lungo le gole dello Zambesi a valle di Victoria Falls, scaldano i tamburi per esibirsi nella danza Isithandamadoda in cui un pretendente della comunità presenta le proprie doti alla famiglia della futura moglie.

2° Giorno – Un’aquila di Verreaux in volo sopra le gole dello Zambesi. Questo rapace conosciuto anche con il nome di aquila nera vive principalmente nelle zone montuose o  collinari dell’Africa meridionale.

È uno dei rapaci maggiormente specialistici al mondo e la sua preda preferita sono le piccole iraci (procavie) della roccia che vivono lungo le falesie. Quando la poplazione di questo roditore che vive principalmente lungo le falesie é in declino l’aquila di Verreaux non disdegna di cacciare piccole antilopi, scimmie o altri piccoli roditori.

3° Giorno – Chris Festerhvizen è nato aBulawayo in Zimbabwe, per molti anni ha lavorato come ingegnere civile, ma la sua passione era vivere a stretto contatto contatto con la natura, per questo con sua moglie Debbie ha iniziato a lavorare per i vari lodges nei parchi lungo lo Zambesi. Oggi sono i manager del Gorges lodge situato sopra le gole a valle delle cascate Vittoria dove nidificano aquile e falchi. Per questo é diventato un esperto di rapaci.

4° giorno – A valle delle Cascate Vittoria, lo Zambesi si incunea in una stretta gola profonda circa 300 m e lunga oltre 80 km. Se il progetto di una nuova diga lungo il fiume proprio in questa zona andrà in porto, le gole saranno sommerse fino a circa la metà della loro altezza, cancellando le rapide del fiume e stravolgendone in parte la biodiversità.

5° giorno – Nel Parco Nazionale di Hwange, ad alcune ore di strada dallo Zambesi, vivono 44.000 elefanti. Nel Parco non ci sono fiumi e durante la stagione secca, e in passato, quando tutte le pozze d’acqua si prosciugavano, gli elefanti migravano verso lo Zambesi. Oggi con l’aumento della popolazione, questo non è più possibile e per evitare la morte di un altissimo numero di animali, la direzione del Parco ha iniziato a pompare acque nelle pozze prosciugate.

6° giorno (a) – Nel 1997, Lukwua Mkomo era il responsabile per il pompaggio dell’acqua nella pozza di Basha, in una zona molto remota del parco. Da tempo non riceveva provviste e gasolio per alimentare il motore della pompa e la pozza si era completamente prosciugata quando arrivò un gruppo di elefanti assetati. Non riuscendo a trovare l’acqua, gli elefanti allo stremo delle forze, distrussero il capanno terrorizzando il responsabile che si diede alla fuga.

6° giorno (b) – Per sopperire alla cronica mancanza di fondi da parte del governo, alcuni proprietari di lodge presenti nel parco decisero di supportare il programma di pompaggio dell’acqua. Mark Butcher, un ex ranger del parco è uno tra i più assidui sostenitori del progetto e spesso si reca personalmente a consegnare il gasolio e a controllare che i motori siano in ordine.

7° giorno (a) – Grazie al programma di pompaggio dell’acqua e al basso tasso di bracconaggio, la popolazione di elefanti è cresciuta in maniera impressionante fino a 44.000 esemplari. Si potrebbe dire che il programma ha avuto troppo successo e ora si pone il problema che un così alto numero di elefanti sono dannosi per la vegetazione che ne sta soffrendo in maniera vistosa, con il risultato che in futuro mancherà anche il cibo per i pachidermi.

7° giorno (b) – Il bracconaggio nel Parco Nazionale di Hwange è basso. Questo perché le popolazioni locali sono state sensibilizzate sull’importanza degli animali nel parco, che porta turismo e vantaggi per le comunità. Le persone si attivano per contrastare il bracconaggio. Rumbizai Majonga è un’insegnante della scuola elementare della comunità di Ngamo, in parte finanziata dai lodge presenti nel parco.

8° giorno – Quest’anno la siccità é stata particolarmente forte nel Parco Nazionale di Hwange. Nonostante il programma di pompaggio dell’acqua, questo giovane elefante, come molti altri non é riuscito a sopravvivere fino alla stagione delle piogge.

9° giorno – A monte delle cascate Vittoria, il fiume Zambesi si apre in una pianura alluvionale con svariate isole. Sulla sponda settentrionale in territorio zambiano, si trovano svariati villaggi, mentre la sponda meridionale in Zimbabwe è occupata dallo Zambezi Sands National Park. Questo a volte crea alcuni attriti tra i pescatori zambiani e le autorità del Parco.

10° giorno – Rob Shattock è stato un ranger e successivamente una guida per la caccia e successivamente per i safari fotografici. ‘A tutti quelli che volevano andare a caccia dicevo: prima fotografali e poi vedi se hai il coraggio di sparargli’ . Oggi è impegnato nel riportare la fauna selvatica nel Parco Nazionale di Zambesi Sands, pesantemente colpito dal bracconaggio negli anni scorsi.

11° giorno – Il primo occidentale che si trovò ad avvistare le cascate Vittoria fu l’esploratore scozzese David Livingstone, il 16 Novembre 1855, Come tutti i buoni esploratori dell’epoca, si arrogò il diritto della scoperta dedicandole all’allora Regina Vittoria d’Inghilterra. Questo nonostante la zona fosse stata abitata fin dal neolitico e le popolazioni locali, che non aspettavano certo un personaggio venuto dalla Scozia, chiamassero le cascate Mosi-oa-Tunya, il fumo che tuona.

12° giorno – Oggi le cascate Vittoria si sono in buona parte trasformate in un grande luna park, dove i turisti possono sperimentare vari divertimenti: dal rafting al deltaplano, dalle passeggiate a dorso d’elefante o in compagnia dei leoni. Bhuzani é un giovane ndebele nato a Victoria Falls e per lavoro recupera i turisti in cerca di adrenalina che si lanciano appesi ad un cavo attraverso le gole dello Zambesi.

13° giorno – Superate le cascate Vittoria lo Zambesi si incunea per 240 km in una gola che sfocia nel lago Kariba formatosi dopo la costruzione dell’omonima diga nel 1959. Lungo 220 km, con una larghezza massima di 40 km ed una superficie 5.580 km², il lago Kariba é uno dei laghi artificiali più grandi al mondo. Dopo la formazione del lago, il territorio circostante é stato oggetto di un’intensa attività sismica molto probabilmente a causa dell’enorme pressione esercitata dall’acqua.

14° giorno – Con la formazione del lago Kariba tra il 1958 ed il 1963, susseguente alla costruzione della diga, molti animali rimasero intrappolati su minuscole isole nel mezzo del nuovo lago. Per far fronte a questo problema il governo dell’ allora Rhodesia lanciò l ‘operazione Noé, che durò più di un anno, durante la quale un gruppo di esperti riuscì a salvare piu’ di 6.000 animali inclusi leoni, bufali, elefanti e rinoceronti, trasferendoli sulla terra ferma.

15° giorno – Il Parco Nazionale di Matusadona fu istituito dopo la creazione del lago Kariba per proteggere la fauna, in parte salvata dall’operazione Noé. Negli anni ’80, come altri parchi dello Zimbabwe, venne pesantemente attaccato da bracconieri in cerca di corna di rinoceronte. Steve Edwards fu uno dei principali protagonisti di quella che venne chiamata ‘The Rhino War’. Da ranger sostenne vari conflitti a fuoco contro bracconieri armati di fucili mitragliatori. Oggi dedica parte del suo tempo alla ricerca di fossili e resti di dinosauro presenti nella sua tenuta di Musango sul lago Kariba.

16° giorno – La creazione del lago artificiale di Kariba portò all’esodo di 57.000 abitanti, in gran parte appartenenti all’etnia di pescatori Tonga, che abitavano i villaggi lungo lo Zambesi che vennero sommersi dalle acque. Successivamente vennero creati alcuni nuovi villaggi sulle rive del lago che accolsero una piccola parte degli sfollati. Adesso però i pescatori devono pagare una tassa al governo per avere il diritto di pescare nel lago.

17° giorno – Il popolo Tonga credeva che nel fiume vi abitasse il dio Nyaminyami (meta’ pesce e meta’ serpente), lo spirito che portava loro l’acqua per i raccolti e la pesca. Il Dio viveva a monte del fiume con la moglie, ma quando la diga fu eretta, marito e moglie rimasero separati sulle due sponde opposte del lago. Questo fece infuriare la divinità, che per ricongiungersi alla moglie, distrusse una parte della diga. La leggenda vuole che fu proprio l’ira di Nyaminyami a causare il crollo di una parte del muro della diga che uccise 86 operai italiani durante i lavori di costruzione.

Oggi si conclude la seconda parte del progetto lungo il fiume Zambesi. Voglio ringraziare i lodge IMVELO e MUSANGO che ne hanno permesso la realizzazione supportando il progetto sotto vari aspetti. Ringrazio anche tutte le persone che ho incontrato durante il viaggio per il loro preziosissimo contributo di testimonianze, oltre a tutte quelle che hanno seguito, condiviso e commentato storie e fotografie. Grazie a tutti. Vi lascio con l’immagine di un’aquila pescatrice che sta catturando un pesce sul lago Kariba. Arrivederci alla prossima parte del progetto in Mozambico nel 2016